Caso Buzzanca, la prossima tappa è il 22 settembre. Continua il gioco delle parti, ma la città è confusa

Caso Buzzanca, la prossima tappa è il 22 settembre. Continua il gioco delle parti, ma la città è confusa

Caso Buzzanca, la prossima tappa è il 22 settembre. Continua il gioco delle parti, ma la città è confusa

giovedì 05 Agosto 2010 - 08:19

Il tribunale di Messina si pronuncerà come quello di Catania? E la Corte costituzionale, nei prossimi mesi, potrebbe nuovamente costringere Buzzanca ad una scelta? I passaggi chiave di una vicenda ingarbugliata: l’aspetto giuridico, quello politico e la questione “morale”

Il giorno dopo è sempre quello in cui si prova a tirare una riga per giungere ad un punto. Il giorno dopo la decisione del sindaco Giuseppe Buzzanca di andare avanti nella sua battaglia legale, poi, questo esercizio di sintesi è quanto mai necessario, perché la confusione è tanta. Lanciarsi in complesse analisi delle strategie legali delle due parti è, in questo momento, mero esempio di masochismo puro. Si sa, in questi casi tutti dicono di avere ragione, tutti dicono che l’altro abbia torto. Una cosa è certa: la scadenza del 1. agosto inizialmente paventata non esiste. Semmai sarebbe, secondo quanto sostengono nell’entourage del sindaco, il 10 agosto, in quanto la notifica è stata ritirata da Buzzanca (strategicamente?) il 31 luglio.

Ma a questo punto cambia poco anche questo, per due motivi: primo, il sindaco ha deciso di non dimettersi da deputato regionale, né oggi né la notte di San Lorenzo, quando chissà cosa chiederà alle stelle cadenti; secondo, per i legali di Buzzanca, con in testa Marcello Scurria (il suo rapporto col sindaco è degno di un “Odi et amo” di Catulliana memoria), quella scadenza dei 10 giorni non esiste. Perché legata ad una legge, quella per gli enti locali, che il tribunale di Catania, per il sindaco di Acicatena, non ha tenuto in considerazione. E che invece continua ad essere il cavallo di battaglia di Antonio Catalioto. Chi avrà ragione, tra i due colleghi-rivali, Catalioto e Scurria? Lo stabilirà un giudice. Così come sarà la Corte costituzionale, forse già a dicembre, più probabilmente all’inizio del 2011, a stabilire se la leggina “paracadute” di cui usufruirà Buzzanca è illegittima o no. Nel primo caso, agli albori del nuovo anno, il sindaco sarebbe nuovamente costretto a decidere. Ma a quel punto molte componenti del quadro saranno mutate. Potrebbero esserci in vista nuove elezioni tanto a Palermo quanto a Roma (vera ambizione nemmeno tanto segreta di Buzzanca), e soprattutto i tempi per la ricca pensione da parlamentare regionale saranno già maturati (a ottobre).

Al di là, però, della questione giuridica, si pongono qui altri due aspetti. Quello politico, innanzitutto. Durante questi giorni di caos, nessuno, dicasi nessuno, della coalizione che ha sostenuto Buzzanca alle scorse elezioni ha detto una sola parola sulla vicenda, né a sostegno dell’alleato-sindaco, né in senso opposto. Non si è vista quella compattezza che solitamente contraddistingue una vicenda in cui è a rischio una sindacatura che rappresenta due partiti, Pdl e Udc (in origine erano tre, oggi l’Mpa non può più essere considerato nel novero). Estrema fiducia nelle decisioni di Buzzanca e dei suoi legali, o prudenziale voglia di prendere le distanze nell’ennesimo intreccio tribunali-politica con al centro il sindaco barcellonese? Ci sono poi le assenze, che fanno sempre più rumore delle presenze. Ieri mattina, in conferenza stampa, nella stracolma sala “Falcone e Borsellino” di Palazzo Zanca, non ha fatto capolino, nemmeno per sbaglio, alcun assessore dell’Udc, nemmeno il neo vicesindaco Mondello. Avranno avuto tutti degli impegni più importanti, non c’è dubbio. Ma al caso non crede più nessuno, in politica e non solo. Buzzanca da solo ha deciso e da solo andrà avanti, ma c’è da dire che, almeno pubblicamente, da solo è stato lasciato. Vedremo solo più avanti se questo vorrà dire qualcosa.

C’è infine una questione “morale”, se vogliamo, anche se scriverne, ai tempi d’oggi, equivale a discernere sul sesso degli angeli. In tutta questa vicenda, beghe e “ricatti” a parte, c’è un fatto che è oggettivo, forse l’unico: il doppio incarico è incostituzionale. Incostituzionale significa illegittimo. E se è vero che, quando Buzzanca si candidò a deputato prima e a sindaco poi, questa illegittimità non esisteva, è vero pure che oggi c’è. Tanto che qualcuno, vedi Giovanni Ardizzone e Fortunato Romano, ha pensato di farsi da parte. Si dirà, loro erano assessori, per il sindaco il discorso è diverso. Giusto. Nessuno vuole fare il “saggio” e dire al sindaco cosa è giusto fare e cosa no. Ma l’impressione è che in tutto questo bailamme si sia perso di vista il fatto che Buzzanca mantiene uno status che la Consulta, l’organo supremo dal punto di vista giuridico, ha dichiarato illegittimo. Continuare a mantenerlo usufruendo di una “leggina” che i parlamentari, compreso Buzzanca (ma anche qualcuno del Pd, va detto), hanno tirato fuori dal cilindro proprio a questo scopo, è un suo diritto, per ancora qualche mese. Ma la giustizia divina, per carità, lasciamola fuori da questa vicenda.

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