Un lettore: "Sono orgoglioso della generazione Erasmus. Apriamo un dibattito sui figli che vanno via" - Tempo Stretto

Un lettore: “Sono orgoglioso della generazione Erasmus. Apriamo un dibattito sui figli che vanno via”

Un lettore: “Sono orgoglioso della generazione Erasmus. Apriamo un dibattito sui figli che vanno via”

lunedì 26 Dicembre 2016 - 08:33
Un lettore: “Sono orgoglioso della generazione Erasmus. Apriamo un dibattito sui figli che vanno via”

Dal dottor Turiano riceviamo e pubblichiamo una riflessione in merito alla rubrica sui "migranti delle Feste" ed un invito che sposiamo volentieri ad aprire un dibattito su Tempostretto su queste tematiche

Gentilissima Direttora, complimenti per il suo editoriale di grandissima attualità e che ho letto con grande interesse.

Le scrivo come genitore di due figli che vivono e lavorano fuori Messina.

Sono in gran parte d’accordo con lei, eccetto in alcuni punti, a cominciare dal titolo in quanto non considero la mia famiglia spezzata ma soltanto lontana.

Non credo che Messina debba necessariamente essere il posto migliore dove vivere, lavorare e morire soltanto perché nati messinesi.

Non credo che la granita al caffè con panna e la focaccia siano il cibo degli dei.

Al contrario credo che dobbiamo tutti insieme superare un atteggiamento di fatalismo e provincialismo in merito alla questione della fuga dei cervelli e pensare invece che partire, per i nostri figli, possa essere un forte stimolo di curiosità e rappresenti una delle opportunità culturali legate al nostro tempo (cosiddetta generazione Erasmus). In Europa, infatti, ci si sposta sempre più facilmente da un paese all’altro, giusto per la voglia di conoscere le lingue e i coetanei di un altro paese; insomma, per abbattere le barriere culturali e fisiche del dopoguerra, proprio adesso che un certo populismo e la politica della chiusura stanno prendendo il sopravvento.

Sono molto orgoglioso dei messinesi che vivono e lavorano fuori con grande successo (potrei fare una lunga lista di amici e conoscenti che si fanno apprezzare ad altissimi livelli in Italia e all’estero), come credo che Messina debba diventare a sua volta un polo di attrazione culturale e lavorativa per giovani provenienti da altri paesi e che, l’Università principalmente si possa fare protagonista di un rinnovamento generale per la nostra realtà cittadina.

Sono ancora più d’accordo con la sua riflessione finale sulla necessità di spezzare le catene della casta e delle raccomandazioni che mantengono la città ai livelli di mediocrità che tutti conosciamo.

E per concludere, solo seguendo i miei figli ho imparato ad apprezzare la bouillabaisse marsigliese, le Käsespätzle tedesche, il pastis (come si fa a rinunciare al pastis una volta apprezzato) e perfino lo stocco genovese che non ha nulla da invidiare alla nostra ghiotta.

E se il su giornale si facesse promotore di un dibattito su questo argomento?

Dott. Giuseppe Turiano

Ndr- La ringrazio per la lettera che pubblico volentieri e accolgo anche la sua proposta invitando i lettori a partecipare al dibattito su questo tema. Anche io la penso come lei, e vorrei che davvero per tutti i nostri figli messinesi andar via e crescere fosse una libera scelta e non una strada obbligata. Vorrei che tutti quelli che vanno via avessero nel cuore la gioia di aver fatto una scelta di crescita consapevole e non l’amarezza di non aver avuto quelle opportunità che altri hanno. Vorrei infine, come giustamente lei ha scritto cogliendo il senso della mia rubrica, che l’Università diventasse protagonista di una crescita tale da trasformare Messina in un polo d’attrazione. Quando un giorno figli di Modena piuttosto che Bologna, Trento, Lecce, Parigi, verranno a studiare qui o a far ricerca qui, a portare talenti qui, potremo essere certi di aver raggiunto il traguardo che vogliamo. Rosaria Brancato

