Casini a Messina: «Non cambiamo strada, aggregarci a chi ha fallito sarebbe la fine dei nostri sacrifici»

Casini a Messina: «Non cambiamo strada, aggregarci a chi ha fallito sarebbe la fine dei nostri sacrifici»

Casini a Messina: «Non cambiamo strada, aggregarci a chi ha fallito sarebbe la fine dei nostri sacrifici»

sabato 25 Settembre 2010 - 13:05

Il leader dell’Udc traccia la strada del partito, parlando nel corso dell'odierna Convention di tutti i problemi del Paese. L’idea è rimanere al centro, spingendo sul “Partito della Nazione”. All'interno la photogallery. CLICCANDO IN BASSO IL VIDEO INTEGRALE DELL'INTERVENTO DI CASINI

Un Pier Ferdinando Casini a tutto campo ha salutato i numerosi iscritti e simpatizzanti dell’Udc accorsi questa mattina alla Fiera di Messina, arrivati da tutta la Sicilia per -abbracciare- il proprio leader in una fase cruciale per la vita del partito, soprattutto nell’Isola. Non una coincidenza che il Congresso si sia tenuto proprio nella città dello Stretto, un centro sul quale il leader centrista punta molto per proseguire il percorso avviato verso il “partito della Nazione”.

L’apertura del discorso del leader è concentrata sulla tragedia del primo ottobre, con una specifica richiesta al premier Silvio Berlusconi e al presidente della Camera Gianfranco Casini di «non sprecare le forze con dossier e ricatti, ma di pensare ai problemi della Nazione come quelli degli alluvionati di Messina o dei terremotati dell’Aquila. E poi la disoccupazione e i rifiuti in Campania». Questo è tanto altro ancora.

GIOVANI. Al primo posto Casini mette i giovani, che devono essere vero motore del Paese. «C’era stato promesso il miracolo italiano, noi ci accontentavamo di molto meno. All’Italia non serve la politica di chi promette miracoli. C’è in corso un’emigrazione intellettuale spaventosa per una realtà che è divenuta drammatica. Le intelligenze del sud si spostano al nord, quelle del nord vanno all’estero. Una volta l’emigrazione era dei poveri ora è dei “ricchi”, visto che le famiglie spingono i ragazzi fuori dalla propria terra per valorizzarsi. Bisogna cambiare questo registro. Questa è l’idea di un Paese che ha gettato la spugna».

POLITICA. Ampia l’analisi politica tracciata da Casini: «A chi è servita questa estate di veleni in cui è franata la costruzione finta del PdL, che noi avevamo denunciata come tale? Sicuramente non agli italiani. C’è chi gode, godono soprattutto due forze politiche. A sinistra gli sciacalli del giustizialismo, persone come Di Pietro con cui noi non vogliamo avere nulla a che fare. Lo voglio dire al Pd, che è una forza diversa da noi, a volte antagonista, ma seria. Scegliete bene i compagni di avventura. Ma a godere sono anche i leghisti, i veri attuali detentori del potere in questo Paese; mentre Berlusconi litiga con Fini, Bossi e Tremonti, gli hanno sottratto lo scettro. E subisce il mezzogiorno pulito, non quello stereotipato». Le buone intenzioni non sono la buona politica. Un messaggio chiaro rivolto a Berlusconi che pensa alla “rendicontazione dei parlamentari” invece di concentrarsi sulle “emergenze del Paese”.

LINEE TRACCIATE. «Ci siamo assunti l’onere di scelte difficili ritenendo giusto difendere l’orgoglio dello scudo crociato, che è parte della storia nazionale. Se noi siamo garantisti fino in fondo e vogliamo essere credibili non si può essere sempre essere tolleranti nei confronti dei corrotti, degli infedeli, e di chi fa il mercante nel tempio. Ci sono magistrati politicizzati? Si. Faziosi? Non mi piace che chi deve giudicare Cuffaro partecipi ad iniziative contro Cuffaro. Rimaniamo al centro per costruire un grande partito e un grande polo nazionale, che si basi non sul mercato dei valori ma sulla difesa pulita e seria dell’identità cristiana».

CRISI GOVERNI. «Noi non possiamo cambiare strada, aggregarci a chi ha fallito sarebbe la fine dei nostri sacrifici. Accettare un posto a tavola come ripetutamente mi ha proposto il presidente del consiglio non sarebbe dignitoso per noi e forse neanche per loro». Il riferimento chiaro è al premier, quello indiretto ai separati in casa dell’area Cuffaro-Mannino-Romano, più propensi a dialogare con Berlusconi mentre alla Regione continuano a dichiararsi contrari ad un accordo con Lombardo.

«Se Berlusconi vuole salvare la legislatura, invece di cercare i 316, accetti la nostra proposta di aprire la crisi, pensi ad un governo di responsabilità nazionale, aprendo a noi e al Pd – continua Casini -. Non bastano le finzioni televisive e nemmeno inventare leghe del Sud per ovviare alle fuoriuscite in Sicilia di soggetti del PdL. Noi siamo dalla parte del cittadino, le cose che reputiamo giuste le approveremo. Come per il quoziente familiare, per il quale siamo pronti a presentare un documento di condivisione».

ALLEANZE. «Chiedo a Bersani cosa pensa del “modello Marche”, nel quale il Pd ha guardato a sinistra, imbarcando tutto e il contrario di tutto. Non credo sia possibile fare qualcosa di serio così. Al centro c’è un progetto, chi lo condivide può farne parte. I fallimenti di Prodi e Berlusconi hanno dimostrato che governare senza la moderazione del centro è una possibilità difficile». (E.Rigano)

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NELLE PROSSIME ORE L’INTERVENTO VIDEO INTEGRALE DI CASINI E L’INTERVISTA A ROCCO BUTTIGLIONE.

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