Solo tre siciliani, gli altri sei sono in fondo alla classifica
Grazie al completamento dei progetti di innovazione finanziati dal Pnrr migliora notevolmente la maturità digitale dei Comuni italiani e aumenta l’omogeneità della qualità dei servizi offerti ai cittadini. Oggi ben 72 Comuni capoluogo (su 110 monitorati[1]) registrano un buon livello di maturità digitale, rispetto ai 50 dello scorso anno, mentre altri 25 Comuni si collocano nelle fasce medio-alta e 13 in quella medio-bassa. È quanto emerge dalla ottava edizione dell’Indagine sulla maturità digitale dei Comuni capoluogo realizzata da FPA, società del gruppo DIGITAL360, per Deda Next, presentata oggi a FORUM PA 2026. La ricerca di FPA ha analizzato lo stato di avanzamento delle amministrazioni comunali italiane negli obiettivi di digitalizzazione individuati dal PNRR, secondo il modello Ca.Re. (Cambiamento Realizzato) di Deda Next. Un benchmark che classifica le amministrazioni comunali in base al posizionamento di ciascuna delle 110 città monitorate rispetto ad alcune delle principali dimensioni della digitalizzazione della PA italiana oggetto delle diverse misure di PA Digitale 2026: offerta di servizi online (indice Digital Public Service), integrazione con le principali piattaforme nazionali (indice Digital PA), open data e interoperabilità (indice Digital Data Gov) che comprende anche misurazioni sull’adozione della PDND (Piattaforma Digitale Nazionale Dati). L’indice Ca.Re. rappresenta uno strumento operativo per misurare i risultati raggiunti dalle amministrazioni comunali nel loro percorso di innovazione, confrontarsi con altre realtà simili e comprendere su quali ambiti intervenire per migliorare il proprio livello di digitalizzazione.
A poche settimane dalla chiusura ufficiale del Piano, la rilevazione di quest’anno, avviata a partire dalla data successiva alla scadenza prevista per il completamento dei progetti a lump sum di PA Digitale 2026 (31 marzo), restituisce la fotografia della profonda trasformazione in chiave digitale delle amministrazioni comunali sostenuta dal PNRR nell’ultimo triennio. Salgono a 72 i Comuni capoluogo con un buon livello di maturità digitale complessivo: nel 2026 sono Alessandria, Ancona, Andria, Arezzo, Asti, Bari, Belluno, Bergamo, Bologna, Bolzano, Brescia, Brindisi, Cagliari, Campobasso, Caserta, Cesena, Cosenza, Cremona, Cuneo, Fermo, Ferrara, Firenze, Genova, Gorizia, Grosseto, Imperia, La Spezia, L’Aquila, Latina, Lecco, Livorno, Lodi, Massa, Matera, Messina, Milano, Modena, Monza, Napoli, Nuoro, Padova, Palermo, Parma, Pavia, Perugia, Pescara, Piacenza, Pisa, Pistoia, Pordenone, Prato, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini, Roma, Rovigo, Sassari, Savona, Siena, Siracusa, Sondrio, Taranto, Torino, Trento, Treviso, Trieste, Udine, Varese, Venezia, Verbania, Verona e Vicenza.
Questo miglioramento complessivo si traduce anche in un’ulteriore riduzione dei divari territoriali. Infatti, tra le città con un buon livello di maturità ci sono 11 piccole città (meno di 50mila abitanti), contro le 8 del 2025 e le 3 del 2024, nonché 24 realtà medio-piccole (tra 50mila e 100mila abitanti), contro le 14 del 2025 e le 9 del 2024. Inoltre, tra le 72 città nella fascia più alta ci sono ben 17 città del Mezzogiorno, rispetto alle 11 del 2025 e le 3 del 2024.
Al deciso livellamento verso l’alto della maturità digitale complessiva dei Comuni fa da contraltare un utilizzo ancora piuttosto eterogeneo della Piattaforma Nazionale Digitale Dati (PDND). L’approfondimento dedicato alla piattaforma, relativo a tutti i Comuni italiani (non solo capoluogo) evidenzia infatti la grande frammentazione tematica degli e-service erogati dalle città e l’utilizzo ancora piuttosto basso di e-service erogati da grandi amministrazioni centrali – come INPS, Ministero dell’Istruzione o Motorizzazione Civile – cruciali per l’abilitazione di servizi interoperabili da parte dei Comuni.

