La lentezza di Palazzo Zanca e il grande affare del project financing sui cimiteri

La lentezza di Palazzo Zanca e il grande affare del project financing sui cimiteri

La lentezza di Palazzo Zanca e il grande affare del project financing sui cimiteri

martedì 07 Luglio 2009 - 22:28

Il Comune non si è opposto al ricorso presentato dal raggruppamento privato: dopo la sospensione di 60 giorni, l'iter con ogni probabilità andrà avanti, nonostante il consiglio comunale l'avesse dichiarato non -di interesse pubblico-. Ecco le perplessità dell'ex dirigente ai Cimiteri Manna e i contorni politici di un business da decine di milioni di euro

Il project financing sui cimiteri si farà. Anzi no. O forse sì. Lo strano balletto che si è innescato intorno al progetto decennale di ampliamento dei tredici cimiteri comunali ha vissuto alti e bassi, ma potrebbe essere giunto al momento finale. Il Comune, infatti, non si è costituito in giudizio all’udienza svoltasi al Tar il 25 giugno scorso per il ricorso presentato dalla Alfano spa, capofila del raggruppamento di imprese private che ha proposto il progetto, che aveva diffidato Palazzo Zanca per ottenere la stipula del contratto di concessione. Con ogni probabilità, dunque, l’iter andrà avanti (l’ipotesi alternativa è quella di un maxi-risarcimento), nonostante il consiglio comunale, nel gennaio scorso, l’avesse dichiarato privo «di interesse pubblico», invitando l’amministrazione a «procedere, anche in autotutela, all’annullamento del procedimento in corso». L’amministrazione, in realtà, nonostante la marcia indietro manifestata dall’assessore al ramo Elvira Amata, non ha mai annullato l’iter ma lo ha solo sospeso per 60 giorni. Il motivo, per altro, nulla ha a che fare col pronunciamento del consiglio: la sospensione, infatti, è dovuta alla posizione poco chiara della stessa Alfano Spa, che era rimasta coinvolta alcuni mesi prima in un caso di presunte tangenti al Comune di Corsano, in Puglia, scoperto dalla Procura di Lecce, per questo interdetta per sei mesi dagli appalti con la pubblica amministrazione.

Conclusa la sospensione di 60 giorni, la Alfano ha bussato alla porta di Palazzo Zanca, l’amministrazione non ha risposto e la ditta si è rivolta al Tar. Anche qui il Comune si è mosso con colpevole ritardo: nonostante il ricorso sia stato notificato il 6 maggio, solo l’11 giugno la giunta ha dato incarico al componente del collegio di difesa Aldo Tigano di opporsi. Troppo tardi, evidentemente, perché l’Avvocatura ha provveduto a fornire tutte le carte a Tigano solo dopo lo svolgimento dell’udienza, alla quale, ovviamente, il Comune non si è costituito. La lentezza elefantiaca di Palazzo Zanca si riscontra anche nella redazione del parere legale sull’intera vicenda richiesto il 5 febbraio scorso dalla stessa Amata e consegnato solo due giorni fa.

Vale la pena, a questo punto, fare il punto della situazione sul project financing, riepilogando intanto l’intero iter. La proposta arriva al comune il 27 dicembre 2002 (assessore al ramo era Carlo Abbate) da un raggruppamento di imprese guidato dalla Alfano Spa di Arzano, in provincia di Napoli. Raggruppamento del quale fanno parte altri quattro soggetti privati, dei quali almeno due sono facilmente accostabili a esponenti politici messinesi. Sono la A&P Associati, lo studio commerciale siracusano che ha -partorito- la convenzione che regola il project, la Costruzioni srl di Roma, la Itaca srl di Brolo, una delle aziende del gruppo Mancuso che a Messina ha realizzato diversi complessi edilizi della Lega delle Cooperative, la Rosario Scurria srl, ditta che porta il nome del fratello dell’ex segretario cittadino dei Ds Marcello Scurria e che pare abbia lasciato la cordata nei mesi scorsi, e la Tornatore Associati srl, dell’ex dirigente diessino Mariano Tornatore. Quest’ultimo, peraltro, è uno dei -padri- del progetto preliminare dell’ampliamento dei cimiteri. Insieme a lui, tra gli altri, l’ex assessore democristiano Salvatore Merlino, Giuseppe Puglisi, nominato nel giugno scorso dal sindaco Buzzanca esperto a titolo gratuito proprio per la -pianificazione ed organizzazione dei servizi cimiteriali-, Alessandro Silvestro, figlio dell’ex deputato diessino Gioacchino Silvestro, il cui altro figlio, Massimiliano, è uno dei due geologi del progetto.

