Sta nascendo il dopo Berlusconi?

Sta nascendo il dopo Berlusconi?

Sta nascendo il dopo Berlusconi?

lunedì 20 Luglio 2009 - 08:32

Il Meridione non interessa alla grande politica

Premesso che siamo molto più interessati a quanto i nostri politici sono in grado di fare per il Paese – e per il Meridione in particolare – piuttosto che alle loro capacità amatorie, si va rafforzando di giorno in giorno in noi la sensazione che l’affare Noemi, con tutti i suoi corollari, abbia segnato una svolta nella politica italiana.

Non perché – come speravano gli ignavi – la gente, i cittadini, gli elettori abbiano di colpo deciso di negare le loro simpatie e i loro voti al Presidente del Consiglio: i sondaggi sono lì a dimostrare che Berlusconi è ancora molto forte.

Ma in quanto alcuni dei protagonisti della vita politica hanno avviato le prove tecniche di transizione.

In altri termini, il dopo Berlusconi.

Qualsiasi siano le motivazioni che li spingono – ambizione personale o preoccupazione per le sorti del Paese, in un momento indubbiamente difficilissimo – consideriamo tali prove un fatto positivo: i politici di razza non devono limitarsi a trarre dalle crisi vantaggi immediati, ma devono saper guardare lontano.

Anche a costo di rischiare e sbagliare.

Questa nostra sensazione è stata rafforzata dal dibattito tra Tremonti, Bersani ed Enrico Letta nella sede dell’Associazione della stampa estera a Roma, in occasione dell’ennesima presentazione del libro di quest’ultimo, Costruire una cattedrale.

Moderava Stefano Folli, già direttore del Corriere della sera ed editorialista del Sole 24ore. In pratica – al di là degli elogi scontati per un’opera che mostra l’ampiezza di vedute e dell’autore e la sua grande capacità di tenersi fuori da polemiche pretestuose -, si è parlato della necessità di un dialogo costruttivo tra i moderati di entrambi gli schieramenti.

E’ stato tutto un le grandi riforme vanno fatte insieme … con persone serie come te si può certamente dialogare … condivido pienamente quello che dici … i veri problemi del Paese … sono pronto a discuterne.

L’impressione – non solo mia – è stata quella di un gruppo di autorevoli leader politici che, con la benedizione di Confindustria (Il Sole 24ore) e della borghesia illuminata settentrionale (Corriere della sera) si accinge a creare un grande centro, moderato e riformatore insieme. Di stampo europeo.

Un grande centro nel quale si confrontano le componenti inclini al dialogo di entrambi gli schieramenti. Oggi pronte a trovare intese sulle grandi riforme, domani chissà …

Una sorta di moderati di tutto il mondo, unitevi di marxiana memoria.

Sarà vera la nostra interpretazione?

Lo dirà il fuoco di sbarramento che – se fosse vera – si leverà certamente dalle truppe che difendono interessi d’altra natura: Repubblica, Di Pietro, Ferrero, etc.

Vale la pena di sottolineare la preoccupazione di non entrare in conflitto con la Lega: unanime lode del federalismo, affermazione (di Folli) non si può governare questo Paese senza il consenso dei ceti produttivi del Nord e la totale assenza della questione meridionale.

A triste conferma del patto di sangue che sembra consolidarsi, nei fatti, tra la politica romana e il localismo produttivo settentrionale.

Ma questo è un altro discorso.

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