Mons. La Piana: «Ognuno si assuma la responsabilità del ruolo che esercita»

Mons. La Piana: «Ognuno si assuma la responsabilità del ruolo che esercita»

Mons. La Piana: «Ognuno si assuma la responsabilità del ruolo che esercita»

sabato 19 Aprile 2014 - 16:53

Il senso di tutta la riflessione dell’Arcivescovo di Messina si sintetizza nella fondamentale urgenza di riappropriarsi dell’identità di cristiano, che solo la contemplazione del mistero della Croce, che è vita, può darci. VIDEO E TESTO INTEGRALE

Un messaggio accorato, ma nello stesso tempo pieno di speranza quello che Sua Eccellenza Mons. Calogero La Piana rivolge alla città.

“Il bene tende sempre a sbocciare e a diffondersi”, questo il titolo del messaggio augurale, tratto dall’esortazione apostolica Evangelii Gaudium del Santo Padre Francesco.

E nel suo pensiero, questa volta ha voluto dar spazio non tanto alla posizione sociale della Chiesa, più volte esplicitata e troppo spesso fraintesa dai media: “Il ruolo del Vescovo – ha detto – si traduce in un impegno sociale della Chiesa, che opera però attraverso i suoi organi, gli uffici pastorali, con i suoi delegati; in questo senso, è importante la responsabilità di cooperazione, ciascuno secondo il proprio ruolo”.

Il Presule ha voluto porre in primo piano, proprio partendo dai messaggi di disagio e sofferenza di tantissime persone ricevuti negli ultimi tempi, l’aspetto religioso. Il concetto chiave sta nella Resurrezione di Gesù che, richiamando le parole di Papa Francesco, è una forza di vita che ha penetrato il mondo; da qui l’invito alla speranza.

Il secondo elemento è la solidarietà: Dio ha vinto la morte per ridarci la vita. Come cristiani, dunque, non possiamo rimanere a guardare, poiché la nostra fede ci impone di essere solidali. “Il mistero della Pasqua – ha detto l’Arcivescovo – ci consegna un forte invito a sperare e un pressante appello alla solidarietà. Siamo motivati, infatti, dalla contemplazione del Crocifisso risorto e dalla volontà di imparare da Lui a osservare e valutare la storia, gli eventi e le persone con i suoi occhi e con il suo cuore”.

Il senso di tutta la riflessione di Mons. La Piana si sintetizza nella fondamentale urgenza di riappropriarsi dell’identità di cristiano, che solo la contemplazione del mistero della Croce, che è vita, può darci.

IL TESTO INTEGRALE DEL MESSAGGIO

“Il bene tende sempre a ritornare a sbocciare e a diffondersi”

Carissimi,

desidero con affetto esservi accanto per offrirvi, insieme agli auguri pasquali, la vicinanza

e la solidarietà del fratello e dell’amico.

Raccolgo e sperimento spesso la sofferenza di numerosi fratelli sfiduciati e

scoraggiati, ma anche di persone, avvilite e rassegnate, che hanno smesso di cercare e di

sperare. I problemi sono tanti e diverse le cause: crisi economica e familiare, perdita di

valori umani e spirituali, disorientamento sociale e morale.

Rimango turbato dall’umiliazione dei poveri costretti a chiedere, dalla sofferenza di

chi non trova o ha perso il lavoro, dalla piaga sociale dei senza fissa dimora, dal dramma

di migliaia di immigrati che fuggono dalla fame e dalla guerra per sopravvivere, sfruttati e

spesso ridotti in schiavitù da menti spudorate e cuori induriti.

Cosa pensare, cosa fare?

E’ anzitutto doveroso che ognuno si assuma la propria responsabilità, legata al

ruolo e all’ufficio che esercita. Comprendo bene che non risulta facile nell’immediato

trovare soluzioni valide e adeguate. Rimane ferma, tuttavia, la volontà di operare e non

stare a guardare. Non ho la pretesa di dire agli altri cosa è loro dovuto, ma ho parole di

fede da condividere. Il mistero della Pasqua ci consegna un forte invito a sperare e un

pressante appello alla solidarietà. Siamo motivati, infatti, dalla contemplazione del

Crocifisso risorto e dalla volontà di imparare da Lui a osservare e valutare la storia, gli

eventi e le persone con i suoi occhi e con il suo cuore.

