Caro Musumeci, l'Italia ci guarda.Il caso Genovese, la sindrome di Stoccolma - Tempo Stretto - Ultime notizie da Messina e Reggio Calabria

Caro Musumeci, l’Italia ci guarda.Il caso Genovese, la sindrome di Stoccolma

Rosaria Brancato

Caro Musumeci, l’Italia ci guarda.Il caso Genovese, la sindrome di Stoccolma

domenica 26 Novembre 2017 - 06:37
Caro Musumeci, l’Italia ci guarda.Il caso Genovese, la sindrome di Stoccolma

Mentre l'Ars batte tutti i record il neo presidente deve scegliere gli uomini del governo e quelli da mettere nei posti chiave. Se si farà condizionare dagli alleati per l'isola sarà la fine.

La data dell’insediamento dell’Ars è l’11 dicembre, ma nel frattempo la Sicilia ha battuto tutti i record. Ci sono 4 neo deputati indagati, due inchieste in corso a Catania e Palermo per compravendita di voti, c’è stato un arresto a 48 ore dall’elezione, un maxi sequestro milionario e diversi candidati non eletti incappati nelle maglie della giustizia (da destra a sinistra fino ai 5stelle).

Il Paese ci guarda caro Presidente Musumeci, lei adesso rappresenta tutti i siciliani, anche quelli che non sono andati a votare o quelli che non l’hanno votata. Le sue decisioni relative sia alla squadra di assessori che a quanti saranno nei posti chiave ci diranno se la Sicilia è destinata a cambiare o meno. Se si farà tirare dalla giacca adesso l’isola non si rialzerà più. E questo al netto delle presunzioni d’innocenza, del giustizialismo esasperato o della tempistica dei tribunali. Il cuore del problema non è giuridico. Il termine impresentabile infatti attiene alla categoria dell’etica e non a quella giuridica. Essere candidabili non basta se non si è anche presentabili.

Purtroppo in Sicilia soffriamo della sindrome di Stoccolma e ci innamoriamo dei nostri carnefici, non riusciamo a farne a meno. A volte ci mancano talmente tanto che li facciamo ritornare.

Proprio dallo Stretto sono venute le grane più grosse per Musumeci: l’arresto di Cateno De Luca e il maxi sequestro ai Genovese con il rampollo di famiglia indagato.

Non sono giustizialista ma neanche complottista. Certo, nel caso di Cateno De Luca c’è qualcosa che non va. La richiesta di arresto risale a gennaio ma viene firmata ben 11 mesi dopo, a sole 48 ore dall’elezione di De Luca all’Ars. Non c’è probabilità di fuga, né di inquinamento di prove. Il riesame annulla tutto. Non sono una fan di De Luca ma se hai 15 provvedimenti sulle spalle e tutti con assoluzioni o non luogo a procedere, vieni arrestato il mercoledì, assolto per un altro processo il venerdì e scarcerato il lunedì successivo qualche dubbio sulla tempistica ti viene. C’è qualcosa che non va nel rapporto tra magistratura e politica. Non può essere una gara tra star né una guerra. Se è vero che l’orologio di alcuni magistrati è collegato al mondo della politica è altrettanto vero che la politica non può continuare a sfidare la magistratura a colpi d’impunità e di arroganza. Ci deve essere un limite etico.

Il caso Genovese è, sotto diversi aspetti, un fenomeno che finirà con l’essere studiato.

E’ l’esempio più lampante di sindrome di Stoccolma e nel contempo di un delirio di onnipotenza. C’è una dinastia che gestisce il potere politico ed imprenditoriale con concezioni anche feudali e che non esita a sacrificare tutto in nome del mantenimento di quel potere. I conti correnti in Svizzera risalgono a Luigi senior, nonno del neo deputato Luigi junior. Ci sono tre generazioni coinvolte ed unite.

Riporto alcune considerazioni del giudice Salvatore Mastroeni, uno dei più equilibrati magistrati del nostro Tribunale, attento a tutte le dinamiche ed al contesto cittadino. Descrive in modo quasi sociologico il contesto e traccia la figura di Genovese junior come l’erede non solo economico ma di un modus vivendi ed operandi con il quale è in sintonia e che condivide consapevolmente.

