Alla 40esima edizione della Maratona di New York, uno degli eventi sportivi più importanti e affascinanti al mondo con il record di partecipazione con oltre 42mila atleti al via. Fra questi c’erano 3500 italiani e nel gruppo c’era anche il milazzese Paolo Laquidara, 28 anni, ex calciatore di calcio, agente marittimo,doganalista e giornalista. Maratoneta improvvisato solo per questo evento. Eppure ha portato a termine questo suo progetto e, fra mille emozioni ha percorso gli oltre 42 chilometri del percorso arrivando al traguardo. Si è piazzato al 9396° posto con il tempo di 3 ore, 45 minuti e 37 secondi. Ma cosa spinge un ragazzo di 28 anni a volare oltreoceano e correre per quasi quattro ore? -Mi ha spinto la voglia di mettere alla prova il mio fisico e la mia mente in una competizione sportiva così dura ed estrema. Il voler dimostrare a me stesso di essere ancora un uomo di sport dopo aver lasciato il calcio anni fa-. Come l’hai vissuta questa maratona e qual’è stato il clima vissuto alla vigilia della gara? -New York è un posto magico in cui tutto è immenso e spettacolare. I newyorkesi, e gli americani in genere, sono amanti dello sport e con il loro calore ti fanno davvero sentire importante. Prima della partenza si cerca la concentrazione ma allo stesso tempo ci si rende conto di essere soli tra migliaia di persone provenienti da tutto il mondo. Ci sei tu, i 42 km davanti a te ed il non avere la certezza di percorrerli tutti. Il non voler deludere te stesso e gli amici che ti seguono da casa. Personalmente grande tensione e la voglia di partire subito e macinare chilometri-. Qual’è stato il momento più bello oltre al taglio del traguardo? Tutti momenti indimenticabili e ricchi di adrenalina. 42 chilometri da brividi in cui credevo di sognare. Due momenti bellissimi della gara, il primo: l’entrata a Manhattan in cui si sente il boato del pubblico ad accoglierti per sostenerti, bandiere, musica e tifo da stadio. Il secondo: l’entrata a Central Park in cui capisci che ormai è fatta, le tribune gremite ai lati dell’arrivo-.
Pensi di ripetere quest’esperienza a New York o in altre parti del mondo? -E’ presto per dirlo – conclude Paolo Laquidara – e so che comunque non sarebbe la stessa emozione della prima volta a New York. Per adesso mi godo il meritato riposo poi si vedrà-.
