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Messina: pago gli spacciatori perché non vendano droga a mio figlio

Alessandra Serio

Messina: pago gli spacciatori perché non vendano droga a mio figlio

martedì 01 Ottobre 2019 - 07:30

Storia di un padre che sigla un patto con il pusher, cedendo all'estorsione pur di aiutare il figlio ad uscire dal tunnel della droga

Pur di evitare che il figlio, tossicodipendente, continui ad acquistare cocaina, salda per lui i debiti con il pusher e si impegna a far fronte alle estorsioni. E’ successo a Messina, in uno dei villaggi della costa sud.

A scoprire il “patto” tra il genitore  e gli spacciatori sono stati i carabinieri, che hanno arrestato proprio il pusher, Nicola Girasella, accusato di spaccio ed estorsione. Il trentaduenne, difeso dagli avvocati Franco Rosso e Dario Restuccia, ha ottenuto i domiciliari proprio in questi giorni, dopo essere stato interrogato dal giudice, e ora attende il processo.

Contro di lui, le denunce di alcuni tossicodipendenti, compreso il giovane che, insieme alla sua vita, ha messo nelle mani degli spacciatori anche quella del padre.

La storia, tristemente comune a quella di molti genitori che vedono i figli consumarsi nella droga e non sanno come aiutarli, viene fuori dalle carte di questo caso. Ed a raccontarla ai carabinieri è lo stesso tossicodipendente.

Il ragazzo viene fermato a marzo scorso, mentre se le da di santa ragione con Girasella, che con una testata lo spedisce in ospedale. I carabinieri portano entrambi in caserma e a quel punto il ragazzo denuncia il pusher, cominciando a raccontare la sua storia.

“Sono assuntore da molti anni sono in cura al Papardo, in passato sono stato anche arrestato per spaccio. Purtroppo, malgrado ci abbia provato diverse volte negli anni, non sono mai riuscito a smettere”, svela il giovane, che racconta di aver conosciuto Girasella circa 3 mesi prima. Era lui a comprare la cocaina, che il ragazzo “pippava” con la tecnica della bottiglia e dell’acqua, per rendere l’effetto più duraturo. Girasella, però, non gli avrebbe mai detto quanto aveva speso per la “roba”. Salvo poi pretendere dal ragazzo somme di denaro dallo stesso tossicodipendente giudicate di molto superiore al prezzo effettivo.

Tutte le volte sono stato costretto a ricorrere all’aiuto di mio padre per saldare i debiti”.Una volta, racconta, Girasella avrebbe preteso 170 euro per un acquisito di cocaina di circa 50 euro. Per una partita da 70 euro ne aveva preteso 200, per 100 euro di cocaina ne aveva pretese 300. “Pur essendo un debito ingiusto, mio padre ha saldato tutto”. In cambio, ha rivelato il ragazzo, il genitore ha chiesto al pusher di non consegnare più roba al figlio.

Ma i pusher non sono di parola, e qualche giorno dopo Girasella procura nuovamente la cocaina al ragazzo, pretendendo un’altra volta più di quanto “necessario”. Lui non ha i soldi, e lo spacciatore puntualmente lo picchia. Il ragazzo torna a casa e trova nuovamente il padre a rassicurarlo. Lo spalleggia, lo invita a chiamare Girasella e concordare un appuntamento in un luogo aperto. Stavolta sarebbe andato anche il genitore. Così accade.

E’ a quel punto che scoppia la rissa e intervengono i carabinieri, sottraendo a Girasella padre e figlio, che hanno finito per essere picchiati entrambi. A quel punto, alla stazione dei militari, è ancora una volta il genitore ad aiutare il figlio, convincendolo a raccontare e denunciare tutto.

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