Dura nota dell’assessore Rao inviata alla Regione: che fine hanno fatto i fondi già stanziati?. E intanto il commissario cittadino dell’Mpa D’Amore alza le barricate: «Non siamo una città scartata, smettiamola di piangerci addosso»
E’ un Messina contro Palermo? C’è un muro tra la città dello Stretto e gli uffici che contano alla Regione Siciliana? Sicuramente si registra più di un corto circuito, ed in questo senso il risanamento sembra il fronte più complesso, come i ritardi nella nomina di un commissario (per non parlare di un vero e proprio Cda) all’Iacp dimostrano. Oggi sull’argomento è intervenuto proprio l’assessore al Risanamento Pippo Rao con una dura lettera trasmessa al presidente della Regione Raffaele Lombardo. Rao nella sua nota fa riferimento a quanto previsto dal protocollo di intesa per l’attuazione delle previsioni legislative volte alla costruzione o all’acquisto di alloggi ed alla realizzazione delle relative opere di urbanizzazione primaria e secondaria, nonché di centri sociali polifunzionali, delle aree degradate di Messina, sottoscritto il 21 gennaio 2008 tra il prefetto di Messina, Francesco Alecci, l’assessore regionale ai Lavori pubblici, il commissario straordinario del Comune, il presidente dello Iacp di Messina ed il dirigente generale del dipartimento regionale lavori pubblici pro-tempore.
«Non per tutti gli interventi inseriti nei cronoprogrammi – scrive Rao- è stata prevista la necessaria copertura finanziaria del Bilancio regionale, né risultano impegnate le somme per l’acquisto di alloggi di cui ai relativi bandi a suo tempo emanati dall’Amministrazione comunale». Rao ricorda poi che il 12 agosto scorso l’assessorato regionale alle Infrastrutture ed alla Mobilità aveva attestato che «il ragioniere generale della Regione, da una verifica effettuata, fra le economie riproducibili aveva provveduto all’iscrizione in bilancio sullo stesso capitolo della somma di 2.148.269,84 euro per gli interventi per il risanamento della città di Messina, cifra – ribadisce Rao – sostanzialmente inferiore all’importo richiesto e preventivato ed assolutamente insufficiente per adempiere persino gli obblighi contratti dall’Amministrazione comunale. Malgrado un apposito emendamento presentato dagli onorevoli Antonino Beninati e Giuseppe Buzzanca – scrive ancora Rao – nessuna somma è stata inserita nel bilancio regionale per l’anno 2010 per quanto riguarda il risanamento di Messina. La tranche di circa 65 milioni di euro, recuperata ed assegnata nello scorso ottobre 2009 al Comune di Messina dall’allora assessore regionale ai lavori pubblici Beninati, è stata interamente impegnata per gli interventi edilizi da realizzare e non si può ulteriormente bloccare il risanamento, come già successo nel 2008, allorché le somme stanziate per le aree degradate di Messina vennero inopinatamente stornate per altri fini, senza assumersi gravi responsabilità politiche e morali dinnanzi al forte disagio abitativo di tanti concittadini che attendono da troppo tempo che questa pagina triste e vergognosa delle baracche venga definitivamente e celermente chiusa».
Rao ha chiesto quindi a Lombardo di intervenire, con urgenza, «deliberando per il 2010 l’assegnazione di 29 milioni di euro, per completare gli interventi del cronoprogramma 2004, rimodulato dalla Giunta municipale il 7 maggio scorso e di almeno una parte dei fondi richiesti per gli interventi previsti nel cronoprogramma 2010-2012, previsto dalla delibera dell’esecutivo comunale del 29 maggio 2010, pari a 37.790.000,00 euro (stima per l’anno 2010). Ciò, servirà – conclude Rao – sia per rispettare il protocollo d’ntesa non del tutto attuato, e per evitare eventuali proteste da parte di chi si sentirebbe tradito ed ingannato nelle proprie legittime aspettative. L’art. 1 della L. r. 10/90 ha stanziato in favore del Comune di Messina la somma complessiva di 500 miliardi, di cui solo una parte è stata impegnata nel Bilancio regionale dal 1990 ad oggi».
Intanto sul fronte della presunta “battaglia” politica tra Messina e Palermo interviene il coordinatore cittadino dell’Mpa, Fabio D’Amore, commissario della Fiera e “avamposto” in città di Lombardo. «Messina non è città scartata, né tanto meno poco “attenzionata”, smettiamola quindi di accusare gli altri per le nostre mancanze e con ciò che rimane di buono cerchiamo di risollevare le sorti di questa martoriata terra. Il presidente della Regione Raffaele Lombardo non ha certo bisogno di difensori d’ufficio per tutelare l’immagine del lavoro svolto in questi mesi da Governatore di una delle più grandi regioni d’Italia e continuare ad affermare un disimpegno proprio nei confronti della città dello Stretto appare paradossale”. Non si può ridurre il rapporto “politico” di una città metropolitana come Messina con il presidente della Regione a semplice confronto secondo le categorie amico-nemico non rende giustizia alla complessità dell’azione di governo di cui si sta facendo promotore Raffaele Lombardo. La tanto declamata politica del fare, che tende demagogicamente a risolvere tutto con la “bacchetta magica”, senza però confrontarsi con la difficoltà oggettiva di amministrare la “cosa pubblica” secondo le regole della trasparenza e della legalità, ha creato già parecchi guasti ed un ritorno all’osservanza delle regole, oggi più che mai, è auspicabile. Messina, come ho già sostenuto in altre sedi – ha concluso D’Amore – deve smetterla di piangersi addosso e senza giochetti o sorrisi di circostanza deve fare “sistema” ovvero riporre le bandiere di appartenenza ed iniziare a tracciare un serio cammino comune».