La sua vita non finisce sulla croce, “Gesù ha trionfato sul peccato e sulla morte ed è

ricolmo di potenza. La sua risurrezione, ci ricorda Papa Francesco, non è una cosa del passato;

contiene una forza di vita che ha penetrato il mondo. Dove sembra che tutto sia morto, da ogni

parte tornano ad apparire i germogli della risurrezione… Ci saranno molte cose brutte,

tuttavia il bene tende sempre a ritornare a sbocciare e a diffondersi. Ogni giorno nel mondo

rinasce la bellezza… e i valori tendono sempre ad apparire in forme nuove, e di fatto l’essere umano

è rinato molte volte da situazioni che sembrano irreversibili. Questa è la forza della

risurrezione” (Papa Francesco, Evangelii gaudium, 276).

Gesù è il Signore! Lo sguardo della fede sul Crocifisso risorto fonda la nostra

speranza e sostiene la nostra solidarietà. La speranza cristiana, infatti, non è semplice

sentimento o desiderio, è la persona di Gesù: “Cristo, nostra speranza, è risorto”. Il suo

amore ci spinge ad accoglierlo nel povero e nel bisognoso, nel sofferente e nel forestiero.

La risurrezione di Gesù ci sollecita a non cedere al pessimismo e alla tentazione di

chiuderci in noi stessi, a non cadere nella pigrizia e nel vuoto egoista. Nessuna cosa o

creatura al mondo potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù. Non la fame, la

tribolazione, il pericolo, la morte… l’amore di Dio è sempre più grande. Miei cari, fratelli e

amici, con Papa Francesco anch’io vi esorto: “Non lasciatevi rubare la speranza”.

Auguri di serenità, auguri di pace, auguri di ogni bene nel Signore.

12 commenti

  1. sempre le stesse -parole-

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  2. sempre le stesse -parole-

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  3. Cassaintegrato 20 Aprile 2014 13:10

    Dice bene come sempre il nostro “amatissimo” don Lillo Arcivescovo Archimandrita e Metropolita (ho aggiunto questi titoli per evitare che si offendesse anche se pensandoci bene alla luce del suo comportamento gli stanno nproprio bene anche se non sono in sintonia con l’insegnamento e la vita di Papa Francesco). Si assuma anche lei “amatissimo” don Lillo le sue responsabilità. Cristo è veramente Risorto

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  4. Cassaintegrato 20 Aprile 2014 13:10

    Dice bene come sempre il nostro “amatissimo” don Lillo Arcivescovo Archimandrita e Metropolita (ho aggiunto questi titoli per evitare che si offendesse anche se pensandoci bene alla luce del suo comportamento gli stanno nproprio bene anche se non sono in sintonia con l’insegnamento e la vita di Papa Francesco). Si assuma anche lei “amatissimo” don Lillo le sue responsabilità. Cristo è veramente Risorto

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  5. Messaggio nobilissimo ed impregnato di forte spiritualità, del quale i Messinesi debbono essere grati e
    orgogliosi. Se è consentito però un auspicio : meno speranza… più certezza. Oggi…. e non domani .
    “Hic et nunc”. Che il Signore ci aiuti tutti.

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  6. Messaggio nobilissimo ed impregnato di forte spiritualità, del quale i Messinesi debbono essere grati e
    orgogliosi. Se è consentito però un auspicio : meno speranza… più certezza. Oggi…. e non domani .
    “Hic et nunc”. Che il Signore ci aiuti tutti.

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  7. Anch’io eccellenza nel mio piccolo vorrei dedicarle un passo del vangelo: la tentazione e la mistificazione dopo i 40 giorni nel deserto; quando il diavolo dice gettati dalla rupe perchè tanto gli angeli ti sorreggeranno come dire prega che il lavoro arriverà ricorda ai potenti il loro dovere, perchè lo hanno dimenticato? Lei caro monsignore mi ricorda quelli che ai tempi della peste dicevano pregate e non abbiate timore e quando uno su mille non veniva contagiato gridavano al miracolo ma tutti gli altri solo con la preghiera andavano a morte certa con la sentenza che in fin dei conti quello era il volere di Dio! Ma solo l’intelligenza è il grande dono di Dio per superare gli ostacoli mentre la preghiera è l’involontaria manifestazione di affetto per il bene ricevuto. Lei dovrebbe occuparsi anche di economia e politica anche solo per dare il buon esempio così quando è il momento di pregare la preghiera viene dal profondo del cuore e della gratitudine.

