Quella sprecopoli chiamata associazione Ente Teatro

Quella sprecopoli chiamata associazione Ente Teatro

Quella sprecopoli chiamata associazione Ente Teatro

lunedì 23 Febbraio 2009 - 09:45

E’ in liquidazione dal 1996 (dopo la nascita dell’Ente Regionale), il Comune deve ripianare perdite per 242mila euro (150mila già pagati), ma l’iter non si conclude. E cinque consiglieri chiedono lumi

Gli sprechi, a Palazzo Zanca, non finiscono mai. E se ad aggravare il tutto si mette pure la storica lentezza della burocrazia e della macchina amministrativa, si rischia seriamente di non venirne a capo. Oggi parliamo di un iter di liquidazione, quella dell’associazione Ente Teatro, iniziato nel 1996 e ancora in corso, con tanto di perdite accumulate, soldi buttati e stipendi elargiti. Ad accendere i riflettori sul caso sono quelli che potremmo, ormai, definire i “soliti noti” di Palazzo Zanca, i consiglieri comunali Nello Pergolizzi, Giuseppe Melazzo, Claudio Canfora, Ivano Cantello e Nino Carreri.

A Messina non ci facciamo mancare nulla, tanto che esistono ancora, nella sostanza, due enti Teatro. Il primo è l’associazione costituita nell’ottobre 1988 dal Comune e dalla Provincia, con lo scopo di «produrre, coprodurre, distribuire ed organizzare la rappresentazione di spettacoli lirici, musicali, di prosa e di danza nell’ambito della città di Messina». Il secondo è quello che ha sostituito il primo, ovvero l’Ente Autonomo Regionale Teatro di Messina, istituito con legge regionale nel gennaio 1995 col compito di gestire direttamente i teatri comunali di Messina, Vittorio Emanuele, della Sala Laudano e del Teatro in Fiera e con la finalità, tra le altre, della produzione, coproduzione, distribuzione, organizzazione e la rappresentazione di spettacoli lirici, musicali, di danza e di prosa.

Il 12 febbraio 1996, con atto notarile, viene messa in liquidazione l’associazione Ente Teatro, «il cui scopo sociale è stato interamente assorbito dal nuovo Ente Regionale», con tanto di commissari liquidatori ma con la conferma dei revisori. Uno dei due commissari, il segretario generale del Comune (oggi anche direttore generale) Filippo Ribaudo, nell’ottobre 2007 comunica al dirigente dell’ufficio Rapporti con le Partecipate che il Comune deve versare, come propria quota di spettanza, un totale di 242mila euro (somma delle perdite accumulate dall’associazione negli anni 2001, 2002 e 2003 per una cifra complessiva di quasi 380mila euro). Da qui la richiesta di «voler predisporre provvedimento di riconoscimento del debito fuori bilancio» (nel dicembre 2007 viene liquidata parte di questa somma, 150mila euro).

I consiglieri aggiungono un ulteriore dettaglio, anche se forse non lo si potrebbe definire tale. L’assemblea dei soci del novembre 1999 aveva deliberato, tra le altre cose, «di dare atto che la nomina dei liquidatori è a titolo gratuito per cui non viene prevista la corresponsione di compensi e/o indennità» e «di non costituire il Collegio Sindacale per la prosecuzione della liquidazione in quanto non più necessario». Decisione stravolta quattro mesi dopo dall’assemblea dei soci del 20 marzo 2000, quando viene stabilito di «riconoscere ai liquidatori l’indennità mensile di 1.500.000 lire (lordi) cadauno», di nominare un collegio sindacale (tre i membri) e «di riconoscere ai suddetti sindaci il compenso lordo mensile di un milione di lire cadauno fino al termine della liquidazione».

E veniamo ai giorni nostri, con la Corte dei Conti in “pressing” sul Comune di Messina (ai quali è stato dato una sorta di ultimatum che presto scadrà) e l’assessore alle Politiche Finanziarie Orazio Miloro a sua volta col fiato sul collo dei commissari liquidatori, ai quali, con una nota del 12 novembre scorso, chiede di «relazionare sullo stato dell’iter amministrativo-gestionale a riguardo la definizione della procedura in corso, compresi eventuali azioni transattive e/o di rateizzazione finalizzate al contenimento delle somme scaturenti dai giudizi in corso, nell’interesse esclusivo degli Enti coinvolti».

Al sindaco Pergolizzi e gli altri chiedono di «conoscere lo stato della procedura, i costi della stessa ripartiti per anno a far data dal 1996 al 2009 ed avere copia di tutte le relazioni redatte nel corso dei suddetti anni dai liquidatori», ma anche di sapere «quali provvedimenti intenda assumere l’amministrazione Comunale, nell’esclusivo interesse dell’Ente, per una rapida definizione delle procedure di liquidazione in corso dell’associazione “Ente Teatro di Messina», con tanto di «costi annui dell’associazione e tempi e costi stimati di chiusura della stessa». Non solo. I consiglieri vogliono vederci chiaro su tutto l’iter di liquidazione, e richiedono tutti gli atti e i verbali, compreso «apposito report dettagliato dal quale si evincano, a decorrere dalla data del 7 febbraio 1996 a tutt’oggi, le eventuali perdite d’esercizio con l’indicazione a fianco riportata dell’importo relativo alle somme ripianate, in quota parte, per singolo esercizio finanziario, dal Comune di Messina».

(foto Dino Sturiale)

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