Aspettando il nuovo Prg, il sacco edilizio di Messina finisce in Parlamento

Aspettando il nuovo Prg, il sacco edilizio di Messina finisce in Parlamento

Aspettando il nuovo Prg, il sacco edilizio di Messina finisce in Parlamento

lunedì 14 Giugno 2010 - 07:54

La Zamparutti del Pd e altri sei deputati (nessun messinese) presentano un’interrogazione ripercorrendo le tappe dell’edificazione selvaggia e delle continue richieste del WWF, secondo cui è necessario sospendere la Variante al Prg. Le linee guida del nuovo Piano domani in giunta

Una situazione fuori controllo. Va bene le concessioni edilizie “stoppate”, va bene l’idea di un nuovo Piano regolatore (domani dovrebbe approdare in giunta la delibera con le linee guida), ma per fronteggiare il sacco edilizio ci vuole ben altro, come la sospensione dell’attuale Variante al Prg. Una necessità che è stata esposta persino in Parlamento, meritando i galloni di un’interrogazione con la quale si chiede al Governo «quali iniziative si intenda adottare sia per il rispetto delle norme di tutela ambientali vigenti da ormai 5 anni e costantemente disattese, sia per evitare che il già grave rischio idrogeologico venga ulteriormente incrementato e inneschi situazioni di grave pericolo per la pubblica incolumità». L’interrogazione è stata presentata il 10 giugno da Elisabetta Zamparutti del Pd, insieme a Fabio Granata del Pdl e altri cinque parlamentari. «Dal febbraio del 2006 – si legge – il WWF Italia ha richiesto a tutti gli organi competenti, la sospensione della applicazione della variante al Piano Regolatore Generale della città di Messina anche alla luce delle norme di tutela previste dal decreto assessoriale della regione Sicilia con il quale viene istituita la Zona a protezione speciale». Richiesta di sospensione che, ricordano i deputati, «viene reiterata dal WWF Italia a più riprese, tra le ultime, anche nel luglio del 2009, sottolineando peraltro come l’attività edilizia in crescendo costituisse grave e irreversibile danno non solo al patrimonio ambientale del territorio tutelato da norme internazionali, nazionali e regionali, ma mettesse a repentaglio anche la sicurezza pubblica alla luce del sempre più grave dissesto idrogeologico ed elevato rischio sismico».

«La stessa richiesta – si legge ancora – veniva avanzata a più riprese dal 2007 ad oggi, dall’ispettore capo del genio civile, ingegner Gaetano Sciacca, il quale segnalava agli organi preposti l’incremento esponenziale del rischio idrogeologico, ed una preoccupante escalation di concessioni edilizie da parte del comune di Messina sia prima che dopo l’alluvione del 1. ottobre 2009, molte delle quali, rilasciate mediante lo strumento del silenzio assenso». Le denunce del WWF finiscono alla Procura nel novembre 2009, Procura che «dispone il sequestro di uno dei cantieri denunciati (maggio 2010)». Proprio il 1. ottobre, il giorno della tragedia, «il Comune di Messina risponde ancora una volta che non intende procedere alla sospensione dello strumento urbanistico alla luce anche di un parere dell’assessorato regionale territorio e ambiente, dipartimento urbanistico, mentre lo stesso assessorato, dipartimento VIA VAS sostiene l’obbligatorietà dell’applicazione delle norme di tutela previste dallo ZPS».

I parlamentari analizzano un aspetto non certo secondario del problema, la funzione della commissione per la valutazione di incidenza, istituita proprio per le Zps, e «che ha di fatto, dal settembre 2007 al luglio 2009, approvato centinaia di nuove edificazioni, molte delle quali in aree di pregio naturalistico ma non ottemperando mai all’obbligo di legge di redigere la valutazione di incidenza sull’intero strumento urbanistico». Va detto, come fatto più volte, che per le Zps non esiste ancora un Piano di gestione, che dovrebbe essere varato a giorni. C’è poi l’allarme incendi, ma il problema rimane sempre che «nonostante le norme di tutela vigenti sia ambientali che paesaggistiche e idrogeologiche, si è proceduto all’apertura di decine di cantieri in aree anche fortemente acclivi, in aree di impluvio e si è proceduto anche alla edificazione a ridosso delle fiumare e ad opere di sistemazione idraulica estremamente inutili e dannose».

La Zamparutti e i colleghi non tralasciano di specificare che «il dramma della zona sud di Messina, seppur non imputabile direttamente all’eccesso di edilizia ma soprattutto ad incendi e apertura piste sui crinali, ha dimostrato che solo la prevenzione può impedire il ripetersi di nuove tragedie». Ma «nonostante le reiterate richieste e gli eventi luttuosi del 1. ottobre il Comune ed il sindaco non hanno ritenuto di sospendere la variante al PRG della città di Messina ma solo e per giunta da pochissimo tempo (17 maggio) di sospendere per due mesi il rilascio delle concessioni edilizie e in 11 casi, la sospensione delle concessioni rilasciate poiché non ancora realizzate le opere di urbanizzazione (e quindi non per conclamati illeciti autorizzatori), in alcuni dei quali peraltro si continua a lavorare nonostante le segnalazioni effettuate dal genio civile alla procura della Repubblica di Messina anche su segnalazione del WWF».

Secondo i deputati « le dichiarazioni rese dal sindaco Buzzanca di redigere un nuovo Piano Regolatore Generale da completarsi nel 2012 ha provocato un effetto acceleratore e moltiplicatore delle istanze per ottenere nuove lottizzazioni e licenze edilizie incrementando esponenzialmente il rischio per la pubblica incolumità. Intere colline sono state sbancate destabilizzando gravemente i pendii che sono pertanto di facile dilavamento e lisciviazione e, in caso di forti piogge, soggetti a frane e smottamenti con quel che ciò potrebbe comportare, e che a tutt’oggi sono decine gli sbancamenti realizzati, ed altri prossimi a realizzarsi, cosi come piani quadro e lottizzazioni anche in aree già fortemente a rischio idrogeologico. L’unico ente ad oggi ad aver posto un freno seppur parziale, al dilagare del sacco edilizio è il Genio civile che subisce costantemente attacchi dagli ordini professionali e da altri uffici della pubblica amministrazione».

C’è poi il paradosso dei paradossi: «Secondo i dati Istat la popolazione residente nel comune di Messina è negli ultimi anni diminuita, e viceversa è in modo anomalo aumentata l’offerta di nuove abitazioni, rappresentando un investimento che porta inevitabilmente alla domanda ad oggi priva di risposte, se vi possa essere anche riciclaggio di denaro sporco della mafia nell’impressionante onda cementizia che sta colpendo il territorio messinese».

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