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  8. Anch’io eccellenza nel mio piccolo vorrei dedicarle un passo del vangelo: la tentazione e la mistificazione dopo i 40 giorni nel deserto; quando il diavolo dice gettati dalla rupe perchè tanto gli angeli ti sorreggeranno come dire prega che il lavoro arriverà ricorda ai potenti il loro dovere, perchè lo hanno dimenticato? Lei caro monsignore mi ricorda quelli che ai tempi della peste dicevano pregate e non abbiate timore e quando uno su mille non veniva contagiato gridavano al miracolo ma tutti gli altri solo con la preghiera andavano a morte certa con la sentenza che in fin dei conti quello era il volere di Dio! Ma solo l’intelligenza è il grande dono di Dio per superare gli ostacoli mentre la preghiera è l’involontaria manifestazione di affetto per il bene ricevuto. Lei dovrebbe occuparsi anche di economia e politica anche solo per dare il buon esempio così quando è il momento di pregare la preghiera viene dal profondo del cuore e della gratitudine.

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  9. Napoleone, rifletta su cosa le hanno insegnato ai corsi della Regia Scuola Militare di Parigi. Cos’e’ un’Armata senza regolamenti, gerarchia, disciplina ? Solo un’accozzaglia di gente che puo’ essere dominata e vinta. Lo stesso concetto puo’ essere trasferito all’interno di un’amministrazione civile. Pensi ad un qualsiasi ufficio, all’interno dello Stato, nel quale un qualsiasi dipendente pretende di comandare e dettare la sua legge , proteggere i suoi sottoposti ed angariare quanti non lo riconoscono come capo, anche con la complicità (o meglio l’assenza di una precisa leadership) da parte del gruppo dirigente. Certo, nel breve periodo, per costui, è una vittoria (apparente). Ma chi la pensa cosi’ non si accorge che si sta ponendo FUORI dal sistema di governo (e questo NON E’ MAI STATO TOLLERATO IN NESSUN TEMPO E LUOGO, A LUNGO). Questa, come Lei ben sa, NON è la strategia vincente. Lei puo’ anche chiedersi : perchè allora cio’ viene tollerato dal cosidetto gruppo dirigente di quella tale amministrazione ? Io allora Le potrei rispondere in questo modo : 1) perchè agendo cosi’ vengono rese pubbliche ed allo scoperto, l’avidità di potere e la libidine di governo di questo …. subalterno ribelle ; 2)di conseguenza, al primo suo sbaglio, sarà piu’ facile da parte loro neutralizzarlo per sempre ;
    3) vi è poi un’altro vantaggio : poichè, quasi sempre un simile tipo di subalterno è “cliens” di una o piu’ persone importanti, allora, in caso di difficoltà , lo si potrà eventualmente …. aiutare (ove, beninteso) ciò serva come mezzo per acquisire meriti presso tali persone.
    Ma c’è un problema : questo modo di pensare NON tiene conto del fatto che si sta agendo in uno Stato Sovrano dotato di un proprio sistema di Leggi. Ebbene, il gioco funziona finchè …. non si arriva a violarle. Perchè a questo punto, ove si configuri l’esistenza di uno o piu’ reati di tipo penale, l’esercizio dell’azione (penale) da parte del Pubblico Ministero è obbligatorio ai sensi dell’art. 112 della Costituzione, peraltro recepito nell’art. 50 del c.p.p. A questo punto … la situazione NON diviene piu’ …. manovrabile.
    Mi faccia sapere, cortesemente, qual’e’ il Suo pensiero, al riguardo, su queste colonne di giornale.

