La rubrica su 13 tesori nascosti della città illuminati da artisti e scrittori. Testo di Roberto Fortugno e disegno di Lelio Bonaccorso
MESSINA – Al centro della scena la “Messina abbandonata”. Un progetto corale nato dalla sinergia tra il Comitato degli Artisti e il Collettivo Messina Scrive per riaccendere i riflettori su tredici tesori del patrimonio locale lasciati all’incuria. Un progetto che Tempostretto sposa: ogni domenica spazio a un tesoro messinese nascosto. Oggi tocca al Tirone.
Testi di Roberto Fortugno e disegni di Lelio Bonaccorso
IL MAGICO TIRONE
DI ROBERTO FORTUGNO
(QUARTIERE IL TIRONE, MESSINA)
Il quartiere dei poveri, come veniva chiamato quell’insieme di ruderi e di case ottocentesche, si trovava dietro la chiesa del Carmine. Peppino era arrivato lì dopo una faticosa corsa a perdifiato, in fuga da Jacopo e i suoi amici, che lo burlavano.
Peppino, da bambino mingherlino qual era, era corso a cercare riparo. Ed era sbucato proprio in quel quartieraccio, circondato da mura di case ottocentesche e da una mole di spazzatura. Si era nascosto per qualche minuto all’entrata di uno di quei palazzetti, quando all’improvviso una voce maschile lo aveva chiamato.
Chi ci poteva essere in quel luogo tanto macabro? Peppino, udita la voce, uscì dal nascondiglio e vide un uomo alto, magro e con indosso un vestito blu notte e un mantello viola scuro. Accanto a lui, un ragazzo
vestito da clown. In mano, il tizio aveva un mazzo di carte, che mescolava in tutti i modi possibili.
“Che ci fai qui? “ chiese l’uomo. “Non è un buon posto per un bambino, questo.
Inoltre, stiamo facendo anche delle prove. Perché non rientri a casa?”.
“Scusa, stavo scappando via dai miei compagni, loro mi prendono in giro. Non volevo disturbare, sono finito qui per caso. Ora vado via”. E messo lo zainetto in spalla, s’incamminò verso casa.
Il tizio, però, si intenerì e, dopo avergli chiesto il nome e che classe frequentasse, si offrì di insegnargli un trucco con le carte.
“Vedi ragazzo, basta che ne fai scegliere una allo spettatore; dopo, mentre lui memorizza la carta, quando la rimette nel mazzo, tu guardi la carta precedente e chiudi il mazzo. Fatto velocemente, nessuno si accorgerà del trucco. Visto, così ora quando torni a scuola hai qualche gioco da fare ai tuoi compagni, in modo che non ti burlino più” gli spiegò il prestigiatore.
“Se ti va, in più ti lascio alcuni biglietti, così vieni a vederci tra un paio di settimane” disse il ragazzo travestito da clown, che gli porse una decina di biglietti.
Peppino raccolse i biglietti, ringraziò il clown e il mago, che gli regalò il suo mazzo di carte, e si diresse verso casa.
Il giorno dopo, durante la ricreazione, dopo aver perso a calcetto, Peppino esibì il suo nuovo gioco e i compagni, stupiti, gli dissero che era davvero bravo. ‘Finalmente non mi ricorderanno solo perché sono piccolo’ pensò, contento.
Il quartiere Tirone a Messina e il suo antico splendore
Nei giorni seguenti Peppino si dedicò ai compiti con grande attenzione ed entusiasmo: ci teneva a farli bene e finire in fretta perchè non vedeva l’ora di uscire di casa e andare dai suoi nuovi amici del circo. Scoprì pure che il circo aveva un nome: Il Tirone.
Alla fine del primo quadrimestre, la dedizione con cui si era dedicato allo studio gli permise di avere una buona pagella. Contento, Peppino tornò a casa felice, immaginando i volti degli amici del circo appena avesse mostrato loro i suoi meritati voti alti.
‘Chissà, magari questa volta mi faranno vedere i leoni’ pensò. Ma proprio in quel momento, la terra iniziò a tremare.
Molte volte c’erano stati terremoti, ma raramente erano così forti. E mentre il telegiornale riportava le notizie della frana che aveva travolto Niscemi, Peppino, spaventato dal movimento dei mobili, uscì in strada assieme ai suoi genitori e qui una folla di persone si era riversata fuori delle proprie case, dirigendosi verso lapiazza della chiesa.
A causa del sisma, la scuola venne chiusa. Peppino non uscì di casa per giorni che sembrarono infiniti; e quando tutto finalmente tornò alla normalità, il suo primo pensiero fu quello di tornare al Tirone, a trovare i suoi amici del circo.
Ma il circo, e tutti i suoi abitanti, non c’erano più.
Il terremoto aveva distrutto ogni cosa: e a Peppino non restò altro che il magico mazzo di carte e i ruderi di ciò che era stato il quartiere Tirone.
Gli stessi che ancora oggi attendono di rinascere al loro antico splendore.