La faccia della criminalità che vive nei piani alti e nei salotti buoni delle città, con abiti eleganti e quei grandi mezzi dalla capacità attrattiva immensa, non certo emarginata come i ladri di strada (…)- scrive Mastroeni nel provvedimento- Rubare allo Stato circa 20 milioni di euro è, con ogni distinguo che si voglia fare, molto più grave del prendere di notte, sulla pubblica via, un'autoradio o un motorino, pur condotte che in flagranza portano quasi automaticamente al carcere. Se l'impero economico dei Genovese si caratterizza oramai per illiceità e reati, Luigi Genovese è l'erede designato a raccogliere l'eredità di tutto ciò e non un mero beneficiario, ma agendo con gli stessi comportamenti dello stesso livello del padre e con alta proiezione di rischio di reiterazione (…) Così, dal nulla, si staglia la figura di Genovese Luigi junior, che diventa consapevolmente, firmando atti e partecipando alle manovre del padre, ricchissimo (…)”.

Non mi iscrivo al club della gogna contro un ventunenne ma non posso ritenerlo inconsapevole delle conseguenze delle sue decisioni. Qua siamo di fronte ad una famiglia che consapevolmente “sacrifica” il proprio figlio, gettandolo nelle fauci di un’arena assetata di sangue, pur di salvare l’impero. I fatti contestati sono stati commessi dopo l’uscita dal carcere di Genovese, mentre erano in corso i due processi. Le azioni volte a nascondere al fisco e allo Stato una somma ingentissima di denaro sono state nel 2015 e 2016. C’è una strategia volta a proteggere il patrimonio non dall’orda degli unni ma dal fisco italiano. Dal nostro governo. E qui entra in gioco un altro aspetto, evidenziato sempre dal giudice Mastroeni quando parla di “modo spregiudicato di acquisizione della ricchezza”. In Italia ci sono state persone che si sono tolte la vita a causa di Equitalia. Ogni giorno migliaia di lavoratori dipendenti hanno a che fare con un sistema fiscale che mette in ginocchio le famiglie. Nel contempo, mentre la gente comune paga, ci sono migliaia di ricchi imprenditori, star del calcio, della tv, intellettuali, che hanno conti all’estero e che invece di far fruttare la ricchezza investendola nel loro Paese o pagare le tasse, accumulano altrove. Comportamento eticamente e giuridicamente esecrabile, ma finisce qui. Se però a nascondere i soldi all’estero e a fare azioni volte a impedire allo Stato di agire, è un rappresentante delle istituzioni, uno che è stato sindaco, deputato regionale, segretario regionale del Pd, due volte parlamentare, allora è eticamente condannabile. Stiamo parlando di una somma dovuta al fisco di 25 milioni di euro, di un sequestro preventivo da 30 milioni di euro su un patrimonio da 100 milioni di euro. Una cifra che i 240 mila residenti a Messina non potrebbero guadagnare neanche reincarnandosi decine di volte a testa.

Un politico ha il dovere di investire queste somme nella sua terra. Se ricevi tanto dalla tua terra dovresti imparare a dare tanto. Se sei un rappresentante delle istituzioni devi rispettare la legge ed essere da esempio. Puoi batterti contro un fisco che ritieni iniquo e magari proporre nuove norme, ma devi rispettare quelle che già ci sono.

Mastroeni si sofferma poi su come lo stesso Genovese abbia raccontato i metodi per portare cifre notevoli in contante dalla Svizzera a Roma “attraverso spalloni, riceverli in alberghi, di nascosto, scambiando parole convenzionali, una sorta di 'apriti sesamo' che ricorda la favola di Ali' Baba' e i 40 ladroni, occultare e usare scorrettamente tali soldi. La frase che piu' colpisce questo giudice e' che tante spese avvengono 'Facendo politica ovviamente'. Poi si parla genericamente di regali ai matrimoni, ma otto milioni richiederebbero partecipazioni a matrimoni in tutta Italia, forse Europa".

Ho provato tristezza nel leggere la prima frase da neo deputato di Luigi Genovese: “dimostrerò la mia innocenza”. Un ragazzo che si appresta a essere componente del Parlamento più antico d’Europa, che fa i suoi primi passi in politica non dovrebbe essere messo nelle condizioni di pronunciare quella frase terribile.

Una dinastia ricchissima e potente, con un giovane che si affaccia alla vita, anche se vuol tutelare il proprio patrimonio ad ogni costo, avrebbe potuto fare altre scelte. Fargli vivere i suoi 20 anni, mandarlo a vivere e studiare da solo, spedirlo in giro per il mondo a far master, o a divertirsi, a studiare, a fare esperienza. Un anno sabbatico. Oppure, rientrato, mettergli a disposizione quei famosi 8 milioni per costruire una nuova impresa qui, nella quale dare occupazione vera (non tre mesi in odore di campagna elettorale) a decine di coetanei. Fare cose che mettono radici.

