Ragioniamo di Ponte senza pregiudizi 2

Ragioniamo di Ponte senza pregiudizi 2

Ragioniamo di Ponte senza pregiudizi 2

lunedì 29 Giugno 2009 - 12:11

40.000 posti di lavoro o 40.000 illusioni? La prima parte correlata in basso

D. Eccoci di nuovo a parlare di Ponte. Nel primo incontro lei ha criticato chi sostiene che sia tecnicamente irrealizzabile. Qualcuno si sarà convinto, altri no.

R. Io non voglio convincere nessuno. Invito solo a ragionare per categorie logico-scientifiche e non per sentito dire o su assunti mistici, caratteristica purtroppo molto comune dalle nostre parti.

Vuole un esempio? Un paio d’anni fa, un importante deputato regionale affermò pubblicamente che il Ponte sarebbe stato interdetto al traffico per 60 giorni l’anno a causa del vento.

Una sciocchezza colossale, alla quale molti furono ben lieti di dare credito.

Quando fu chiesto al deputato quale fosse la sua fonte rispose di … averlo sentito da qualche parte.

Le pare questo un modo serio di procedere?

D. Un tema che le sta particolarmente a cuore è quello dei famosi 40.000 posti di lavoro. E’ una favola?

R. No, non lo è; ma è un dato poco significativo se non si approfondisce.

Mi meraviglia e mi preoccupa che ancora nessuno si sia premurato di farlo. E’ l’ennesima dimostrazione della superficialità con la quale si tratta un tema così importante.

Ai 40.000 posti fa da contraltare l’intervento del mio amico Guido Signorino che si può leggere sul sito http://www.ilballodisanvito.com/2009/03/18/i-ciucci-ci-credono-ancora/, come segnalato da un attento lettore.

Il mio parere è che entrambi i calcoli siano piuttosto semplicistici.

Va però sottolineato che è grave la mancanza di risposte della società concessionaria.

D. Insomma, ammesso che si faccia ‘sto Ponte, i Messinesi che troveranno lavoro saranno 40.000 o 2.000, come sostiene il prof. Signorino?

R. Magari sapessi risponderle! In mancanza di dati certi – che, ripeto ancora una volta, è doveroso ottenere al più presto -, dobbiamo affidarci all’esperienza e al ragionamento.

Nel linguaggio dell’economia del lavoro è prassi dare il numero di occupati di ogni anno, per tutta la durata dei lavori. Ne deriva che 40.000 può derivare da 4.000 per 10 anni o 8.000 per 5 anni. In ogni caso è un bel numero.

D. Tutti Messinesi?

R. Questo è il punto chiave e ha ragione il prof. Signorino a evidenziarlo.

Purtroppo, siamo lontani dall’avere una risposta chiara.

Gravissima disattenzione di chi ha l’incarico di gestire il progetto Ponte. Della società concessionaria, per dirla tutta, che non deve sparare numeri senza poi giustificarli.

D. Riformulo la domanda: 4.000 o 8.000 che siano, quanti pensa che saranno i Messinesi?

R. Partiamo dal presupposto che le imprese che hanno vinto le gare per il Ponte hanno tutto l’interesse a utilizzare personale locale; quantomeno perché così facendo riducono i costi.

Sul Ponte si punteranno i riflettori di tutte le istituzioni: è impensabile che l’impresa miri a utilizzare extracomunitari sottopagati, come sostiene qualcuno.

Certo, non toccheranno a Messinesi le posizioni apicali – riservate inevitabilmente ai dirigenti di quelle aziende -, ma molti quadri intermedi potranno essere reclutati sul posto.

Convenienza a impiegare personale locale, quindi … ma subordinatamente ad alcune condizioni.

D. Quali?

R. Che sia possibile trovare un numero sufficiente di figure professionali adatte e preparate per fare fronte alla domanda.

Sembra banale ma è proprio così.

Esempio: se servissero 40 tecnici di computer con esperienza del programma AutoCAD, e a Messina ce ne fossero disponibili solo 10, gli altri 30 dovrebbero essere presi fuori. Estendendo rozzamente la proporzione, vedremmo i 40.000 posti di lavoro scendere a 10.000. Non è certo la stessa cosa.

D. Quindi, nessuna certezza!

R. Nessuna certezza se si continua con l’improvvisazione e il dilettantismo che hanno caratterizzato il comportamento dei Governi italiani degli ultimi anni, condizionando pesantemente l’attività della società concessionaria.

