Messina, estorsioni nei locali della movida. 9 arresti e un ricercato. VIDEO - Tempo Stretto - Ultime notizie da Messina e Reggio Calabria

Messina, estorsioni nei locali della movida. 9 arresti e un ricercato. VIDEO

Marco Ipsale

Messina, estorsioni nei locali della movida. 9 arresti e un ricercato. VIDEO

martedì 05 Novembre 2019 - 13:27

Estorsioni in denaro e nell'obbligo di assumere addetti alla vigilanza. Quando le richieste non erano accolte, si scatenavano intenzionalmente le risse

MESSINA – Estorsioni, lesioni aggravate anche dal metodo mafioso, rapine aggravate e sequestro di persona. Il giudizio del questore di Messina, Vito Calvino, della procuratrice Rosa Raffa, e del capo della squadra mobile, Antonio Sfameni, è unanime: “Un gruppo criminale agguerrito e pericolosissimo”, che estorceva denaro ai gestori dei locali della movida messinese e imponeva l’assunzione di propri uomini come addetti alla vigilanza. Quando le richieste non erano accolte si scatenavano le risse.

Stamani la Squadra Mobile ha arrestato, e portato al carcere di Messina Gazzi, Vincenzo Gangemi (45 anni), Domenico Mazzitello (26 anni) ed Eliseo Fiumara (22 anni); scattano i domiciliari per Andrea Fusco (21 anni), Placido Arena (30 anni) e Antonino Rizzo (37 anni); provvedimento notificato in carcere a Giovanni Lo Duca (30 anni), Kevin Schepis (20 anni) e Giuseppe Esposito (26 anni), perché già arrestati per altro motivo, gli ultimi due appena sabato scorso, in quanto autori della rapina alla tabaccheria di viale Europa. Infine Giovanni De Luca (49 anni) è ricercato.

Il mandante delle estorsioni è inizialmente Lo Duca. Poi, quando viene arrestato, De Luca prende il suo posto. Estorsioni in denaro e nell’obbligo di assunzione di Gangemi e Mazzitello quali addetti alla sicurezza, nonostante non ne avessero i requisiti. Il bersaglio principale è Ivan Catanzaro, gestore dei locali Mama e Palcò, che si vede costretto ad assumere i due, proprio quelli che riscuotono l’estorsione oltre al proprio stipendio, ma vieta loro di far entrare altri malavitosi. Quando questo divieto viene ignorato, Catanzaro li licenzia. Ed è qui che entra in gioco Schepis, mandato nei locali a provocare intenzionalmente aggressioni fisiche violente, apparentemente immotivate, ai danni di poveri clienti, che in alcuni casi hanno riportato lesioni personali gravi, traumi e fatture.

Le risse comportavano sanzioni e chiusure temporanee per i locali, un grande danno patrimoniale. L’imprenditore pensa di denunciare ma teme ripercussioni ed è quindi costretto a riassumere chi gli era imposto. Sono gli stessi “aguzzini” a dirgli che quello delle procurate risse è un meccanismo intenzionale e rodato. Fin quando non viene inseguito nel posto di lavoro perché non paga quanto richiesto in modo estorsivo e subisce gravi minacce. E’ a quel punto, lo scorso 28 giugno, che decide di denunciare. Da lì partono le indagini, che vedono episodi simili anche in altri locali della movida messinese, come l’Officina o il Golden Beach.

Tutto confermato da altri imprenditori e dal pentito Giuseppe Selvaggio, che conosce bene i meccanismi di gestione della sicurezza nei locali e lo spessore criminale di Lo Duca e De Luca che, insieme a Schepis, Mazzitello e Gangemi, sono chiamati a rispondere di concorso in estorsione, continuata ed aggravata dal metodo mafioso.

Le indagini della Squadra Mobile, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Messina, si sono avvalse di intercettazioni telefoniche ed ambientali, videosorveglianza e analisi di tabulati telefonici. L’operazione è stata chiamata Flower perché si usa la parola “fiore” per richiedere la cifra estorta. Il “fiore” è la somma pagata a Lo Duca e De Luca, una media di 250 euro al mese che diventavano anche 600 euro d’estate, quando aumentava il giro d’affari.

A Schepis viene contestato anche il concorso in lesioni personali aggravate dal metodo mafioso: in un caso, la notte tra il 4 e il 5 maggio scorsi, insieme ad Arena e Fusco, per aver provocato traumi e fratture ad alcuni clienti di un locale; in un altro caso, lo scorso 19 giugno, insieme ad Arena e Rizzo, per gli stessi motivi nei confronti di un cliente di un lido.

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