L'intervista - Le incomprensibili stranezze dell'operazione Ponte

L’intervista – Le incomprensibili stranezze dell’operazione Ponte

L’intervista – Le incomprensibili stranezze dell’operazione Ponte

giovedì 16 Settembre 2010 - 10:44

Berlusconi, Lombardo e Buzzanca sembrano non credere ai dividendi politici della realizzazione del Ponte

Domanda: Ingegnere, vuole ancora restare nell’anonimato?

Risposta: Si, e sempre per la stessa ragione. Non si guarda ancora al Ponte razionalmente, il primo scopo è quello di affibbiare un’etichetta. Pro o Contro, Amico o Nemico. Ricordo una vecchia striscia di Sturmtruppen del grande Bonvi, nella quale la sentinella tedesca entrava in confusione quando, alla sua domanda Amiken o nemiken? l’interlocutore rispondeva Semplice conoscente. E’ lo stadio infantile del modo in cui in una società evoluta affronta un grande problema. Ma, forse, stiamo finalmente per uscirne.

D: Cosa ne pensa dei sondaggi che Eurolink sta effettuando a Torre Faro e Ganzirri?

R: Molto sinceramente, me ne importa poco. Immagini una grande corsa a tappe, che so, il Giro d’Italia. In una tappa di trasferimento pianeggiante, un paio di gregari prende la testa per qualche km. Fotografi e cameramen li inquadrano pure, ma non contano proprio nulla nell’economia del Giro. A me interessa se Messina vincerà il Giro, non chi si fa fotografare per essere stato in testa per qualche metro. Quello che meraviglia è il peso che viene dato da tanti a fatti decisamente marginali.

D: E lei chiama marginale una vicenda che mette a rischio la salute di centinaia di cittadini messinesi?

R: Per favore, non diciamo sciocchezze, la salute c’entra ben poco. L’ha spiegato molto chiaramente Ciucci nel suo comunicato. Se proprio vuole saperlo, quello che mi colpisce in questa vicenda è che la risposta all’opinione pubblica messinese viene data dall’amministratore delegato della società concessionaria, quando sarebbe bastato un comunicato dell’ultimo dei suoi addetti stampa. Da pubblicare un paio di mesi fa.

D: Non capisco … non è naturale che sia l’ad della società a trattare i problemi relativi al Ponte di Messina?

R: Ponte di Messina? Stavolta sono io a non capire. In anni e anni di lavoro e di chiacchiere, l’opera ha progressivamente perso la sua denominazione di Ponte di Messina. Si può chiamare Ponte di Berlusconi, di Ciucci, di Roma o di Impregilo; Messina sembra sempre più la sede occasionale dell’infrastruttura.

D: E’ un’affermazione molto dura, si spieghi meglio.

R: Più che dura direi amara, purtroppo però incontestabile. Dimostrata dal fatto che si è dovuto scomodare da Roma l’ad di una grande società per dare una risposta a un banale contenzioso fondato su opinabili basi giuridiche. Un affaruccio che doveva essere gestito in sede locale, molto più adatta e competente sulla vicenda e sui luoghi, piuttosto che da un supermanager che opera a molte centinaia di km di distanza e ha problemi molto più importanti di cui occuparsi. Noi Messinesi poi, dimostriamo ancora una volta di sentirci l’ombelico del mondo, senza capire che questi ritornelli sono stati cantati infinite altre volte. Pensi alle migliaia di sondaggi ed espropri effettuati per l’Alta Velocità, per i tanti collegamenti stradali e ferroviari disciplinati dal Testo unico sulle espropriazioni n. 327/2001, modificato dal D.Lgs n. 302/2002. Ovviamente c’è già una giurisprudenza amplissima sull’argomento, poi arriviamo noi e pensiamo di scoprire l’acqua calda.

D: Intende dire che la conclusione della vicenda è già scritta?

R: Sono proprio curioso di sapere se esiste una persona dotata di un minimo di buonsenso che possa avere dei dubbi. Il problema che ha occupato le prime pagine dei giornali si riduce a qualche decina di giorni di fastidi in due complessi che, ogni anno, di questi tempi ospitano ben poche persone. Probabilmente, i condòmini avrebbero potuto ottenere da Eurolink una crociera autunnale per tutta la durata dei lavori. La prego di nuovo di cambiare argomento.

