Il racconto di Felice, ingegnere, che ha scelto di tornare perchè ama Messina

Il racconto di Felice, ingegnere, che ha scelto di tornare perchè ama Messina

Felice Aloisi

Il racconto di Felice, ingegnere, che ha scelto di tornare perchè ama Messina

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domenica 15 Aprile 2012 - 08:33

Felice Aloisi ha scritto a Certo che m'arrabbio la sua storia: ingegnere elettronico, 37 anni, dopo aver lavorato fuori è tornato per amore della sua città. Adesso ha una tabaccheria nel centro e vuol condividere la sua testimonianza con quanti credono nel futuro di questa città

Leggo quando posso il vostro sito ,che trovo molto interessante, per via del poco tempo che ho. Intanto mi presento. Mi chiamo Felice Aloisi ho 37 anni. Con piacere ho letto tutta la storia del mio collega Simone ingegnere che per realizzare il suo sogno è dovuto emigrare da Messina. Io rispetto a lui ho fatto il percorso inverso, per troppo amore verso questa città sono rimasto aprendo un'attività commerciale. Nel 2004 ho conseguito la laurea in ingegneria elettronica presso l'Università di Messina e dopo 2 anni di lavoretti sono rimasto fermo per un bel pò. Tutti mi dicevano la stessa cosa: prendi le valigie e scappa via da questa città. Il solo pensiero di lasciare le mie radici i posti dove ero nato mi rabbrividiva. Ma l'ho dovuto fare. E per 6 mesi ho lavorato a La Spezia, città meravigliosa con gente fantastica dove ancora a distanza di anni porto dei ricordi bellissimi.Ma la mancanza di Messina era troppa e così nel 2008 sono tornato. A quel punto ho fatto di tutto per restarci e dal 2010 sono titolare di una tabaccheria del centro storico della città. Adesso lavoro tantissimo con mia sorella che mi aiuta però credo che lavorare nella propria città sia la cosa più bella che ci sia. Svegliarsi la mattina trascorrere la giornata lavorando e andare a letto sapendo che si è a Messina credo che non ci sia prezzo a pagare. Certo fa un pò rabbia se penso ai tanti sacrifici e tempo che ho dedicato agli studi però poi credo che nella vita sia più importante trovare un pò di equilibrio e serenità. E' questi li ho trovati restando nella mia Messina. Spero che la mia storia sia di aiuto a tanti che come me amano questa "maledetta" città….

23 commenti

  1. don chisciotte 15 Aprile 2012 09:33

    Hai seguito il cuore ed hai trovato il tuo equilibrio.
    Ed è quello che conta.
    La laurea, per dirla alla Peppino, “non è altro che un pezzo di carta”…

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  2. SaltaLaMacchia 15 Aprile 2012 10:12

    Complimenti Felice!
    Aprirsi una tabaccheria e’ il sogno di tutti gli ingegneri.

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  3. rossetti mariano 15 Aprile 2012 10:27

    Scusa, Felice, ma io non sarei affatto orgoglioso se fossi in te.
    Hai studiato duramente per fare il tabaccaio?
    Avresti potuto farlo senza spendere tempo, denaro ed energia per una laurea che ti potrà servire, rimanendo a Messina, solo per potere anteporre, sul tuo biglietto da visita, il titolo “Ing.”
    Anch’io ho studiato a Messina, mi sono laureato in Giurisprudenza con 110/110 e dopo, non volendo fare lo schiavetto nello studio di qualche avvocaticchio, ho colto l’occasione di un concorso e sono entrato (senza raccomandazioni)nella Pubblica Amministrazione.
    Prima destinazione Cagliari, città bellissima e di una civiltà inaspettata. Dopo Milano.
    Adesso sono Dirigente, ho grosse responsabilità ma il lavoro mi piace.
    Fossi rimasto a Messina, avrei potuto fare il salumiere, come mio padre, senza averlo costretto a grandi sacrifici per manteneromi allo studio.
    Non c’è nulla di eroico nel decantare un fallimento.

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  4. Ma se non avesse avuto la possibilità di aprire la rivendita di tabacchi, sarebbe rimasto a Messina a guardare il panorama facendo la fame, o sarebbe andato via?

