Ponte sullo Stretto: le cavie da laboratorio chiedono rispetto

Ponte sullo Stretto: le cavie da laboratorio chiedono rispetto

Ponte sullo Stretto: le cavie da laboratorio chiedono rispetto

mercoledì 03 Marzo 2010 - 06:48

Fenice prenda esempio da Eurolink

Si sta facendo strada nella nostra città la sensazione che la storica controversia PonteSi PonteNo si vada trasformando giorno dopo giorno in PonteCome.

Le ragioni di questo cambiamento sono più d’una, alcune decisamente concrete, altre piuttosto sfumate: segnali di fastidio verso il No e rinnovata curiosità verso un Si portatore di novità attese da decenni.

Giocano certamente un ruolo le voci che corrono in città su imminenti intese tra alcune imprese che hanno vinto le gare e istituzioni cittadine. Intese che potrebbero costituire una felice premessa per quelle opportunità di sviluppo innumerevoli volte promesse ai Messinesi dagli gli uomini del Ponte.

Comunque vadano le cose, va dato atto a Eurolink – il General Contractor – di essersi proposta in modo assolutamente corretto e rispettoso nei confronti degli enti più rappresentativi del territorio.

Sappiamo bene di inoltrarci su un terreno scivoloso: il concetto di rispetto si presta a varie interpretazioni, ma sia chiaro che lo utilizziamo nel senso più proprio, come riguardo e stima verso le istituzioni civili locali e i valori che esse simboleggiano.

Ammettiamo pure che la pretesa di essere rispettati a priori – per la propria storia prima che per i propri comportamenti – sia una peculiarità che discende dal debordante orgoglio dei Siciliani.

Ma tant’è, e non abbiamo alcun motivo di nasconderlo o vergognarcene.

Chiusa la parentesi socio-semantica, torniamo al punto.

Un altro elemento che mostra il cambiamento del vento proviene dai fremiti di mobilitazione che si possono osservare nel mondo delle professioni e in quello delle imprese. Palpiti più che comprensibili, per carità, considerato lo stato comatoso in cui versa da tempo l’economia cittadina.

Meraviglia però la rapidità con la quale tanti ingegneri, avvocati, imprenditori, consiglieri comunali e coristi della politica si sono convertiti alle ragioni del Ponte. Sulla via di Damasco o, meglio, sul viale Boccetta, nell’Auditorium del Palazzo della Cultura.

Tanti che erano titubanti o addirittura contrari hanno fatto ben più che un’affacciatina alla cerimonia del 12 febbraio; attentissimi a contraccambiare con un sorriso adulatore lo sguardo sfuggevole di un potente o presunto tale, purché collegato al mondo del Ponte.

Il sintomo più evidente del cambiamento è stato però un altro e lo registriamo con tristezza: il patetico fallimento del movimento NoPonte messinese, ormai sorretto da pochi idealisti che non hanno saputo adeguare le loro argomentazioni all’evolversi della situazione.

Sono banali constatazioni, non giudizi di merito: dubbi sull’effettivo completamento dell’opera ne sussistono ancora, oggi come ieri. Ma non sono dovuti all’assenza del progetto definitivo, all’esistenza della faglia o all’inefficienza degli amministratori locali; temi questi che ricorrevano frequentemente nella dialettica dei NoPonte e si stanno squagliando come neve al sole.

Più che degli argomenti antiPonte però, crediamo che oggi i Messinesi siano interessati a sapere che alcune hanno mostrato di sapersi accostare alla nostra città con il giusto rispetto.

E altre no.

Faremo centinaia di controlli dell’aria e del suolo, dell’ambiente marino e delle acque superficiali, della fauna e della flora. Persino del paesaggio (!?). Ante operam, in corso d’opera e post operam. Per 7 anni, hanno ripetuto con grande enfasi i tecnici mandati da Eurisko, Nautilus e dalle altre aziende che fanno parte del raggruppamento guidato da Fenice SpA, gruppo EdF (Electricité de France).

Il Monitore Ambientale che dovrebbe essere il custode inflessibile del territorio e della salute dei cittadini.

Belle parole, peccato che, per compiere questa nobile missione, non abbiano sentito il bisogno – o il dovere – di prendere contatto con le istituzioni locali che di questi temi si occupano da anni.

Ci riferiamo ai Dipartimenti di Scienze della Terra, di Biologia Animale ed Ecologia Marina e di Scienze dell’Ambiente dell’Università di Messina, dell’Assessorato per la Tutela dell’Ambiente della Provincia Regionale o della stessa Agenzia regionale per la tutela dell’Ambiente.

Realtà di provincia le nostre, per carità.

Di livello certo non paragonabile a quello delle aziende venute dal Nord – anche se la cooperativa Nautilus è di Vibo Valentia – a realizzare una rete che sarà un vero e proprio laboratorio per l’osservazione e la misurazione delle dinamiche ambientali, sociali ed economiche.

Sia chiaro che le cavie da osservare siamo noi, cittadini messinesi, l’aria e l’acqua da misurare quelle che noi respiriamo e beviamo.

Mai ci saremmo aspettati di difendere i nostri politici, ma quando abbiamo sentito Petrella, l’assessore della Provincia di Messina, protestare vivacemente per essere stato ignorato dai rappresentanti di Fenice sul territorio, non abbiamo potuto reprimere un moto di solidarietà.

No, così non si fa.

Anche perché come possiamo fidarci di chi mostra così poco rispetto nei nostri confronti?

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