L'operazione Isola Bella non ha fermato le estorsioni alle imbarcazioni turistiche. Ma l'uomo del clan regolava anche tradimenti, liti di caccia e dissidi di ogni genere
Messina – “Nessuna delle vittime delle estorsioni portate avanti dai clan catanesi e di Calatabiano nella zona di competenza ha confermato di essere stata vittima del pizzo, hanno tutti paura, i clan controllano capillarmente il territorio”. Lo ha detto il procuratore capo di Catania Francesco Curcio, ieri a Messina per illustrare i risultati dell’inchiesta Tysandros condotta dalle procure etnea e messinese insieme, sotto il coordinamento della Procura nazionale antimafia.
L’indagine dei carabinieri del Comando provinciale di Messina, guidata dal comandante Lucio Arcidiacono, della Guardia di Finanza di Messina ai comandi del colonnello Girolamo Franchetti e dalle Fiamme Gialle di Catania, svela che la zona a cavallo tra Taormina, Giardini Naxos e Calatabiano era territorio dei Cinturino di Calatabiano e del clan Brunetto. Qui l’affare più remunerativo era lo spaccio di droga ma attraverso le estorsioni i clan si garantivano un completo controllo del territorio, hanno spiegato gli inquirenti.
(nella foto il col. Franchetti, Diego Serra, comandante Nucleo Pef GdF Catania, i sostituti Assunta Musella e Alessandro Sorrentino insieme al procuratore capo di Catania Francesco Curcio)
Omertà delle vittime
“Le vittime delle estorsioni non hanno collaborato con noi”, conferma il procuratore capo catanese Curcio, parlando della forza del clan sul territorio. Gente come l’emergente Riccardo Pedicone o nomi noti come Carmelo Le Mura, Carmelo Spinella e Giuseppe Raneri, erano referenti riconosciuti ai quali tutti in zona facevano riferimento per regolare le più diverse questioni.
“Abbiamo documentato il ricorso ai referenti del clan per dirimere una controversia del tutto personale, legata appunto a motivi personali, o per lo sconfinamento in un territorio di caccia o infine per liti di diverso genere. Non si ricorre al giudice o alle forze dell’ordine, ma a questi soggetti”, ha spiegato il procuratore Curcio.
La longa manus sul turismo di Taormina
La longa manus dei clan etnei nella zona è così salda che dopo l’operazione Isola Bella, che ha sgominato il racket del pizzo sulle attività turistiche di Taormina, il giogo per i noleggiatori delle imbarcazioni non si è fermato. E’ proprio Pedicone a subentrare nella stessa estorsione, nel 2020, scoprono gli investigatori. Facendo esplicito riferimento a chi c’era prima, Pedicone impone agli imprenditori del noleggio la propria figura come “socio occulto”, minacciando pesanti ritorsioni in caso di diniego. Nel mirino dei Cappello era però finita anche un’azienda edile di Taormina e un fruttivendolo di Francavilla.
