Messina, una delle città più piovose d'Italia senza risorse idriche "autonome" - Tempostretto

Messina, una delle città più piovose d’Italia senza risorse idriche “autonome”

Daniele Ingemi

Messina, una delle città più piovose d’Italia senza risorse idriche “autonome”

giovedì 23 Maggio 2019 - 08:13
Messina, una delle città più piovose d’Italia senza risorse idriche “autonome”

Ecco perchè la città di Messina non riesce a rendersi autonoma dal punto di vista dell’approvvigionamento idrico

Messina assieme a buona parte della sua provincia tirrenica rappresenta una delle aree più piovose di tutto il sud Italia, e non solo. Merito della sua peculiare orografia e l’esposizione diretta al flusso umido perturbato dominate, in entrata dall’oceano Atlantico, Messina con una certa facilità viene interessata dal passaggio delle perturbazioni e dei fronti organizzati che entrano sul Mediterraneo centrale. Ma per capire il complesso regime pluviometrico locale occorre distinguere l’intero territorio messinese in due zone specifiche; la zona “tirrenica” e la zona “ionica”. La zona tirrenica, quella che presenta le medie pluviometriche più elevate, comprende tutta la fascia costiera settentrionale, fino al crinale settentrionale dei Nebrodi e dei Peloritani.

Questa zona riceve gli apporti pluviometrici provenienti dai quadranti occidentale e settentrionale ed in particolare le zone interne, sulle pendici dei Nebrodi, hanno medie molto elevate, superiori a 1000-1200 mm annui, a causa dell’azione della forzante orografica (in pratica la massa d’aria molto umida incontrando le montagne e costretta a salire verso l’alto raffreddandosi e condensandosi in imponenti annuvolamenti che danno luogo a piogge e acquazzoni), che nelle zone pedemontane è molto forte.

La zona ionica invece comprende la stretta fascia costiera orientale, fino al crinale orientale dei monti Peloritani, da Giardini Naxos a Messina. La zona ionica riceve i massimi apporti pluviometrici dai quadranti meridionali e orientali, con i venti sciroccali che salgono dallo Ionio. Anche in questo caso il versante orientale dei Peloritani spesso può esaltare le precipitazioni, grazie alla forzante orografica creata dagli aspri declivi che si aprono fin sul mare. Come vediamo il capoluogo peloritano si trova nel bel mezzo di ben due differenti regimi pluviometrici, con caratteristiche notevolmente diverse, per merito dell’orografia locale e della diretta esposizione ai flussi umidi.

La cascata del torrente San Filippo, uno dei tanti torrenti che attraversa la città

Ad esempio nella zona tirrenica il regime pluviometrico è caratterizzato da frequenza più elevata di eventi e da piogge più regolari e continue. Nella zona ionica il regime pluviometrico è caratterizzato da piogge meno regolari ma spesso più intense, con eventi anche di carattere alluvionali maggiormente frequenti fra i mesi di settembre, ottobre e novembre, quando le calde acque dello Ionio forniscono una notevole energia potenziale in termini di calore latente da essere sfruttato dai moti convettivi (moti ascensionali che alimentano i temporali). Fra la zona tirrenica e quella ionica bisogna però evidenziare il caso unico della città di Messina. Messina si trova lungo la linea di confine fra i due regimi pluviometrici. Questo perché il crinale più settentrionale dei Peloritani è rappresentato da rilievi molto bassi, di carattere collinare (Colle San Rizzo), che possono essere rapidamente scavalcati dalle perturbazioni atlantiche, in arrivo da Ovest o da NO.

Non è un caso se la città di Messina è una delle più piovose d’Italia fra le città di mare, con una media di oltre i 900 mm (o per meglio dire 900 litri per metro quadrato) l’anno. Ad esaltare la pluviometria della zona dello Stretto contribuisce anche la presenza dell’Aspromonte ad est, che rallenta i fronti in arrivo da Ovest, enfatizzando le precipitazioni, sia in durata che in intensità. La località più piovosa della provincia di Messina è Antillo, che si trova proprio nelle vicinanze del crinale dei Peloritani meridionali, con una media di 1303 mm annui. Nonostante l’elevatissima piovosità la città di non è mai riuscita a rendersi autonoma dal punto di vista dell’approvvigionamento idrico. Tuttora le risorse idriche della città dipendono dalle grandi sorgenti etnee.

Nel territorio peloritano, inoltre, la particolare litologia dei terreni, caratterizzati da una permeabilità scarsa e da pendenze molto elevate, permette lo sviluppo di diverse sorgenti idriche, ma di modesta portata e che risentono fortemente del regime pluviometrico stagionale. Molte di queste non riescono ad essere ben alimentate durante il periodo estivo, quando le precipitazioni sono scarse e le alte temperature incrementano l’evaporazione. In realtà solo alle basse quote, in prossimità della costa, si registra un incremento della circolazione idrica sotterranea, pur sempre a carattere locale, specialmente sul settore più meridionale dei Peloritani. Ma queste fonti idriche e le falde presenti a valle (alcune poco conosciute, altre risultano inquinate o compresse dall’acqua salata…), difficilmente potranno essere sfruttate per soddisfare il fabbisogno di una città di medie dimensioni.

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