Ammesso che si esca da questo stato di incertezza, è urgentissimo avviare, di concerto con sindacati, corsi per la formazione delle figure professionali che i contraenti hanno certamente già individuato.

Queste cose non si improvvisano, richiedono una programmazione tempestiva e gestita da persone competenti.

D. Parli chiaramente. Cosa intende quando si riferisce a improvvisazione e dilettantismo del potere centrale?

R. Primo: in un Paese serio, tra gli obiettivi dei Governi non può e non deve esserci l’annullamento dei provvedimenti avviati da quelli precedenti, di diverso colore.

La Spagna insegna: Zapatero ha portato avanti i programmi infrastrutturali di Aznar; godendo anche, almeno inizialmente, del consenso derivato dal loro completamento.

Secondo: le grandi opere si avviano se si hanno i soldi per portarle a compimento. Non si annunciano, sperando di vincere al superenalotto per poterle terminare.

Terzo: maggioranza e opposizione devono essere unite di fronte a grandi problemi come quelli della dotazione infrastrutturale del Paese.

Senza cavalcare la protesta ogni volta che nasce.

E’ una tattica di ricerca del consenso nauseante, miope e deleteria per il Paese.

Personalmente, avrei preferito un centro-sinistra che incalzava il centro-destra sul modo in cui è stato portato avanti il progetto Ponte, non che prima diceva si, poi no e poi forse …

D. Certo, una conduzione ondivaga divide il Paese …

R. E’ vero. Sembra che le clamorose manifestazioni di Scanzano, della Val di Susa, di Acerra e del Salento non abbiano insegnato nulla.

La sindrome NIMBY (Not In My BackYard, non nel mio cortile) è avvertita in tutto il mondo, ma l’Italia è il Paese dove è combattuta in modo meno efficace.

D. Cosa c’entra il Nimby con i 40.000 posti di lavoro?

R. Le scelte compiute sul territorio sono state dettate – almeno fino ad ora – da logiche centralistiche o, addirittura, autoritarie.

Così accade che i 40.000 posti di lavoro, in mancanza di un serio confronto, appaiono alla maggior parte dell’opinione pubblica come una colossale presa per i fondelli.

D. Perché?

R. Veda, la professionalità degli assunti non sarà una qualità priva di importanza, come accade per gli enti pubblici in questa città.

Quanti saranno i bravi geometri … quanti i validi periti … gli ingegneri provetti … gli avvocati capaci … i carpentieri esperti … i ferraioli competenti … i collaudati autisti di autoarticolati … i ragionieri pratici di contabilità industriale … gli idraulici che hanno operato sulle grandi pipelines … gli zappaterra volenterosi … i geologi abili … i cuochi e gli aiutocuochi instancabili … quanti i muratori … all’altezza delle richieste delle imprese?

Perdoni la palese irritazione, ma questo modo di rapportarsi col territorio, questa incorregibile arroganza che porta a ignorare i diritti e le sensibilità della gente comune mi fa uscire letteralmente dai gangheri … provi a chiedermi ora se sono favorevole o contrario al Ponte …

D. Non glielo chiedo. Capisco che la sua risposta non sarebbe serena.

Si calmi e mi spieghi il perché di tanta virulenza.

R. Veda, quando si guarda al Ponte in un’ottica locale – che, ripeto ancora una volta, non è l’unica -, non posso e non voglio dimenticare di essere Messinese.

E noto con grande preoccupazione che il modo di muoversi del potere centrale, nelle sue varie emanazioni, è culturalmente inadeguato rispetto alla grandiosità epocale dell’opera.

D. Concludendo …

R. Ecco come i benefici rischiano di restare virtuali mentre i “disagi” sono concreti. E la cosa mi fa rabbia.

D. Oltre tutto, rimanere nel vago accresce le tensioni sociali.

R. Esatto! Senza voler prendere in considerazione ridicoli complotti anti-peloritani, non vedo altra spiegazione che una grave sottovalutazione del problema, sia da parte del potere centrale che di quello locale … il NIMBY rischia di diventare B.A.N.A.N.A.: Build Absolutely Nothing Anywhere Near Anything, non fare nulla da nessuna parte.

D. Ci mancavano le banane adesso … prendiamoci una pausa.

La prossima volta vorrei parlare del rapporto che le amministrazioni locali hanno avuto, fino ad ora, col Ponte.

R. Le anticipo che non sarò affatto diplomatico.

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