Le interfacce cervello-computer leggono la mente e la modificano? Servono nuovi diritti per tutelarci?
Per la rubrica sull’intelligenza artificiale apriamo una finestra sui neuro diritti. La riflessione attuale si muove tra la necessità di tutela dell’identità e l’integrità personale e la libertà di ricerca scientifica, che ha messo in luce quanto le nuove tecnologie e in particolare quelle legate all’intelligenza artificiale, si siano rivelate utili nel trattamento di alcune patologie ma che esistono delle criticità, legale al loro utilizzo. Il caso più esemplificativo è quello relativo alle neuro tecnologie impiegate per il trattamento dell’alzheimer, particolarmente efficaci nel contrasto ai sintomi più invalidanti ma che hanno rivelato, nelle prime applicazioni, come le tecnologie stesse incidano nella personalità del paziente. Le interfacce cervello computer, le così dette Bci, sono sempre più largamente adoperate nelle terapie di diverso genere, e al crescere degli usi cresce la necessità, in ambito giuridico, di assicurare tutele più ampi a diritti antichi e nuovi.
L’incontro a UniMe

Ma si tratta di nuovi diritti che richiedono effettivamente una tutela specifica o esistono già strumenti che consentono di tutelare la privacy mentale, la libertà cognitiva, l’identità personale così come la intendiamo e i dati prodotti dal nostro sistema cerebrale? E’ intorno a questa domanda che ruota il dialogo tra la bioetica Maria Laura Giacobello, filosofa dell’Università di Messina, e Luca Valera, direttore del Dipartimento di filosofia dell’Università di Valladolid. Con loro Marianna Gensabella, presidente della sezione siciliana dell’Istituto italiano di Bioetica e StefanoAgosta, presidente del Centro studi di Bioetica di Unime, hanno provato a cristallizzare il punto centrale della discussione in un incontro all’Accademia peloritata dei Pericolanti.
Tra soft law e necessità di tutela
Se da un lato, fa notare la professoressa Gensabella, un nuovo termine e nuovi diritti, come quello di neurodiritti appunto, aiuta a veicolare la riflessione sulla necessità di tutele, dall’altro, sottolinea la professoressa Giacobello, nonostante sia certamente opportuna una riflessione volta a individuare lo statuto etico e giuridico di questo tipo di situazioni, ciò non implica automaticamente la necessità di un intervento normativo.
Dalla Carta di Nizza ai progressi delle neurotecnologie
Sulla stessa linea si muove Luca Valera, convinto che i neuro diritti sono una sorta di sotto insieme dei diritti umani, quindi già tutelati e tutelabili, per estensione interpretativa o ricorrendo a strumenti di soft law e di indirizzo alla ricerca. Il rischio è che la proliferazione delle normative pesi sulla ricerca scientifica in maniera negativa. Valera ha citato per esempio la Carta di Nizza, ovvero la carta dei diritti inviolabili europei, che cita già esplicitamente la dignità umana e l’integrità psichica tra i diritti inviolabili.
I neurodiritti in Costituzione
Alcuni paesi hanno già adottato invece una linea diversa, come il Cile dove nel 2021 i neurodiritti sono stati introdotti in Costituzione. Valera, in qualità di direttore del Centro di Bioetica della Pontificia Universidad Católica de Chile, ha partecipato al dibattito precedente alla riforma: “C’era una volontà di cambiamento generale, l’urgenza di cambiare e inserire tutto quello che poteva essere inserito”, ha spiegato.
La rubrica di Tempostretto sull’intelligenza artificiale
