Quella prontezza di spirito che usurpa il nome di intelligenza
Vi sono situazioni nelle quali le logiche di funzionamento della politica siciliana appaiono assolutamente incomprensibili. Paragonabili al caso di un dirigente d’azienda che, per organizzare il reparto di produzione, chiama il capo contabile.
Scegliendo così una persona inadatta all’incarico.
Nessuna meraviglia se poi il reparto di produzione non funziona.
Perché accade questo dalle nostre parti?
Non lo sappiamo, ma tornano alla mente le parole di quello che è, a nostro parere, il più grande interprete dell’anomalia siciliana: Giuseppe Tomasi di Lampedusa, l’autore de Il Gattopardo.
Un intellettuale siciliano che ha saputo cogliere quella prontezza di spirito che in Sicilia usurpa il nome di intelligenza, quella capacità di essere contemporaneamente straordinariamente acuti e incapaci di distinguere il bene dal male, l’utile dal dannoso.
Lo spunto per queste riflessioni ci è stato dato dall’aver letto sui giornali il nome del Ragioniere Generale della Regione, Vincenzo Emanuele.
Che ha presentato il nuovo piano di valorizzazione, nel quale è prevista la messa in vendita, tra l’altro, di uno dei complessi edilizi che hanno fatto la storia della nostra città: l’Ospedale Margherita,
Non entriamo nel merito della necessità della Regione siciliana di fare cassa liberandosi di parte dei 5.000 beni immobili che possiede, per un valore di oltre 3 miliardi di euro; ma riteniamo utile ricordare riguardo a cosa avevamo letto il nome del dott. Vincenzo Emanuele, proprio un anno fa.
Era stato incaricato dal Presidente Lombardo di rappresentare gli interessi della Sicilia nel Consiglio d’Amministrazione della Stretto di Messina, la società concessionaria dell’attraversamento stabile tra Messina e il continente.
Ci è sembrata – allora come oggi – un’indicazione incomprensibile: qualsiasi persona di buonsenso sapeva bene che, in quel consesso, non serviva un burocrate – per quanto competente nel suo settore – ma un esperto di infrastrutture e trasporti.
Un esperto che conoscesse a menadito le innumerevoli problematiche della città peloritana e fosse in grado orientare in senso favorevole ad essa – e, quindi, alla Sicilia – le decisioni del Consiglio. Anche al fine di migliorare il rapporto, non certo idilliaco, tra i Messinesi e la società concessionaria.
Nell’interesse di entrambi.
Non possiamo dimenticare, infatti, la madre di tutti gli errori commessi dalla Regione sul Ponte: lo sottoscrizione dello sciagurato Accordo di Programma del dicembre 2003, che sancì quali fossero le opere propedeutiche e funzionali al Ponte e chi le doveva realizzare.
A quella riunione partecipò in prima persona l’allora Presidente della Regione Calabria Chiaravalloti, mentre Cuffaro, il Presidente siciliano, mandò il palermitano avv. Giovanni Lo Bue, dirigente generale del Dipartimento regionale dei Trasporti.
A leggere l’Accordo di Programma balza agli occhi l’entità di opere che ANAS e RFI si impegnavano a realizzare in provincia di Reggio, in confronto all’esiguità di quelle concordate per Messina.
In pratica, alla nostra città spettava la sola realizzazione della nuova stazione ferroviaria; il resto era … di competenza del Comune di Messina con l’impegno anche della Regione Siciliana.
L’intervento diretto di Cuffaro o di un suo delegato competente sui problemi che il Ponte avrebbe causato alla città del Peloro avrebbe condotto a risultati diversi e migliori?
Riteniamo di si, anche in considerazione dell’argomento decisivo: l’80% dei lavori – e dei conseguenti disagi – si dovrebbero eseguire sulle nostre coste.
I nomi non sono più quelli ma, nella sostanza, nulla è cambiato: a rappresentare la nostra regione – leggasi Messina – nel CdA della Stretto di Messina è il palermitano Vincenzo Emanuele.
Come nel 2003, la Calabria è rappresentata da un pezzo da novanta: il prof. Rodolfo De Dominicis, uno dei massimi esperti di trasporti in Italia; un tecnico in grado di influenzare fortemente, con la sua competenza, le decisioni della società.
Non è un caso che i risultati siano ben diversi per le due regioni.
Vorremmo sbagliarci, ma la partecipazione della Sicilia al tavolo dove si progetta l’Ottava Meraviglia del Mondo ricorda le parole che Tomasi di Lampedusa mette in bocca al Principe di Salina: mi sembra una centenaria trascinata in carrozzella all’Esposizione Universale di Londra, che non comprende nulla, s’impipa di tutto … e che agogna soltanto di ritrovare il proprio dormiveglia fra i suoi cuscini sbavati e il suo orinale sotto il letto.
Sindaco Buzzanca e Presidente Ricevuto, dimenticate per un attimo i delicati equilibri locali e regionali, individuate una persona che ami la sua/nostra/vostra città e sia veramente capace – non importa se di destra o di sinistra – e imponetela al Presidente Lombardo: il rappresentante della Sicilia nel CdA della Stretto di Messina deve essere un Messinese.
