Il candidato a sindaco di Risorgimento messinese: «Il malato non si cura con l'eutanasia»
«Chi vuole il male della città si augura il dissesto finanziario, ovvero la fine di Messina». Fabio D’Amore non vuol proprio sentire parlare di un’ipotesi di dissesto. Così il candidato a sindaco del movimento Risorgimento messinese interviene su questo delicatissimo argomento, rivolgendosi direttamente a Carmelo Santalco, segretario cittadino dell’Udc, che ieri aveva dichiarato al nostro giornale che «il commissario Sinatra deve rendersi protagonista di un gesto di grande responsabilità nei confronti della città», facendo chiarezza sulla reale situazione finanziaria del Comune. «Non si può correre il rischio che chi amministrerà la città – aveva detto Santalco – si ritrovi con l’alibi di non poter attuare i programmi a causa della condizione economica del Comune. Il commissario, dunque, decida come affrontare questa situazione, se sia il caso di tentare una drastica “cura dimagrante- oppure dichiarare il dissesto finanziario».
Oggi D’Amore si dice «esterrefatto» per queste dichiarazioni. «D’accordissimo con lui quando parla di drastica cura dimagrante, che è parte fondamentale del mio programma, ma al dissesto finanziario non si dovrebbe neppure pensare». Poi continua: «Non capisco veramente dove voglia arrivare l’amico Santalco che sembra affermare, come già sottolineato qualche giorno fa da Gianpiero D’Alia, la città va dichiarata -fallita- e ben venga il dissesto finanziario perché, diversamente il nuovo sindaco non potrà attuare il programma ed aggiungo io: così non ci sarà alcun sindaco fino a quando non avremo recuperato posizioni. Ma, posto che non è detto che le posizioni vengano recuperate (si potrebbe anche peggiorarle) noi diciamo: ben venga il nuovo sindaco, che faccia finalmente piazza pulita di tutti i costi inutile e soprattutto affronti da messinese le emergenze della città».
«Ma lo sanno i santalchiani e i d’aliani o d’alisti, o chi diavolo ancora spinge per la soluzione del dissesto finanziario – prosegue D’Amore – cosa significa arrivare a questa ipotesi estrema di commissariamento prolungato di Messina? Ma si pongono il problema della fine degli industriali, degli imprenditori e di quanti dovremmo invece incentivare ad investire a Messina per non decretare il de profundis della città? Non pensano al tracollo di quanti, fino a ieri, li affiancavano e sostenevano e che potrebbero dichiarare bancarotta o cambiare città? Suvvia, pensano veramente che pur di non far disputare un’elezione per loro in salita si possano sacrificare 250.000 messinesi? Pensano veramente che di fronte a questo ennesimo scempio staremo a guardare i loro tristi giochetti partitici?».
Secondo D’Amore «in questo momento nessuno vuole bere l’amaro calice della candidatura a sindaco. In fondo, si saranno detti, se arrivasse la dichiarazione di dissesto potremmo goderci veramente le comode poltrone palermitane o romane. E’ questo l’amore sbandierato ai quattro venti per Messina, è questo l’interesse che li spinge a scendere in campo, è cosi che si vuole guarire il malato ? Con l’eutanasia? No -signori-, pensate veramente (prima di tutto) a Messina. Ma veramente, perché a questa città avete già succhiato tutto il sangue ed anche le ossa ed i muscoli sono ormai allo stremo. Noi, lo promettiamo, non staremo a guardare».
