Incontro alla Provincia per discutere dello strumento e del futuro del territorio cittadino. Ardizzone: «Riprendere il gusto della costruzione etica». Corvaja: «Nuovo Prg che segua vocazioni e progetto di sviluppo della città»
Porre fine al massacro edilizio che in questi anni ha divorato il territorio cittadino. O almeno limitarne la portata, provare ad invertire la rotta. E’ questa la “missione” del Piano paesaggistico e nello specifico dell’ambito nove che riguarda Messina, approvato mercoledì scorso dall’Osservatorio regionale per la qualità del paesaggio, struttura legata all’assessorato ai Beni Culturali. Ed oggi, per parlare di questo e di argomenti connessi, è stata convocata una conferenza stampa tenutasi nella sala consiliare della Provincia, alla quale hanno partecipato il deputato regionale dell’Udc, Giovanni Ardizzone, il componente dell’Osservatorio, prof. Cesare Fulci e il Soprintendente ai Beni culturali per Messina e provincia, Rocco Scimone.
Un piano che, come è stato ripetuto a più riprese, dovrà essere continuamente consultato. Il quadro che dovrebbe crearsi nel post-approvazione infatti, è di un totale adeguamento degli strumenti di pianificazione urbanistica dei Comuni e delle Province alle previsioni del Piano stesso, al fine di assicurare un’ottimale salvaguardia dei valori ambientali. Diverse le misure previste, illustrate in maniera riassuntiva nel corso della conferenza. In primis non saranno consentite nuove edificazioni in sequenza (schiere) e con altezza superiore a due elevazioni fuori terra, ad esclusione delle zone A (quelle di interesse culturale e ambientale) e B (quelle a destinazione residenziale) risultanti dal Piano Regolatore Generale. Non sono consentite cave e discariche di rifiuti solidi urbani, di inerti e materiali di qualsiasi genere e di acque reflue se non trattate e depurate, entro la fascia di rispetto di 300 metri nelle aree costiere. E a proposito di coste, eventuali opere a mare dovranno essere compatibili con i caratteri strutturali e ambientali del sito e correlate da studi di dettaglio che ne attestino la non influenza negativa.
Su Messina, il piano prevede poi due particolari “zoom”: sul paesaggio della fascia costiera soggetto a processi di degrado e trasformazione urbana; sul paesaggio dell’area collinare della riviera nord a monte della strada provinciale Nuova Panoramica dello Stretto. Per quanto riguarda il primo “obiettivo”, le direttive prevedono su tutto il recupero dell’affaccio a mare con la possibilità per la cittadinanza di fruirne attraverso accessi pubblici, aree verdi e attrezzate. Per quanto riguarda la zona nord invece, il fine primario è rappresentato dal recupero della vegetazione e degli ecosistemi boschivi al fine della salvaguardia idrogeologica.
Un passaggio importante riguarda poi le aree di espansione ricadenti nei villaggi di Curcuraci, Faro Superiore, Ganzirri, l’area a monte di Granatari, Marotta e Torrefaro, nelle quali le nuove abitazioni non potranno superare le due elevazioni fuori terra, ad esclusione della zone B. Inoltre nella zona demaniale tra Pace e Contemplazione, non potranno essere effettuati interventi se non previsti da un piano particolareggiato.
Lo stesso Ardizzone, intervenendo, ha sottolineato come le condizioni della zona nord siano strutturalmente simili, se non peggiori, a Giampilieri e ai villaggi colpiti dall’ultimo alluvione di ottobre. Serve dunque un inversione di tendenza immediata per evitare altri disastri. «E’ fondamentale riprendere il gusto della costruzione etica – ha sottolineato il deputato regionale dell’Udc -. Come vice sindaco e come rappresentante di questo partito solleciterò chiarezza sugli strumenti e le linee generali da adottare. Per me bisogna puntare a politiche di recupero, spingere l’imprenditoria medio-piccola che compone per la maggior parte il tessuto economico di questa città. Mirare al “risanamento” dei villaggi. Ho già chiesto una riunione di Giunta per capire cosa fare del nostro territorio, segnare una strategia unica nonostante i diversi piani esistenti».
Sull’applicazione del Piano, i dubbi sicuramente permangono e sono stati rappresentati dai partecipanti all’incontro di oggi; diversi tra ingegneri, architetti e rappresentanti politici. Incertezze sulla coesistenza di questo strumento con gli altri esistenti: Prg, Pai, Zps, Prp. «Per me tutti i piani devono essere subordinati a quello paesaggistico», ha risposto Ardizzone, che lo scorso 14 maggio con un’interrogazione segnalò come il ritardo nella pubblicazione dello strumento avese nuociuto sul territorio a causa della esagerata urbanizzazione. E ricordiamo anche che il parlamentare regionale dell’Udc, ha presentato il Ddl, poi approvato dall’Ars, che bloccherebbe parzialmente le concessioni edilizie fino all’aggiornamento e all’approvazione del piano regionale di assetto idrogeologico.
Tornando al Piano paesaggistico, il provvedimento entrerà in vigore al momento della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, ma entro tre mesi potranno essere presentate controdeduzioni. I tempi entro i quali gli Enti dovrebbero adeguarsi ai suoi dettami sono fissati dallo stesso Piano, comunque non oltre due anni dalla sua approvazione. E fino ad allora? Presumibilmente bisognerà fare affidamento sul “buon senso” di tecnici e amministratori.
Nel corso dell’appuntamento sono poi intervenuti il dirigente Dipartimento Attività Edilizie e Repressione Edilizie dell’Abusivismo del Comune di Messina Giovanni Caminiti e l’assessore alle Politiche del Territorio Giuseppe Corvaja. Chiaro e diretto il messaggio di quest’ultimo: «Invito Ardizzone a collaborare per porre in essere un nuovo Prg che non tracci solo zone e vincoli, ma sia specchio di una scelta politica per la città. Si valutino le vocazioni, le ricadute sul piano economico/sociale, una strada per lo sviluppo. Ritengo che, al di là del sì o no alla costruzione, non si possa prescindere dal tracciare un disegno che faccia riferimento alle opere compensative al Ponte. Che possono cambiare la struttura territoriale. Sicuramente, è fondamentale che ci si riappropri dell’affaccio al mare».
Infine bisogna segnalare che oltre Messina, sono nove i centri della provincia inseriti nell’ambito nove: Furci, Gaggi, Gioiosa Marea, Graniti, Librizzi, Montalbano Elicona, Pace del Mela, Santa Teresa di Riva, Terme Vigliatore. Anche in questi casi bisognerà valutare l’impatto con i singoli piani territoriali, per chi ne è dotato, ma soprattutto capire come il Piano Paesaggistico possa integrarsi con i singoli piani regolatori locali e il piano territoriale provinciale, tra i quali sembrano già esistere dei contrasti. (foto Dino Sturiale)