La valutazione definitiva da parte del Comune viene data un anno e mezzo dopo. Nel frattempo all’Ars (maggio 2003) veniva modificata la legge regionale sui project financing con un articolo -37bis- dedicato proprio agli ampliamenti delle aree cimiteriali, che attribuiva ogni competenza alla giunta comunale, «anche in deroga ai termini» fino a quel momento previsti. Ad ogni modo, nel luglio 2004, il Rup Carmelo Ricciardi dichiara la proposta «fattibile e priva di elementi ostativi alla sua realizzazione e dotata dei requisiti per essere considerata di pubblico interesse». Il tutto viene certificato dalla giunta a settembre, quando viene dato mandato all’allora direttore generale Gianfranco Scoglio di predisporre tutti gli atti. Per Palazzo Zanca, dunque, si può indire la gara. Gara alla quale partecipano due raggruppamenti di imprese, quello capitanato dalla Alfano, ovviamente, e un secondo, l’Ati Cer, che però non viene ammessa per aver inviato la documentazione un giorno dopo la data di scadenza. Ne nasce un contenzioso che si conclude solo il 2 maggio 2006 col pronunciamento del Cga. La concessionaria per l’ampliamento dei cimiteri diventa, dunque, a pieno titolo l’Ati guidata dalla Alfano.

Eppure diverse erano state le perplessità sollevate dal dirigente ai Cimiteri dell’epoca, Domenico Manna. Significativa è una nota del 27 ottobre 2003. Secondo Manna lo schema di convenzione che dovrebbe regolare il project è «fondato su un presupposto errato», quello cioè che il Comune non dispone di fondi di bilancio per le opere cimiteriali. Manna afferma invece che «il Comune dispone di fondi autonomi per la costruzione e manutenzione delle opere cimiteriali». Fondi sufficienti a provvedere «anche alla manutenzione dell’esistente». Del resto anche una recente nota di Ricciardi certifica che nel 2008 sono stati incassati 2milioni 850mila euro per la vendita di loculi e servizi cimiteriali, a fronte di una spesa di 2milioni 960mila euro. Tornando a Manna, secondo il dirigente «lo schema di convenzione è assolutamente carente sotto il profilo delle garanzie per l’amministrazione sia per quanto attiene il rispetto dei tempi e le modalità di costruzione, che sull’espletamento del servizio che sulle garanzie economiche, modalità di recesso, risoluzione automatica e clausola compromissoria».

In particolare sono i tempi a far storcere il muso. Il project ha una durata di dieci anni: ciò significa che in questo periodo i privati costruiranno loculi, cappelle e quant’altro (per un totale di oltre 42mila strutture), incasseranno i proventi delle vendite e si occuperanno della gestione ordinaria (la straordinaria, tranne per le opere realizzate dall’impresa, sarà a carico del Comune). Terminati i dieci anni, i privati continueranno ad incassare gli importi dei loculi non venduti nei dieci anni, mentre tutte le rimanenti spese di gestione torneranno a carico del Comune. Il quale, però, avrà molti meno introiti di cui usufruire, quasi nulli se si pensa che la maggior parte delle opere che l’impresa realizzerà non verranno certo vendute in un tempo ridotto di dieci anni. Non a caso nelle altre città dove si è proceduto con il regime di project financing per i cimiteri la durata è quasi sempre trentennale o ventennale. Quanto c’è in ballo per tutto questo? Il raggruppamento di imprese prevede una spesa di quasi 57 milioni di euro, a fronte di ricavi che superano i 96 milioni. Ecco perché, alla fine, il project financing per i cimiteri sarà un grande affare. Per i privati.

(foto Dino Sturiale)

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