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  5. MessineseIncallito 15 Aprile 2012 14:06

    Concordo perfettamente con quanto detto da rossetti mariano. Sono anch’io un ingegnere come felice, ed ho dovuto abbandonare la mia terra per far fruttare quanto mi sono conquistato con grossi sacrifici: una laurea DI PRESTIGIO. ED ORA VEDO IL FRUTTO DEI MIEI SFORZI: l’azienda per cui lavoro è tra più apprezzate nel suo campo a livello europeo…e questo anche grazie a me!!! Fossi rimasto a messina oggi sarei responsabile di un reparto di elettronica o informatica in qualche centro commerciale o dietro qualche politico a farmi illudere per un tozzo di pane.
    Noto da questi commenti e da molti altri che i giovani messinesi di fanno onore in Italia e nel mondo, ma stranamente nella loro città vengono affossati da una cappa mafiosa e massonica che opprime ogni loro ambizione.

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  6. Anch’io sono laureato, anch’io come tutti quelli che mi hanno preceduto(oopppsss…ma i “messinesi” di Messina DOVE SONO???) sono emigrato, non sono affatto “pentito” di aver fatto questa scelta ma non ritengo per questo l’Ing.Felice un “fallito”.
    Lui ha fatto una – libera – scelta (da me cmq NON condivisa) di NON sfruttare la sua prestigiosa laurea e tanti anni di sacrifici e di studi ma la cosa più importante è quella che si senta a posto con la propria coscienza e solo a quella deve rispondere, tutto il resto sono chiacchiere…

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  7. le chiedo scusa se non conoscendolo,le rivolgo la domanda?
    ma che bisogno aveva della laurea perdendo tanto tempo,se aveva la possibilita di aprire la tabaccheria restando a Messina a fare il tabaccaio? La laurea da lei conseguita comporta per logica di andare fuori cloaca a lavorare,se lei scelto di fare il “bottegaio” (con tanto di rispetto per la categoria che stimo) che bisogno aveva di conseguire una laurea strana,per una citta strana? Non dia consigli sbagliati a chi ha un orgoglio di crescere e non restare NANO in una città ingessata.

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  8. buongiorno MESSINESI!!!anke io sono andato via da messina no x scelta ma costretto x il lavoro ke ho scelto…oggi dopo quasi 10anni…DO PIENAMENTE RAG A KI ANKE SE HA FATTO I SUOI SACRIFICI COME LI FACCIAMO TUTTI HA AVUTO LA POSSIBILITà DI LAVORARE IN UN ALTRO SETTORE MA RIMANERE A CASA!!vedo ke criticate o addirittura con sarcasmo dite ke ha fatto bene…io credo ke non cè niente da criticare o da giudicare,qst ragazzo ha detto la sua è la condivido pienamente e sono felice ke gente come voi non sia più a MESSINA XKè NON LA MERITA X NIENTE!!!statevi a milano a cagliari a bologna a menzu i pulintuni e fatevi kiamare terroni…questo vi meritate…!!!io non ho la forza di criticare la mia terra,ogni volta ke torno giù è un sogno ke si realizza ogni volta ke devo andarmene è un incubo ke ricomincia!!!ma la realtà ke sono MESSINESE KA SCOCCIA E NE VADO FIERO!!!voi siete le tipike persone brave a criticare e starvi con le mani in mano..!!!non so quale problema cè ad essere rimasto nella propria città…andate andate menu semu è meghiu è….

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  9. un bel commento improntato al nobile amore per la nostra bella citta’.Detto questo mi sento di dire che pochi possono permettersi il lusso di aprire un attivita’..per non parlare di un tabacchino..
    ps.ad essere sincero anche il discorso di laurearsi in ingegneria e diventare poi tabaccaio..mi lascia perplesso..che dirti? buoni affari..

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  10. SaltaLaMacchia 15 Aprile 2012 18:28

    Emigrato? a La Spezia … per soli 6 mesi?
    Diciamo invece che ti sei fatto la passiata per cambiare aria
    e poi sei tornato tra le braccia di mamma visto che li dovevi lavorare?

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  11. giuseppe cannavò 15 Aprile 2012 19:44

    Non credo sia giusto dire che Felice ha studiato per accontentarsi di fare il tabaccaio. Io ho conseguito la laurea in Giurisprudenza a Messina, ho fatto il praticante, ho capito che quella strada non mi avrebbe consentito di vivere dignitosamente. Ho lasciato Messina e ho peregrinato molto:Perugia,Catania,Ferrara,Parma e infine, incredibilmente, per uno scherzo del destino, sono tornato a Messina dove lavoro per un agrande organizzazione nazionale. Il lavoro è dignità, serenità, consapevolezza qualunque esso sia senza titoli, senza pezzi carta. La nostra realtà cittadina è quella che è: dura, ingrata con i suoi figli soprattutto i migliori, invidiosa di chi fa senza chiedere nulla a nessuno ma contando sulla forza dell’essere se stessi. Sembra che a Messina lavorare onestamente spesso dia fastidio. Sembra una “cosa” strana. Come se il sudore della fronte sia un esempio sbagliato e non la strada maestra dello sviluppo di una società che ricordo a me stesso “è basata sul lavoro”. Vivere e lavorare a Messina è diventata quasi una missione a cui però vedo con piacere molti si stanno dedicando in silenzio. Costruendo una nuova generazione speriamo migliore di cittadini. Una nuova classe dirigente che non sia più autoreferenziale. Una nuova città. Forse chi dice che dopo avere studiato tanto “accontentarsi” è un fallimento dovrebbe pensare se forse lavorare è fallire. Il lavoro è dignità lo ripeto. su alcuni frasi strampalate è quindi meglio tacere e dare a Felice il rispetto che merita perchè lui, ne sono certo, lo merita.