C’è un tempo per tutto, un tempo per ridere, per ubriacarsi, per andare contro il volere dei genitori, vivere soli all’estero e imparare a stirare le camicie.

Ogni cosa dovrebbe avere il suo giusto tempo.

Auguro a Luigi Genovese non soltanto di dimostrare la sua innocenza ma di non dover mai più pronunciare questa frase nella sua vita.

Se c’è una grave responsabilità che la famiglia Genovese ha è l’aver messo Luigi nelle condizioni di dover dire quella frase che tante, troppe volte, ho sentito.

Ci sono accadimenti evitabili. Come Musumeci ben sa, ci sono comportamenti che hanno un rilievo etico anche quando non giuridicamente rilevante, e come ben sa, la sua coalizione potrebbe avere delle falle. Farebbe bene a riflettere ed a scegliere senza farsi condizionare da nessuno e da niente.

Al presidente auguro di ricordarsi che non si torna indietro.

Rosaria Brancato

Tag:

Insieme per un grande progetto di informazione

Abbiamo cercato in questi anni di offrirvi un'informazione puntuale e approfondita, estranea ad ogni condizionamento e sempre al passo con l'innovazione. Ci siamo guadagnati la vostra fiducia lavorando con impegno. Abbiamo fatto qualche errore,ovviamente, ma non abbiamo mai derogato al nostro intento di libertà. Così abbiamo raggiunto importanti traguardi. Ma non ci basta: vogliamo ampliare la nostra attività di informazione con più inchieste, maggiori contenuti video e una più solida presenza nei diversi comprensori delle città metropolitane di Messina e Reggio Calabria. E‘ un progetto ambizioso per il quale vi chiediamo di darci una mano effettuando una donazione: se ognuno di voi darà anche un piccolo contributo economico, il risultato sarà eccezionale e Tempostretto sarà ancora più efficace e “vostro”.

12 commenti

  1. La sindrome di stoccolma ci sta, ma..
    tante le differenze sulla dipendenza dai Genovese
    131 ore di sequestro- contro 62 anni di monopolio
    4 ostaggi- contro intere popolazioni che usano il mare
    1 complice- 52 anni di alleanze politiche e lo stato che non ha mai garantito un’alternativa sostenibile.
    Facile quindi che la gente dipenda psicologicamente da loro.
    Un territorio spolpato, sfruttato e impoverito in maniera inverosimile, crea bisognosi, costretti a lunghe file per elemosinare la qualsiasi cosa.
    Mi auguro solo che Musumeci comprenda cosa significa continuità territoriale e lo stato ci liberi dal sequestro dello stretto!
    Per le pene “strage” uccisione psicologica di un gran numero di persone con distruzione di massa.

    0
    0
  2. Ottimo servizio di Rosaria Brancato. Nulla, da aggiungere e nulla da togliere! Ho sostenuto e sostengo fermamente Musumeci e sono certo che saprà resistere ai politicanti che lo strattonano. So che è persona per bene (nessuno, neanche i suoi più acerrimi avversari, affermano il contrario) e sono certo dei suoi valori. Su genovese sr preferisco non commentare per evitare censure. Il ragazzo, invece, ritengo che sia una vittima di chi, piuttosto che fargli vivere serenamente e in modo spensierato i suoi vent’anni, gli sta rovinando la vita. Poco importa se i genitori verranno assolti o condannati, ma io, da padre, MAI avrei messo mio figlio in una situazione simile, Ma gli scaltri genitori, riescono ancora a guardalo negli occhi?

    0
    0
  3. Concordo al 100% con questo articolo. Questa gente, xxxxxxxxxxxxxxxxxx, non prova vergogna e costringe tutti i messinesi, soprattutto quelli che come me vivono fuori messina, ad avere vergogna di essere messinesi. Mi spiace umanamente per le sorti di un ragazzo di 20 anni, ma non trovo differenze tra lui ed i figli di xxxxxxxxxxxxxxxx, che piuttosto che prendere le distanze dai propri genitori, diventano come loro e si dichiarano vittime che dimostreranno la loro innocenza!

