La proposta di legge prevede la sfiducia al presidente senza lo scioglimento dell’Ars. Il governatore: «Con Berlusconi nessun problema, ma ha cattivi consiglieri». Il premier vorrebbe dentro anche l’Udc: in quel caso si aprirebbero le porte all’ingresso in giunta del vicesindaco di Messina Ardizzone
Sembrava che il clima intorno all’affaire giunta siciliana si fosse tranquillizzato. Ma così non è, l’incontro tra il presidente della Regione Raffaele Lombardo e il premier Silvio Berlusconi, durato oltre cinque ore, ha sortito un solo effetto concreto: prendere tempo. Ma l’accordo non c’è, anche perché il presidente del Consiglio, sempre più avviluppato nella storiaccia delle “escort” baresi, ha delegato per la trattativa i coordinatori nazionali e regionali del partito. Coordinatori che hanno alzato il tiro, chiedendo più spazio in giunta rispetto alle sole tre caselle lasciate vuote da Lombardo per Pdl e Udc.
Ma a rendere tutto più complicato è quello che ormai è stato ribattezzato come “ddl anti-Lombardo”, il disegno di legge che mira a modificare lo statuto speciale della Regione Sicilia, consentendo, in soldoni, all’Ars di mandare a casa il presidente senza che l’assemblea si sciolga. «Un marchingegno nato per intimidirci», attacca Lombardo. «Un atto di ritorsione politica», lo definisce il senatore Mpa Giovanni Pistorio. Sta di fatto che il ddl presentato dai senatori del Pdl verrà discusso la prossima settimana in commissione Affari costituzionali e arriverà all’Ars per il parere non vincolante.
Su queste basi Lombardo potrebbe anche decidere di rompere ogni trattativa. «I nove assessori già nominati – ha ribadito il governatore – non si toccano. Poi ci sono ancora tre posti disponibili, mi diano dei nomi accettabili». Nomi che possono anche comprendere l’Udc, contro il quale Lombardo dice di «non avere nulla». D’altronde una delle condizioni poste da Berlusconi riguarda proprio il reintegro del partito centrista, che se dovesse avvenire aprirebbe le porte, stando ad alcune indiscrezioni, all’ingresso in giunta del vicesindaco di Messina Giovanni Ardizzone. L’altro messinese che Lombardo chiamerebbe con sé, Nino Beninati, non vuole strappi, e accetterà un’eventuale nomina solo se “benedetta” dal guardasigilli Angelino Alfano.
La trattativa proseguirà? «Col presidente Berlusconi – ha detto Lombardo – ci si intende, va al sodo, non si dilunga in questioni di bottega. C’è qualcun altro nel Pdl che rema contro. Io e il Pdl dialoghiamo e contemporaneamente dal “club dei senatori” arriva il comunicato che inviano in Sicilia quel ddl che non sta né in cielo né in terra. Spero solo che il presidente non segua, come è accaduto per la questione Fas, i cattivi consiglieri». Anche perché se questo dovesse avvenire, la rottura a quel punto sarebbe inevitabile.
(foto Sturiale)
