Il dirigente del dipartimento dice la sua su molti aspetti: «La concessione ai privati dimezza i tempi. La relazione di Manna è antecedente all’esame del Rup Ricciardi. Il giudice, se darà ragione all’Ati, costringerà il Comune a dare una risposta, non a stipulare il contratto»
Sul project financing per i cimiteri si sta dicendo di tutto e il contrario di tutto. Anche su Tempo Stretto i lettori hanno detto la loro attraverso i commenti, commenti che hanno spinto il dirigente del dipartimento Cimiteri del Comune, Attilio Camaioni, a scriverci per fornirci le sue spiegazioni e i suoi chiarimenti da “persona informata dei fatti”. «Essendo un addetto ai lavori, sia pure con un ruolo “tecnico”, mi permetto di dare qualche informazione, nella speranza che i prossimi giudizi, ancorché critici, non siano apodittici e, soprattutto… campati in aria».
«Il ricorso allo strumento del progetto di finanza (sul quale Camaioni ammette di avere qualche “riserva ideologica”) è stato deliberato dall’organo competente (la Giunta e non il Consiglio) e da qui occorre partire. La situazione dei cimiteri è oggi in grave crisi – una vera e propria emergenza! – e la necessità di realizzare una grande quantità di sepolture in tempi brevissimi è un dato inoppugnabile. Dare in concessione a privati quest’arduo compito consente certamente di dimezzare i tempi azzerando talune estenuanti procedure di appalto che la Pubblica Amministrazione è costretta a seguire, ed eliminando il limite finanziario delle somme effettivamente disponibili (intorno a tre milioni annui, derivanti dalla vendita delle sepolture). In altri termini, con i pochi tecnici disponibili il Comune progetta, appalta, costruisce, vende, incassa, e costruisce ancora: ma non può costruire più di quello che ha effettivamente in cassa, appunto circa tre milioni all’anno; inoltre i tempi necessari per progettare, appaltare, costruire ed assegnare non sono sempre compatibili col ritmo delle morti…».
Camaioni puntualizza che le valutazioni dell’ex dirigente ai Cimiteri, l’ing. Domenico Manna, molto critiche nei confronti del project, «sono antecedenti all’esame del RUP, ing. Ricciardi, che ha introdotto nel progetto e nello schema di convenzione i correttivi necessari per “assorbire” quelle valutazioni; che sono oggi improprie alla luce del progetto finale, che è stato approvato. L’utile – non il ricavo! – calcolato dall’ing. Ricciardi a favore dell’ATI è di gran lunga inferiore a quello indicato nell’articolo. Si tenga presente che i loculi saranno venduti a prezzi inferiori a quelli praticati oggi dal Comune».
«E veniamo al giudizio davanti al TAR per il quale il Comune non si è costituito. Il ricorso aveva come obiettivo solo quello di costringere il Comune a dare una risposta, positiva o negativa, circa la volontà di stipulare il contratto. Non quello di costringere il Comune a stipularlo! Se il TAR darà ragione all’impresa (e non è detto che lo faccia) assegnerà un termine per formulare questa risposta. Scaduto il termine nominerà un commissario. Ma la risposta arriverà sicuramente prima».
Camaioni infine si domanda: «A fronte di questa complessa vicenda che senso hanno tutti i commenti fatti dai lettori di Tempo Stretto? Chi li ispira e per quali ragioni? La mancata costituzione non favorisce in alcun modo l’ATI ricorrente, che ha diritto ad una risposta. Il “manciamancia” e la “corruzione evidente” sono solo gratuite elucubrazioni. Ricordo che l’anonimato non è una garanzia assoluta contro denunce per calunnia o diffamazione… All’unico commento “propositivo”, quello del sig. Scinelli, rispondo che l’inceneritore (rectius crematorio) è stato appaltato ed i lavori dovrebbero cominciare entro la fine dell’anno, se i tempi della Pubblica Amministrazione non si dilateranno oltre il prevedibile…».
(correlato l’articolo sul project financing per i cimiteri)
S.C.
(foto Sturiale)