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  12. x giuseppe83 da come scrivi sembri un mammalucco.Un buddace,scrive da buddace. se vuoi fare il bottegaio che bisogno hai della luerea,basta avere i soldi e comprare i tabbacchi e gli abbacchi.Ma di cosa parli,la gente non ha lavoro per colpa di una classe politica dedita ad abbuffarsi,dalla lega fino a messina.

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  13. ma i picciuli pi accatari u tabbacchino cu ti desi?? Buzzy non credo,allura cui?Io’ puru vo cumpra’ u tabbaccu ma i picciuli a unni sunnu? Mi laureo angigueri e li trovu? ma non fare ridere ai polli….

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  14. Ho letto la storia di Felice e i commenti relativi: penso che non sia giusto giudicare e mi riferisco in particolare al commento del dott.Rossetti. Ognuno può decidere di fare il lavoro che preferisce e dove preferisce. Secondo me l’importante è fare un lavoro che piace, indipendentemente dagli studi fatti; quindi se una persona vuole andare fuori Messina o fuori dall’italia, come stanno facendo in molti, per realizzarsi è giusto che lo faccia, ma se una persona preferisce realizzarsi a Messina, anche se questo significa fare un lavoro che non è attinente alla laurea per quale motivo non deve farlo? La vita è una sola e l’importante è cercare di essere felici.

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  15. vuoi un cracker 15 Aprile 2012 23:10

    io sono uno dei tanti giovani che lavora fuori messina,leggendo i vostri commenti mi viene il voltastomaco,io posso solo fare i complimenti a Felice che non ha resisto ed è tornato a Messina,a casa.Non c’è giorno che non pensi alla mia città,al mio quartiere….A me manca tutto,non solo il mare,il panorama o la granita,anche le semplici cose: come comprare un euro di pane dal panificio sotto casa (che anche con la crisi continua a darmi sei panini)
    andare al bar e prendere le cose a metà 1/2 birra 1/2 freddo 1/2 cono 1/2 amaro
    le nostre parole come “sguain” e “figghioli”
    quello che rusti u tajuni e chiddu ca lapa di gelati e altre 1000 quotidianità di Messina che per molti saranno cafonate,ma che a me ricordano la mia città,voi continuate pure a lamentarvi…io non vedo l’ora di ritornare a casa!

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  16. SaltaLaMacchia 15 Aprile 2012 23:27

    Bravo Felice allora.
    Messina non sa cosa farsene di un ingegnere. Ci servono tabbaccai e pizzaioli.

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  17. Felice,
    ragazzo onesto, ammettilo: sei tornato a Messina perchè come ingegnere HAI FALLITO. Non c’è nulla di male, ovviamente, ma non prendiamoci in giro perchè allora quelli che sono rimasti fuori ed AMANO Messina, cosa sono, insensibili agli affetti ed ai luoghi natii???

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  18. FORSE 10/15 ANNI FA ANDARE AL NORD SIGNIFICAVA TROVARE UN LAVORO CERTAMENTE PIU’ REMUNERATIVO ED IN LINEA CON LE PERSONALI ASPIRAZIONI PROFESSIONALI….
    NEL 2012 ANDARE AL NORD SIGNIFICA FARE IL PRECARIO, VIVERE IN AFFITTO E NON POTER FARE FIGLI….
    LA MIA CONSIDERAZIONE IN MERITO :

    RESTO A MESSINA FACCIO DUE/ TRE LAVORI PER PAGARMI IL MUTUO , CONTO SULLA COLLABORAZIONE DEI FAMILIARI PER CRESCERE I MIEI FIGLI E NON RINNEGO LE MIE RADICI !!!

