Stiamo buttando tra le braccia degli integralisti centinaia di migliaia di giovani musulmani

Stiamo buttando tra le braccia degli integralisti centinaia di migliaia di giovani musulmani

Stiamo buttando tra le braccia degli integralisti centinaia di migliaia di giovani musulmani

mercoledì 30 Settembre 2009 - 19:20

La viltà dei Governi europei induce al silenzio l'Islam moderato

Qualcuno s’illude che gli omicidi di Hina e Sanaa, compiuti per mano dei genitori e giustificati da parenti e da alcuni tra i componenti delle comunità islamiche cambieranno il modo in cui Governo guarda alla galassia musulmana che vive nel nostro Paese?

Crediamo di no: è molto più comodo nascondere la testa sotto la sabbia e fare finta di non vedere le violenze sistematiche cui sono sottoposte migliaia di donne all’interno delle mura domestiche.

Cullandosi nella bugia che i Musulmani sono tutti uguali.

Tutti santi o tutti delinquenti, a seconda di come è orientata la stupidità di chi li guarda.

Troppo facile definirne gli autori come residui di una mentalità che va scomparendo.

O semplici pazzi.

Quella che noi giudichiamo violenza, altri la considerano legittima espressione di una tradizione culturale. Una presunta tradizione che, giudicata con l’occhio della legge italiana, va da -semplici- maltrattamenti a orribili sevizie.

Dall’imposizione del burqa al divieto all’istruzione, dal ripudio alla sottrazione dei figli, dalle mutilazioni genitali allo sfregio. Fino all’omicidio. L’art. 220 del codice penale islamico impedisce di punire come assassini un padre o un nonno paterno che uccidono la figlia o la nipote.

A dispetto di una simile barbarie, siamo convinti che questa è una tradizione culturale fasulla, imposta da una minoranza violenta che non deve essere tollerata, almeno nel nostro Paese.

E’ ormai dimostrata l’esistenza di una rete creata allo scopo di diffondere nei Paesi occidentali le forme più radicali di Islam. Un’organizzazione che usa il perpetuarsi di antiche tradizioni familiari per impedire che vengano accettati i modelli di convivenza in vigore nel nostro Paese.

Analoga a quella mafiosa, da combattere con la stessa determinazione.

C’è un punto in comune tra le dichiarazioni dei familiari e dei compatrioti che difendono gli assassini di Sanaa e Hina e il comportamento degli abitanti di alcuni quartieri di Palermo e di Napoli pronti ad aiutare delinquenti ricercati dalla Polizia. Il rifiuto dei valori delle democrazie occidentali.

Non vogliamo assimilare l’obbligo di indossare il velo al pizzo imposto ai commercianti di tante città del Meridione, ma non crediamo affatto che la condizione di sottomissione di centinaia di donne musulmane – anche quando accettata – sia frutto di follie individuali.

O che vada rapidamente scomparendo.

E’ invece il sintomo di una propaganda che indica nel mantenimento di antiche usanze il modo di restituire l’identità e l’orgoglio a persone abbandonate e umiliate in una terra che avvertono estranea. E dalla quale si sentono respinte.

Una propaganda che, attraverso la ghettizzazione e il rancore seleziona la manovalanza di una scala di ribellione che va dalla raccolta di fondi ai veri e propri attentati suicidi.

Come è avvenuto nelle banlieue parigine fino allo stesso attentato alle Twin Towers.

Conosciamo le difficoltà di applicazione della predicazione coranica nelle democrazie liberali, ma sappiamo anche che in essa sono presenti gli elementi che non impediscono una serena accettazione delle leggi europee. Il testo sacro, dettato – e non ispirato come i Vangeli; e non è differenza da poco in quanto su tale dettatura si fonda l’intransigenza dottrinaria delle frange radicali – da Allah a Maometto per mezzo dell’Arcangelo Gabriele conteneva fin dalla sua origine elementi rivoluzionari ancora sconosciuti al Diritto del tempo, quali il riconoscimento della figura giuridica della donna. Purtroppo, la lotta che, per secoli e secoli, ha visto contrapporsi i gruppi moderati alle fazioni integraliste – numericamente minoritarie ma estremamente feroci e determinate, i massacri di interi villaggi in Algeria ne sono tragici esempi – ha quasi sempre visto prevalere le seconde. L’Occidente ha sempre guardato con occhio distratto a queste contrapposizioni, per molto tempo confinate nei Paesi arabi. Scegliendo le alleanze solo in base ai propri interessi economici e strategici. Come in Arabia Saudita.

Oggi questa politica utilitaristica e cinica non è più possibile per la semplice ragione che il conflitto si è esteso entro i confini dei Paesi occidentali.

Oggi, schierarsi è diventato imperativo. Aiutando l’Islam moderato.

Solo in Italia, ci sono un milione di giovani che devono essere convinti (non convertiti) ad accettare (non a subire) i principi della democrazia occidentale. Non possiamo lasciarli in balia di autoproclamatesi guide spirituali, finanziate da organizzazioni integraliste, spesso con fini eversivi. –Dovete smetterla di rovinare i ragazzi nel nome di una falsa visione della nostra religione, incompatibile con le leggi di questo Paese-, gridavano le rappresentanti dell’Associazione delle Donne marocchine in Italia a un rappresentante delle comunità islamiche che liquidava gli omicidi di Hina e Sanaa come momenti di follia analoghi a quello di Cogne.

Non esiste un solo Islam, ma tante forme quanti sono gli imam che lo predicano. E non è vero che tutte le religioni sono uguali e meritano lo stesso rispetto. Perché non merita rispetto una cultura – di cui la religione è solo una componente – che umilia in modo così ignobile le donne.

In questa complessa situazione, la concessione della cittadinanza – pur con tutte le cautele e i requisiti che il caso richiede – rappresenta una forte spinta all’integrazione, la testimonianza concreta che –sei uno di noi-.

Non si possono abbandonare al loro destino centinaia di migliaia di giovani che hanno tutti i requisiti per diventare –buoni cittadini italiani di religione islamica-.

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