In attesa che a Palermo si sbrogli la matassa politica e si metta mano alle
riforme, la Sicilia intera rischia di sprofondare in una emergenza rifiuti dalle conseguenze prevedibilmente disastrose, proprio nel cuore dell’estate. Nell’Ato 2, da Brolo a Villafranca, divampa la protesta contro i conguagli del 2005 e i sindaci meditano sulla rescissione del contratto.
Nell’Ato 1, da Capo d’Orlando a Tusa, dopo una tregua durata pochi mesi, siamo alla resa dei conti. L’atteso fondo di rotazione di 12 milioni di euro chiesto alla regione che serviva a coprire i debiti con il gestore, non è arrivato. Colpa della crisi politica alla regione che ha bloccato tutto.
Adesso i nodi sono al pettine. La Cns, la ditta gestore, reclama il pattuito, la transazione sottoscritta per circa 18 milioni, entro il prossimo 30 giugno, altrimenti rescinderà il contratto.
Il consiglio d’amministrazione dell’Ato 1 domani mattina sarà dal prefetto Francesco Alecci per dire che c’è la disponibilità a pagare il corrente, cioè la spesa mensile per la raccolta e lo smaltimento, mentre per i debiti pregressi bisogna attendere la concessione del fondo di rotazione regionale. Al prefetto si chiederà una nuova mediazione per evitare l’emergenza in piena estate. Ma l’Ato sta pensando di cautelarsi nel caso al situazione precipiti e si vada alla rescissione.
All’ordine del giorno dell’assemblea dei sindaci, convocata per domani pomeriggio è stato inserito un punto aggiuntivo: provvedimenti da prendere per l’eventuale sospensione del servizio da parte del gestore. Insomma, bisogna trovare il sostituto del gestore se la Cns decidesse di rompere.
Intanto i sindacati si dicono preoccupati per la sorte dei 180 lavoratori: se si arrivasse alla rescissione, dal prossimo 3 luglio arriveranno i preavvisi di licenziamento. Così, per trovare una soluzione concertata e condivisa che scongiuri emergenza e licenziamenti, Cgil Cisl e Uil chiedono di poter intervenire all’assemblea dei soci.
Alberto Visalli