D: Torniamo al Ponte, cosa contesta al modo in cui vengono condotte le operazioni?

R: Io non contesto nulla, osservo e traggo le mie personalissime conclusioni. Condivise, ritengo, dalla stragrande maggioranza dei Messinesi favorevoli al Ponte, ma silenziosi. Proprio per la ragione che che, ogni giorno che passa, sentono il Ponte sempre più estraneo.

D: Quindi, secondo lei ci sono molti Messinesi favorevoli al Ponte. Ma perché restano in silenzio?

R: Mi pare evidente: come il 95% degli Italiani, anche i Messinesi non credono che il Ponte si farà e, in ogni caso, non riescono a vedere concreti vantaggi dalla costruzione. La seconda ragione è assolutamente falsa, ma nessuno si impegna a dimostrarlo. Le ragioni che stanno alla base di questa mancanza di collegamento tra le gigantesche opere in programma e i benefici che ne verranno alla città mi sono incomprensibili. O, forse, mi rifiuto di capirle.

D: Criticare gli altri è un’attitudine tipicamente messinese, proporre è molto più difficile. Cosa mi dice in proposito?

R: Dovrebbero parlare i fatti. Qual è il coinvolgimento della società civile messinese nella realizzazione del Ponte che porta (impropriamente, ripeto) il nome della città? Conosciamo i limiti della classe politica locale, tutta dedita a pietire alla Stretto di Messina l’allungamento della lista delle opere compensative, non a dibattere sulla Messina con il Ponte, città che può e deve essere completamente diversa dall’attuale, decisamente senza speranza. E’ un compito entusiasmante per chi è in grado di interpretare il lato nobile della Politica. E mi meraviglio che Peppino Buzzanca – che ha sudato sette camice per dimostrare che sono finalmente a portata di mano obiettivi che sembravano irraggiungibili – non abbia ancora voluto (o saputo) cogliere un’opportunità Politicamente così ghiotta. La prego di usare la lettera maiuscola.

D: Forse il sindaco non vede una vera convenienza sul piano del consenso elettorale.

R: Se così fosse, mi deluderebbe profondamente, proprio dal punto di vista della sua cultura politica, che in certi momenti ha mostrato un innegabile spessore. Ma questo è solo un aspetto del problema. Il consenso si conquista con i fatti, non con le chiacchiere o, peggio, con il rafforzamento delle clientele. Ciò vale sia a livello locale e ancor più a livello nazionale. Mi chiedo come sia possibile che sia Berlusconi che Lombardo sembrino non rendersi conto che questo è il momento di dimostrare che l’operazione Ponte non è solo un affarone per Roma e Milano, ma anche un grande strumento di sviluppo locale? Che cioè non capiscano che questo è il momento di mettere all’incasso i dividendi politici dell’opera?

D: La responsabilità è solo politica?

R: No, anche la società civile messinese, le associazioni di categoria, l’Autorità portuale, la Camera di Commercio, persino l’Ente Fiera, l’Ente Teatro e gli stessi cittadini potrebbero giocare un ruolo importante in questa vicenda. Ovviamente ciascuno per la sua parte. Invece di aspettare di essere coinvolti e, possibilmente, beneficati senza meriti. E su questa inerzia, su questa vera e propria cultura dell’accidia si è costruita la decadenza di Messina negli ultimi decenni. Non si vuole capire che il cittadino può ancora contare, ma solo nella misura in cui reclama i suoi diritti e si propone costruttivamente. Non quando sa dire solo No o aspetta la manna dal cielo senza neanche chinarsi a raccoglierla.

D: Mi pare che lei sottovaluti il protocollo d’intesa tra Stretto, Eurolink, Parsons e le università dello Stretto.

R: Affatto, è un primo passo straordinario e va dato grande merito al prof. Tomasello che ha l’ha gestito con molta pazienza. Ma bisogna fare al più presto gli altri passi, secondo un percorso che può dare moltissimo alla stessa Eurolink. Come ai due Atenei, agli studenti e ai docenti peloritani e reggini; se sapranno mettere da parte miopi campanilismi e ragionare in termini di vera collaborazione, di sviluppo dell’Università dell’Area dello Stretto.

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