Omicidi di mafia a Barcellona, sentenza d'appello per i boss

Omicidi di mafia a Barcellona, sentenza d’appello per i boss

Alessandra Serio

Omicidi di mafia a Barcellona, sentenza d’appello per i boss

mercoledì 15 Luglio 2026 - 17:00

L'operazione Inganno svelò i retroscena di 13 delitti degli anni della guerra tra clan

Regge anche in secondo grado la sentenza per l’operazione Inganno l’indagine del Ros dei Carabinieri che ha fatto luce su 13 omicidi risalenti agli anni della guerra di mafia a Barcellona Pozzo di Gotto. La Corte d’assise d’appello ha confermato integralmente il verdetto emesso nel gennaio 2025 per i boss del clan del Longano e pure le due assoluzioni decise in primo grado e appellate dalla Procura che voleva “cancellarle”.

Il verdetto

E’ ergastolo anche in appello, quindi, per il boss Giuseppe Gullotti e il reggente Sam Di Salvo, poi 30 anni per Giuseppe Isgrò, 15 anni per i pentiti Carmelo D’Amico, 12 anni per Salvatore Micale, mentre erano stati scagionati e assolti “Stefanino” Genovese e Carmelo Mastroeni (assoluzioni confermate) C’è un ribaltone invece per Vincenzo Miano: condannato a 30 anni in primo grado, viene assolto in appello.

Il processo

Al processo erano parti civili le famiglie delle tante vittime. A tutti loro i giudici hanno riconosciuto il diritto al risarcimento e provvisionali immediatamente esecutive. Il procuratore generale Lombardo e il PM della Direzione distrettuale antimafia Francesco Massara avevano invece sollecitato la condanna di tutti gli imputati. La Corte (presidente Sagone, a latere Orlando), ha invece “ritoccato” la sentenza della Gup Arianna Raffa solo per la posizione di Miano. Hanno difeso gli avvocati Filippo Barbera, Giuseppe Lo Presti, Tommaso Autru Ryolo, Franco Bertolone, Antonino Pirri, Giuseppe Cicciari, Luca Cianferoni, Tino Celi e Diego Lanza. 

Gli omicidi di mafia al cimitero

L’operazione Inganno è scattata a gennaio 2024 ed è stata battezzata Inganno perché con un inganno sono stati attirati nella trappola mortale Antino Accetta e Giuseppe Pirri. Un delitto degno di un film dell’orrore, titolarono i giornali quel giorno di fine gennaio del 1992. Era la mattina del 21 e una telefonata anonima avvisò le forze dell’ordine del fatto che all’ingresso del cimitero di Barcellona c’erano due cadaveri. Quando le divise arrivarono, trovarono i corpi senza vita dei due giovani stesi sotto un altare di pietra sormontato da una enorme croce. Due giovanissimi, puniti con la morte per piccoli furtarelli.

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