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  19. x GIUSEPPE83:
    Felice ha fatto le sue scelte (giuste o sbagliate)sarà il tempo a deciderlo, bisogna però ammirare il suo “coraggio”.
    Per quanto ti riguarda posso solo dirti una cosa: cerca o almeno sforzati di imparare a scrivere un pò in italiano (dai,non è poi così difficile…)perchè così come sei conciato non vai da nessuna parte.Fidati!
    Ti confesso un segreto: ormai sono tanti anni che vivo fuori Messina e ti posso assicurare che MAI NESSUNO si è permesso di chiamarmi “terrone” in tono dispregiativo, mentre temo che tu “terrone” e “buddace” lo sei e lo saresti anche a Messina.

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  20. Forse Felice ha avuto ragione a restare a Messina…
    …o forse no…sinceramente non condivido ma rispetto la sua scelta.
    Sono altresì certo però che il tuo ragionamento è semplicista, utilitarista se non egoista: restare a Messina a fare COSA??? Due/tre lavori???Che genere di lavori???IN NERO??? E come ti paghi il mutuo??? Quale banca te lo concederebbe??? Siamo seri!
    Andare al Nord significa – oggi come ieri – avere gli attributi per allontanarsi dalla gonna di mammà, dagli amici, dagli affetti più cari, dalla propria terra – SENZA PER QUESTO RINNEGARLA – bada bene – ma crescendo i propri figli con le proprie forze senza contare sul “comodo” supporto fisico e economico dei nonni ormai esausti!

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  21. A me piace la storia di Felice che per amore verso la sua città è tornato. Piace la storia di Simone che per fare il suo lavoro deve per forza andar via ma sogna d’invecchiare qui. Sono due storie diverse ma un uguale amore, mi piacciono perchè hanno la stessa età, destini diversi, ma un solo amore. Rispetto profondamente la scelta di Felice perchè TUTTI i lavori hanno uguale dignità e quel che conta è essere felici. La felicità non è un fatto che dipende da fattori esterni, ma dipende da noi, da come ci splende nel cuore ogni mattina quando ci svegliamo. Felice, sarà per via del suo nome, è in pace con se stesso e con le scelte della sua vita. E’ stato felice di laurearsi e provare ad andar via, e ora sta bene qui. Sinceramente non comprendo il livore di alcuni commenti e la mancanza di rispetto nei confronti di una scelta personale. Felice ha scritto la sua storia e l’ha firmata, segnale questo che è orgoglioso della sua vita, del suo lavoro e di quello che è, è orgoglioso di essere messinese. Felice ha scritto il suo nome e cognome, non ha nascosto nulla di lui, neanche le sue sofferenze. Per questo ha tutto il mio rispetto e la mia stima e lo invito a continuare così, a credere in quello che fa, senza farsi scoraggiare mai. Per il resto è chiaro che il sogno di tutti è che i nostri figli riescano a fare qui la professione che vogliono ma è grazie a storie come questa che impariamo ad amare Messina anche quando richiede sacrifici amarla.

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  22. MessineseIncallito 16 Aprile 2012 17:03

    Per Rbrancato:
    Forse non è chiara una cosa: tutti quelli che stiamo commentando la vicenda di felice siamo persone ORGOGLIOSISSIME di essere messinesi e portiamo la nostra messinesità ovunque andiamo ed ogni volta che torniamo nella nostra terra vediamo in essa qualcosa di speciale che nessun’altra parte del mondo può darci, comprese le piccole cose (si fa per dire) come le granite, u tajuni e l’eterna puzza del torrente Bisconte.
    Quello che sinceramente da fastidio a me del discorso di felice è che lui quasi spaccia come una cosa che possono permettersi di fare tutti l’aprire dall’oggi al domani un’attività a Messina. Non è affatto così! Non lo è al nord ma soprattutto non lo è a sud ed a Messina, dove si deve combattere innanzitutto una burocrazia più farraginosa che nel resto d’italia a causa di dipendenti comunali inetti, dove devi stare con la paura continua che qualcuno possa farti visita per proporti protezione (e per questo reputo felice molto coraggioso), dove la decadenza del centro storico scoraggia qualunque entusiasmo imprenditoriale (e quì torniamo all’amministrazione assente ai bisogni della città), dove mancano i soldi per sostenere i figli all’università, figuriamoci per permettergli di aprire un’attività (senza soldi i benmi le banche non ti fanno un mutuo).
    Sono contento che felice abbia trovato la sua strada, mi non creaiamo false illusioni in chi un lavoro lo cerca disperatamente…anche con una laurea di valore come quella di felice!!!

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  23. Se qualcuno mi regala una tabaccheria torno pure io. Sarei disposto anche a pagarla ma ci sono prezzi a 6 zeri purtroppo….chissa’ come ha fatto Felice??? dovrebbe scendere un piu’ nei dettagli

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