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12 commenti

  1. Anche mio figlio ha studiato fuori e lavora all’estero….
    E anch’io lavoro fuori e torno solo per il we..
    Ma invece che cercare sempre scuse, chiediamoci perché non riusciamo ad avere una società civile in cui vivere e lavoro per i nostri figli.
    Direttore, perché noi diciamo sempre “no”…
    No a tutto, no all’industria, no a sistemi civili di raccolta e smaltimento dei rifiuti, no alle imprese….tutto nel giardino degli altri…. e quindi anche il lavoro.
    Il lavoro vero e’ quello creato da aziende manifatturiere, da chi fa qualcosa che si esporta, non da commercio, servizi, che “girano” i soldi…..
    Prendere l’esempio della Gazzetta con il termovalorizzatore di Milano gestito da un messinese per A2A..appena lo vogliamo fare qua..no!

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  2. Anche mio figlio ha studiato fuori e lavora all’estero….
    E anch’io lavoro fuori e torno solo per il we..
    Ma invece che cercare sempre scuse, chiediamoci perché non riusciamo ad avere una società civile in cui vivere e lavoro per i nostri figli.
    Direttore, perché noi diciamo sempre “no”…
    No a tutto, no all’industria, no a sistemi civili di raccolta e smaltimento dei rifiuti, no alle imprese….tutto nel giardino degli altri…. e quindi anche il lavoro.
    Il lavoro vero e’ quello creato da aziende manifatturiere, da chi fa qualcosa che si esporta, non da commercio, servizi, che “girano” i soldi…..
    Prendere l’esempio della Gazzetta con il termovalorizzatore di Milano gestito da un messinese per A2A..appena lo vogliamo fare qua..no!

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  3. Messina ed il suo stretto” epicentro del mondo” . “Rimuovere” e “censurare” tale incredibile e “.miracolosa” opportunità, rischia di assegnare a tale dibattito una patente di sterile discussione, demagogica, illusoria, infinita ed… autoreferenziale”ibeskind aggiunge: “L’idea alla base del progetto è quindi di introdurre un ulteriore valore per il pubblico, creando un luogo di gioia e partecipazione capace di entrare nella vita di tutti i giorni. Un’opera così ambiziosa e meravigliosa deve saper dialogare con i cittadini e diventare centro di aggregazione e incontro tra culture. Questa è l’importanza e il significato del ponte del XXI secolo”

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  4. Messina ed il suo stretto” epicentro del mondo” . “Rimuovere” e “censurare” tale incredibile e “.miracolosa” opportunità, rischia di assegnare a tale dibattito una patente di sterile discussione, demagogica, illusoria, infinita ed… autoreferenziale”ibeskind aggiunge: “L’idea alla base del progetto è quindi di introdurre un ulteriore valore per il pubblico, creando un luogo di gioia e partecipazione capace di entrare nella vita di tutti i giorni. Un’opera così ambiziosa e meravigliosa deve saper dialogare con i cittadini e diventare centro di aggregazione e incontro tra culture. Questa è l’importanza e il significato del ponte del XXI secolo”

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  5. Sono uno di quelli che, in gioventù, non è stato costretto, ma ha creduto meglio, per potenziare le proprie conoscenze pratiche, di lasciare l’Italia e andare all’estero. Non ho mai ritenuto di dover necessariamente restare a Messina perchè mi sembrava di fuggire o di non voler combattere o di non voler rendere migliore il mio paese. E’ stata un’esperienza. Formativa, costruttiva, conoscitiva, esperienziale. Ho trovato all’estero cose che a Messina mai e poi mai avrei potuto trovare. Alla fine di quell’esperienza, ho fatto ritorno in Italia senza convinzione e pago cara quella decisione. Il paese in cui andai era vent’anni avanti e andava avanti molto più rapidamente del mio che arrancava.

