In scena fino a domani al Teatro Vittorio Emanuele un provocatorio vaudeville con la regia di Giovanni Anfuso
“Ciò che vide il maggiordomo” in scena a Messina. Al Teatro Vittorio Emanuele, in Sala Grande, è stata riprogrammata e inscenata la pièce conclusiva della intercorsa stagione, con repliche oggi alle 21 e domani allle 17.30. Uno scoppiettante e serrato atto unico di 100 minuti, una commedia stimolante e di carattere, densa di cinismo e umorismo nero pece, incentrata su una vulcanica vis seduttiva che, attraverso fitti intrighi e colpi di scena, è riuscita ad avvincere.
Una co-produzione La Pirandelliana e Centro di Produzione Teatrale EAR Teatro di Messina, intorno all’ultimo script, del 1967, con rappresentazione postuma del 69, con venature da teatro dell’assurdo, di Joe Orton, con Giampiero Ingrassia, Paolo Triestino, Claudia Campagnola, Davide Sbrogio, Michele Carvello e Giulia De Angelis, tutti in parte, magistralmente diretti dal direttore artistico del V. Emanuele, Giovanni Anfuso.

Un provocatorio vaudeville che inanella una girandola di equivoci
Un testo, si diceva, tagliente, irriverente a dir poco, rappresentativo del teatro inglese contemporaneo, con forte valenza satirica, per sviscerare le ipocrisie societarie.
Pur se nell’intitolazione si fa riferimento ad un “maggiordomo”, non trattasi di un personaggio in carne ed ossa, poiché il richiamo è agli antichi visori dell’800, molto popolari nei bar inglesi. L’ambientazione è nello studio psichiatrico, semicircolare e a vetrate, del famoso dottor Pretice in tempo reale e racchiude una miriade di boutade, quali tentativi seduttivi che ne costituiscono l’ossatura, scambi identitari, accadimenti davvero imbarazzanti, aggressioni che si susseguono con ritmo incalzante e si avvalgono di feroci litigate, corse, nascondigli, travestimenti, entrate e uscite e diagnosi frettolose, ove il protagonista, impersonato dal valente Giampiero Ingrassia, si intrattiene con la propria aspirante segretaria, tale Geraldine Barclay, davvero ingenua, nel tentativo di sedurla ed è scoperto dalla consorte, che per parte sua tenta di far assumere il fattorino Nicolas Beckett, che la notte pregressa aveva tentato di usarle violenza in albergo; quest’ultimo invece non nutre alcuna remora nel vendere il proprio corpo dietro remunerazione. Anche un poliziotto, il Sergente Match è parte della “allegra” brigata e appare volto alla ricerca delle parti mancanti di una statua di W.Churchill.
La clinica, che sarà commissariata dietro visite dell’ispettore psichiatrico Rance, si fa così metafora dell’essenza sociale, di un sistema ove nulla è ciò che appare e menzogna e verità non sono nettamente ravvisabili. Una sorta di favola noir fuori dal tempo, che mette alla berlina le convenzioni societarie, condannando con rimandi surreali l’ipocrisia della classe borghese e delle istituzioni psichiatriche e generando una catena di eventi caotica, che appare assai consona anche alla nostra contemporaneità. Le situazioni si fanno sempre più intriganti e irresistibili e le relazioni si mostrano parecchio sconvolgenti con il grottesco che domina in una strutturazione sempre ben congegnata e caratterizzata da paradossali dialoghi.
La provocazione comunque non è di certo fine a se stessa e, mostrando un humus sotteso pregno di sfide creative, non vuol divertire “tourt court” anche lo spettatore odierno, ma costringerlo a riflettere dopo averlo letteralmente spiazzato. Il folto pubblico ha mostrato convinto gradimento con ripetuto plauso per quest’opera originale capace di un critico e costruttivo intrattenimento, con focus su tematiche dense, quali il potere, la sessualità, la violenza e l’autorità.
Ciò che vide il maggiordomo
da Sala Grande
di Joe Orton
regia Giovanni Anfuso
con Giampiero Ingrassia e Paolo Triestino
Claudia Campagnola, Davide Sbrogiò
e con Michele Carvello e Giulia De Angelis
musiche Paolo Daniele
produzione T.d.M. Teatri del Mezzogiorno s.r.l.s, La Pirandelliana – Centro di Produzione Teatrale, E.A.R. Teatro di Messina – Centro di Produzione Teatrale

