Legambiente dei Peloritani ha collaborato con i progetti di reinserimento sociale portati avanti dagli uffici di giustizia
MESSINA – E’ stata una edizione speciale quella 2023 della Festa dell’Albero, per Legambiente dei Peloritani, che quest’anno ha collaborato con i progetti di reinserimento sociale portati avanti dagli uffici di giustizia. I volontari ambientalisti hanno lavorato fianco a fianco ad alcune persone affidate in prova ai servizi sociali. Insieme hanno piantato diversi alberi nel giardino antistante il Tribunale dei Minori, sul viale Europa. Un gesto simbolico, arrivato alla fine del percorso pensato dall’Ufficio per l’esecuzione penale esterna per una decina di soggetti incappati in guai con la giustizia che stanno scontando ai servizi sociali la pena decisa per loro dal giudice. Servizi che alcuni di loro hanno svolto presso Legambiente appunto, affidati al tutor Enzo Colavecchio, presidente della sezione dei peloritani della sigla verde, all’interno del progetto EcoAttiviamoci. E’ così che in questi mesi il gruppo di uomini e donne in prova hanno contribuito a curare e accrescere il verde di aree pubbliche cittadine ed hanno partecipato ad altre attività ambientaliste promosse da Legambiente peloritani.

“Il progetto mira a riempire di contenuti trattamentali il momento dell’esecuzione penale. La condanna scontata all’esterno diventa un momento di recupero, di ritorno alla legalità, di presa di coscienza, attraverso attività di restituzione simbolica alla comunità, intercettando così il fine della giustizia riparativa. In questi percorsi sono coinvolti soprattutto soggetti che hanno commesso reati contro il patrimonio soprattutto -spiega Ernestina Di Gennaro (in foto insieme ad una volontaria Legambiente Peloritani), direttrice dell’Ufficio per l’esecuzione penale esterna – Abbiamo cominciato da Santa Maria del Gesù, abbiamo proseguito con la rotonda di Giostra e alla riserva naturale di Milazzo, i nostri affidati hanno restituito servizi alla comunità, hanno lavorato sul pregiudizio e sul senso di appartenenza alla comunità. Il messaggio deve essere arrivato: sono stati proprio i soggetti messi alla prova a chiedere di concludere l’esperienza piantando un albero davanti agli uffici di giustizia che si occupano dei minori che si affacciano al mondo dei reati”.
