Il parere del collegio di difesa, redatto il 6 luglio nonostante fosse stato richiesto il 5 febbraio: il procedimento può essere annullato, purché l'assenza di interesse pubblico sia seriamente documentata
Uno degli aspetti più contorti della vicenda del project financing sui cimiteri riguarda il parere dei legali del Comune. Chiesto dall’assessore Elvira Amata (nella foto)il 5 febbraio, dopo che il 21 gennaio il consiglio comunale aveva dichiarato di -non interesse pubblico- il progetto, il pronunciamento del collegio di difesa è stato redatto solo due giorni fa, il 6 luglio, e consegnato alle quindici di martedì 7 alla Amata stessa. Sono passati esattamente cinque mesi, e solo una settimana fa l’assessore ha ritenuto di dover protestare nei confronti dell’avvocatura. Peccato che l’udienza del Tar sul ricorso presentato dalla cordata di ditte private con le quali andrebbe stipulata la convenzione si fosse già tenuta il 25 giugno, senza che, peraltro, il Comune si costituisse in giudizio.
Nel parere il collegio di difesa risponde ai tre quesiti posti dalla Amata: se l’ordine del giorno del consiglio comunale costituisse condizione sufficiente a procedere all’annullamento del procedimento; se una condizione fosse, piuttosto, l’interdizione da appalti con la pubblica amministrazione alla quale era stata condannata, per sei mesi (ridotta a tre mesi, in realtà, e dunque scaduta il 23 gennaio) la ditta capofila del raggruppamento di imprese, la Alfano spa; quali sarebbero, infine, gli eventuali costi che l’amministrazione dovrebbe sostenere in caso di annullamento.
Riguardo al primo punto, il collegio specifica che sull’argomento la legge attribuisce competenza esclusiva alla giunta, e che quindi dovrà essere l’amministrazione a valutare l’interesse pubblico del project financing. I legali ricordano che il procedimento non si è ancora perfezionato, e che non si può dunque parlare di annullamento in autotutela riferendosi ad una procedura che non si è conclusa. Ma avendo i privati maturato delle aspettative, «i motivi che possono spingere alla eliminazione della dichiarazione di interesse pubblico debbono essere seri e documentati, in caso contrario (e qui si dà risposta al terzo quesito della Amata, nda) si potrebbe andare incontro ad un’azione di danni inquadrabile probabilmente nella responsabilità contrattuale». Per quanto riguarda lo status della Alfano spa, essendo scaduta la misura interdittiva, essa risulta «libera di contrarre con la pubblica amministrazione». Tutto questo significa che la giunta Buzzanca andrà avanti, a questo punto, con la strada del project? Probabile, anche se a questo punto manca un ultimo tassello, la sentenza del Tar.