    0
    0
  4. Antonio Torrecamonica 26 Novembre 2017 08:51

    La carriera politica di Genovese lo ha visto transitare nel CDU di Buttiglione, nel PPI di Marini e Castagnetti, nella Margherita di Rutelli (vicesegretario regionale), quindi nell’Unione Prodiana (sindaco di Messina), nel PD di Veltroni (Segretario Regionale con l’85% delle preferenze, Segretario della commissione antimafia del Parlamento nazionale), di nuovo nel PD di Bersani e infine in Forza Italia. I suoi voti hanno fatto comodo a tanti! A Messina tutti conosciamo Genovese, sembra che i partiti, però, lo conoscano meno o comunque hanno scientificamente sempre fatto finta di non vedere. Questa nazione ha lasciato alla magistratura un compito che non dovrebbe avere; la politica continua a girarsi dall’altra parte…

    0
    0
  5. si, nel resto dell’Italia vi guardano . Se volete sapere cosa in realtà pensano di noi fuori basta fare un giro per i profili facebook pubblici degli indipendentisti veneti , questo è il profilo di uno dei loro capi https://www.facebook.com/lucio.chiavegato
    Vi auguro buon divertimento

    0
    0
  6. Tutto questo mi ricorda la saga dei Savastano…un ragazzino,un muccusu,buttato senza pietà in pasto ai lupi palermitani. Il tutto per conservare il potere di una dinastia. Caro sig. Francantonio Genovese si vergogni.

    0
    0
  7. Brava. Editoriale fatto proprio bene. Complimenti

    0
    0
  8. La questione puramente etica è stata affrontata. Lo dimostra il voto ai cinque stelle (condivisibile o meno) così come la forte percentuale di astenuti. Il nodo gordiano resta la condizione di dipendenza alla quale sono legati molti elettori e non solo i 17.000 di Luigi Genovese. Esclusi coloro i quali lo fanno per pura avidità, resta un esercito di persone il cui reddito dipende in vari modi dai Genovese di turno. L’unico modo per rompere queste malsane dipendenze è creare ricchezza. Non ci può essere indipendenza di giudizio senza quella economica purtroppo.

    0
    0
  9. unmessinesequalunque 26 Novembre 2017 14:08

    1)Bellissima analisi. Complimenti davvero. Purtroppo ci troviamo di fronte a dei fenomeni sociali che si nutrono di fame e di miseria. Tralasciando le manovre dei Genovese per evadere il fisco ,rubare alla collettività(rubare a tutti noi), vorrei soffermarmi su quegli intrecci politici che permettono di avere persone IMPRESENTABILI quanto meno dal punto di vista etico, ancora a rappresentarci. La colpa è nostra. Noi, abbiamo permesso questo. Noi abbiamo votato. Noi abbiamo scelto. Ma perché? Vivo fuori Messina ma Il motivo lo conosco,così come lo conoscono tutti quelli che vivono o hanno vissuto a Messina. LO SCAMBIO. Non nascondiamoci dietro un dito. i voti, la politica, li ottiene si nutrendosi di fame e di miseria.

    0
    0
  10. unmessinesequalunque 26 Novembre 2017 14:10

    2)I politici cercano i voti nelle classi più disposte a concederglielo anche per una sola speranza ,gente CON PIÙ FAME , la classe media Messinese.. gente che si trova sotto ricatto occupazionale perché è trimestrale… gente che lavora in qualche compagnia di navigazione è dà il voto per far lavorare il proprio figlio e poi prendere il suo posto quando in pensione…, gente che spera di essere assunto all’Atm…gente che spera in una raccomandazione per un concorso, o ancora gente che vende il voto per 50 o 100 euro. È questa la verità. Purtroppo i politicanti di turno fanno leva su questo, e finché ci sarà fame, avranno terreno fertile Tutti invochiamo il cambiamento di Messina, e del Sud ma al momento del voto lo vogliamo davvero???

    0
    0
  11. Decenni di malcostume hanno condotto i messinesi in una fase caratteristica “da studio” . Pochi hanno ormai la voglia (o il coraggio) di esternare il proprio pensiero, specialmente se rivolto ai politicanti o alla magistratura. Plaudo quindi alle belle parole della dott.ssa Brancato, parole che dovrebbero provenire anche da migliaia di cittadini abituati al caratteristico letargo. Purtroppo sono ormai vecchio e non posso che dire: COMPLIMENTI ROSARIA MA . . .PAROLE D’ORO, PAROLE AL VENTO.

    0
    0
  12. Mi auguro che Mastroeni non venga trasferito per “meriti” professionali !!!!

    0
    0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenta
Tempostretto.it - Quotidiano on line della Città Metropolitana di Messina

Via Francesco Crispi 4 98121 - Messina

Rosaria Brancato direttore responsabile-coordinatrice di redazione.

Danila La Torrevice coordinatrice di redazione.

info@tempostretto.it

Telefono 090.9018992

Fax 090.2509937 P.IVA 02916600832

n° reg. tribunale 04/2007 del 05/06/2007