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Policlinico, “concorso- cabala” per infermieri pediatrici, il Tar accoglie il ricorso

Rosaria Brancato

Policlinico, “concorso- cabala” per infermieri pediatrici, il Tar accoglie il ricorso

martedì 07 Luglio 2020 - 08:00
Policlinico, “concorso- cabala” per infermieri pediatrici, il Tar accoglie il ricorso

Contestate irregolarità nel quiz a risposta multipla. Il concorso è stato sospeso

Il Tar di Catania dà ragione a 5 infermieri che avevano sostenuto ad ottobre il concorso al Policlinico, e non avendo superato il quiz a risposta multipla avevano presentato ricorso contestando una serie di irregolarità. I giudici amministrativi hanno accolto il ricorso proposto dagli avvocati Santi Delia e Michele Bonetti e sospeso l’intera procedura concorsuale bandita dal Policlinico di Messina per il reclutamento di infermieri pediatrici.

Molte irregolarità

Il concorso è stato caratterizzato da alcune segnalazioni di irregolarità sull’andamento della prova scritta che si è svolta nell’ ottobre 2019 provenienti da numerosi candidati esclusi a cui aveva dato voce anche la stampa.Un concorso atteso da oltre un decennio. Ben 13, difatti, sono gli anni di mancata attivazione di una procedura concorsuale riservata proprio a questo peculiare profilo di infermieri. Un titolo, quello di infermiere pediatrico, che spesso è escluso da procedure concorsuali di posizione in parte analoghe e che pertanto può aspirare alla stabilizzazione ed all’assunzione solo all’esito di specifiche procedure legate proprio a tale profilo.Oltre cento gli esclusi, dei quali gran parte hanno presentato ricorso contestando irregolarità nella prova scritta. I ricorsi proposti, tuttavia, sono stati rigettati negli scorsi mesi dal T.A.R. Catania che li ha ritenuti manifestamente infondati. Secondo il T.A.R. etneo risultavano non convincenti le censure proposte dai ricorrenti e relative alla presunta violazione dell’anonimato ed all’esistenza di talune domande non attinenti al profilo per cui era concorso.

Accolti i ricorsi

Lo stesso T.A.R., invece, ha accolto i ricorsi proposti dall’avvocato Santi Delia ammettendo dapprima i ricorrenti alla seconda prova pratica e, poi, da ultimo sospendendo l’intero concorso ritenendo fondato il vizio inerente il concreto svolgimento della prima prova concorsuale che, secondo Delia, non poteva essere un quiz a risposta multipla ma doveva essere un tema e/0 tracce a risposta aperta.

Contestato il quiz

Non abbiamo contestato solo talune delle singole domande- spiega Delia– ma, in radice, la scelta dell’Azienda e della Commissione di imporre una prova scritta a quiz per l’accesso ad un profilo superiore al VI livello quanto, al contrario, le norme da noi individuate e che il T.A.R. ha confermato essere applicabili alla procedura, impongono la selezione dei candidati attraverso prove a tema o con domande a risposta aperta e non chiusa”.

Dopo oltre un decennio di attesa stupisce che l’Amministrazione avesse così tanta fretta di espletare una procedura da non aver approfonditamente validato le fonti generali (DPR n. 487/94) e speciali (DPR n. 220/2001) di legge applicabili ad un concorso del genere, decidendo arbitrariamente i criteri di selezione di un concorso pubblico.

Una cabala non un concorso

Troppo spesso l’onere costituzionale della concorsualità- conclude Delia- viene solo formalmente rispettato preferendo velocizzare le procedure attingendo al sistema dei quiz a risposta multipla che, soprattutto ove somministrate senza accesso alle procedure di validazione internazionali (e qui la Commissione aveva ideato i quiz il giorno stesso della prova senza alcun vaglio di esperti validatori) è priva di ogni effettiva capacità a selezione i migliori rappresentando una cabala più che un concorso”.

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