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  6. Sono uno di quelli che, in gioventù, non è stato costretto, ma ha creduto meglio, per potenziare le proprie conoscenze pratiche, di lasciare l’Italia e andare all’estero. Non ho mai ritenuto di dover necessariamente restare a Messina perchè mi sembrava di fuggire o di non voler combattere o di non voler rendere migliore il mio paese. E’ stata un’esperienza. Formativa, costruttiva, conoscitiva, esperienziale. Ho trovato all’estero cose che a Messina mai e poi mai avrei potuto trovare. Alla fine di quell’esperienza, ho fatto ritorno in Italia senza convinzione e pago cara quella decisione. Il paese in cui andai era vent’anni avanti e andava avanti molto più rapidamente del mio che arrancava.

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  7. Dopo più di vent’anni non c’è giorno in cui mi pento di essere tornato in Italia. Paese incancrenito, incrostato di corruzione, clientelismo, raccomandazioni, dove il concetto di meritocrazia rimane solo un concetto astratto, dove si fa di tutto per tarpare le ali e tagliare le gambe di chi sa e vuole fare. Personalmente a chi me lo chiede, ancora oggi lo incoraggio ad andare via da questo paese con biglietto di sola andata. Non mancheranno nè sole, nè mare nè granita con panna. Credetemi.

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  8. Dopo più di vent’anni non c’è giorno in cui mi pento di essere tornato in Italia. Paese incancrenito, incrostato di corruzione, clientelismo, raccomandazioni, dove il concetto di meritocrazia rimane solo un concetto astratto, dove si fa di tutto per tarpare le ali e tagliare le gambe di chi sa e vuole fare. Personalmente a chi me lo chiede, ancora oggi lo incoraggio ad andare via da questo paese con biglietto di sola andata. Non mancheranno nè sole, nè mare nè granita con panna. Credetemi.

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  9. Questa è la città del NO PONTE. Addirittura un Sindaco No Ponte. Il naufragio? garantito, così come desertificazione produttiva e demografica.

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  10. Questa è la città del NO PONTE. Addirittura un Sindaco No Ponte. Il naufragio? garantito, così come desertificazione produttiva e demografica.

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  11. Scrive bene Giuseppe Turiano, però quel tropismo obbligato Sud – Nord che si perpetua da un secolo all’altro è assai ingiusto per intere generazioni. Pur vere le responsabilità endogene, lo Stato unitario dov’è ? E la solidarietà, la sussidiarietà ? Il manto sulla modernità interculturale e sulla via globale all’innovazione, dispiegato per coprire scelte antistoriche, avverse alla centralità geopolitica e geostrategica del Meridione mi trova riluttante. Alla fine diamo propulsione sempre e in ogni modo alle stesse macroaree nordiche del Paese. Milioni di migranti quanti miliardi di reddito hanno sottratto al Sud ? Dunque dividere le famiglie depotenzia il Sud e non migliora l’Italia. Chi deve capire non capisce, finora! Cosimo Inferrera

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  12. Scrive bene Giuseppe Turiano, però quel tropismo obbligato Sud – Nord che si perpetua da un secolo all’altro è assai ingiusto per intere generazioni. Pur vere le responsabilità endogene, lo Stato unitario dov’è ? E la solidarietà, la sussidiarietà ? Il manto sulla modernità interculturale e sulla via globale all’innovazione, dispiegato per coprire scelte antistoriche, avverse alla centralità geopolitica e geostrategica del Meridione mi trova riluttante. Alla fine diamo propulsione sempre e in ogni modo alle stesse macroaree nordiche del Paese. Milioni di migranti quanti miliardi di reddito hanno sottratto al Sud ? Dunque dividere le famiglie depotenzia il Sud e non migliora l’Italia. Chi deve capire non capisce, finora! Cosimo Inferrera

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