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  10. Napoleone, rifletta su cosa le hanno insegnato ai corsi della Regia Scuola Militare di Parigi. Cos’e’ un’Armata senza regolamenti, gerarchia, disciplina ? Solo un’accozzaglia di gente che puo’ essere dominata e vinta. Lo stesso concetto puo’ essere trasferito all’interno di un’amministrazione civile. Pensi ad un qualsiasi ufficio, all’interno dello Stato, nel quale un qualsiasi dipendente pretende di comandare e dettare la sua legge , proteggere i suoi sottoposti ed angariare quanti non lo riconoscono come capo, anche con la complicità (o meglio l’assenza di una precisa leadership) da parte del gruppo dirigente. Certo, nel breve periodo, per costui, è una vittoria (apparente). Ma chi la pensa cosi’ non si accorge che si sta ponendo FUORI dal sistema di governo (e questo NON E’ MAI STATO TOLLERATO IN NESSUN TEMPO E LUOGO, A LUNGO). Questa, come Lei ben sa, NON è la strategia vincente. Lei puo’ anche chiedersi : perchè allora cio’ viene tollerato dal cosidetto gruppo dirigente di quella tale amministrazione ? Io allora Le potrei rispondere in questo modo : 1) perchè agendo cosi’ vengono rese pubbliche ed allo scoperto, l’avidità di potere e la libidine di governo di questo …. subalterno ribelle ; 2)di conseguenza, al primo suo sbaglio, sarà piu’ facile da parte loro neutralizzarlo per sempre ;
    3) vi è poi un’altro vantaggio : poichè, quasi sempre un simile tipo di subalterno è “cliens” di una o piu’ persone importanti, allora, in caso di difficoltà , lo si potrà eventualmente …. aiutare (ove, beninteso) ciò serva come mezzo per acquisire meriti presso tali persone.
    Ma c’è un problema : questo modo di pensare NON tiene conto del fatto che si sta agendo in uno Stato Sovrano dotato di un proprio sistema di Leggi. Ebbene, il gioco funziona finchè …. non si arriva a violarle. Perchè a questo punto, ove si configuri l’esistenza di uno o piu’ reati di tipo penale, l’esercizio dell’azione (penale) da parte del Pubblico Ministero è obbligatorio ai sensi dell’art. 112 della Costituzione, peraltro recepito nell’art. 50 del c.p.p. A questo punto … la situazione NON diviene piu’ …. manovrabile.
    Mi faccia sapere, cortesemente, qual’e’ il Suo pensiero, al riguardo, su queste colonne di giornale.

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  11. “E’ anzitutto doveroso che ognuno si assuma la propria responsabilità, legata al ruolo e all’ufficio che esercita.”
    COMMENTO : direi un concetto pregnante e significativo ; ma anche un tantino …. complesso ed articolato. Che cosa significa ? Quali risvolti, esso ha nella vita quotidiana ?
    Per prima cosa, andiamo al suo significato base : in qualsiasi ufficio della P.A. della Repubblica Italiana, esiste un preciso organigramma che indica il ruolo, i compiti, i doveri e le funzioni di ogni dipendente pubblico (dirigente, funzionario direttivo o istruttore o commesso). ESSO SERVE COME BASE DI UN CORRETTO FUNZIONAMENTO DELLA STRUTTURA.
    Per seconda cosa, il fine dell’efficienza di un qualsiasi ufficio della P.A. è quello di concorrere al complessivo buon funzionamento dell’intero apparato pubblico.
    Come risultato da raggiungere, è quello di fornire adeguati e funzionali servizi al pubblico. Semplicemente, chiunque non si uniforma a questi principi, si pone automaticamente “FUORI” da questo sistema. Conseguentemente, la stessa persona non potrà poi lamentarsi se viene posta in secondo piano rispetto a chi il proprio dovere lo compie sino in fondo e quotidianamente.

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  12. “E’ anzitutto doveroso che ognuno si assuma la propria responsabilità, legata al ruolo e all’ufficio che esercita.”
    COMMENTO : direi un concetto pregnante e significativo ; ma anche un tantino …. complesso ed articolato. Che cosa significa ? Quali risvolti, esso ha nella vita quotidiana ?
    Per prima cosa, andiamo al suo significato base : in qualsiasi ufficio della P.A. della Repubblica Italiana, esiste un preciso organigramma che indica il ruolo, i compiti, i doveri e le funzioni di ogni dipendente pubblico (dirigente, funzionario direttivo o istruttore o commesso). ESSO SERVE COME BASE DI UN CORRETTO FUNZIONAMENTO DELLA STRUTTURA.
    Per seconda cosa, il fine dell’efficienza di un qualsiasi ufficio della P.A. è quello di concorrere al complessivo buon funzionamento dell’intero apparato pubblico.
    Come risultato da raggiungere, è quello di fornire adeguati e funzionali servizi al pubblico. Semplicemente, chiunque non si uniforma a questi principi, si pone automaticamente “FUORI” da questo sistema. Conseguentemente, la stessa persona non potrà poi lamentarsi se viene posta in secondo piano rispetto a chi il proprio dovere lo compie sino in fondo e quotidianamente.

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