I Maya e "i più belli dei nostri giorni, che devono ancora venire"

I Maya e “i più belli dei nostri giorni, che devono ancora venire”

Rosaria Brancato

I Maya e “i più belli dei nostri giorni, che devono ancora venire”

domenica 16 Dicembre 2012 - 07:10

In tempo di profezie Maya da fine del mondo è scoppiata la moda del compilare l'elenco delle cose da fare prima del 21 dicembre. Io scrivo il mio, ma preferisco la profezia di Hikmet, perchè son profondamente convinta, come diceva il poeta, che "i più belli dei nostri giorni devono ancora venire e le cose più belle che ho da dire non le ho ancora dette...."

C’è chi si sta preparando alla fine del mondo, che dovrebbe essere il 21-12-2012. Dicono che sia una profezia dei Maya. Io penso che i Maya, gente che era consapevole dell’essere un’unica cosa con l’Universo, abbiano detto invece che il 21-12-2012 non finisce il mondo, finisce solo uno dei tanti mondi possibili, quello dell’Era dei Pesci. Passeremo nell’Era dell’Acquario, che probabilmente ci renderà più attenti alla spiritualità, alla fratellanza ed al bene comune. Quindi sì, spero finisca il mondo di chi si gira dall’altra parte e dice “non m’importa”. Io non sono per la profezia dei Maya, ma per la profezia di Hikmet, e vi spiegherò cosa dice il poeta turco. Nel frattempo, visto che la moda del mese è dire cosa vorremmo fare negli ultimi giorni di vita compilo la mia piccola lista. Lo faccio perché nei periodi “tosti” della vita, come sono questi per noi messinesi, è importante “ripassare” quali sono i motivi che ce la rendono meravigliosa, unica, irripetibile. E’ proprio adesso che dobbiamo vestirci a festa e sorridere, perché se c’è una fine vuol dire che c’è stato un “prima” e un inizio e val la pena averlo vissuto. Ecco il mio elenco, spero che i lettori di Tempostretto ne abbiano di migliori e li mandino

1)DIRE GRAZIE

Voglio dire “grazie” a chi mi ha dato tanto anche senza saperlo e senza volerlo, a chi mi ha voluto bene, nonostante tutto, ed a chi non me ne ha voluto (e magari aveva pure ragione), a chi mi ha donato una gioia ed a chi, togliendomela, mi ha insegnato qualcosa. Non diamo mai abbastanza valore a questa parola, dire “grazie” è un dono che ci unisce a chi ci sta di fronte, unisce l’atto del dare a quello del ricevere. Già che ci sono dovrò dire anche un’altra parola, “scusa”, che è quella che non riusciamo mai a dire. E dovrò dirla non perché il 22 dicembre sarà tutto finito e mi libero la coscienza, ma proprio perché il 22 dicembre continuerò a incontrare quella persona e sarò felice d’aver superato la barriera dell’orgoglio.

2)FARE IL BAGNO CON LA PIOGGIA

Un tuffo in mare, a dicembre, dove l’acqua è più chiara e fredda, con la pioggia che bagna anche il viso e ti fa sentire viva. E chi se ne frega della broncopolmonite, dei capelli freschi di parrucchiere. Tanto, domani è un altro giorno.

3)SALIRE SUL CAMPANILE E SUONARE LE CAMPANE COME DINA E CLARENZA

Salire sul campanile del Duomo e mettermi al posto di Dina o di Clarenza e suonare le campane e dare la “sveglia” alla città e poi restare lassù accanto al leone a guardare la città che amo, la più bella del mondo, quella dove, quando ero un seme, ho deciso di nascere. (che seme bizzarro che ero, ma ormai è fatta….)

4)CANTARE SUL PALCO CON VASCO ROSSI

Come ho già detto domenica scorsa, voglio salire sul palco con Vasco Rossi e cantare “Ogni volta” e dirgli che sono più brava io. E tutte le altre che hanno segnato la mia vita che passa come un calendario. “Cosa non darei…. per vivere una favola”.

5) LEGGERE TUTTA LA NOTTE CENT’ANNI DI SOLITUDINE

L’ho divorato in una notte d’agosto, vorrei rileggerlo tutto in un fiato e poi leggere tutto Garcia Marquez. Rileggere “L’amore ai tempi del colera” e pensare che l’amore è anche quello che ha provato Fermina Daza, attesa ed amata per 53 anni, 7 mesi e 11 giorni senza che lei neanche lo sapesse, o quello di Florentino Ariza, che ha amato tante donne perché “il cuore ha più stanze di un casino” e poi la sintesi e morire a 80 anni in una nave lenta sul fiume facendo l’amore mentre si fa sera “perché è la vita e non la morte che non ha limiti”.

6)VEDERE LA MURAGLIA CINESE

Venderei la mia Micra e andrei in Cina, per vedere la Città proibita e la Muraglia e poi mi strafogherei di involtini primavera e ravioli al vapore per capire se in Cina li fanno come qui da noi. Sono certa che non è così, che quelli che mangiamo qui sono come i nostri spaghetti in America……

7)IL DOREMI DI NUNNARI

Se qualcuno conosce uno degli ex dipendenti di Nunnari lo supplico di dirmi dove abita, perché sono 20 anni che non mangio più quel dono del cielo che erano i “doremi” di Nunnari. Prima della fine del mondo voglio riassaporare quel gusto che mi ha aperto il paradiso della cellulite.

8)VEDERE L’ALBA SULLO STRETTO

Mio figlio non voleva nascere. A nove mesi e 19 giorni non ne voleva sentire di conoscere Messina. Così la mattina del 20 settembre ho parlato con lui, e gli ho raccontato tutte le cose per le quali val la pena vivere. Il giorno dopo ci siamo visti per la prima volta. Magari adesso quelle parole le ha scordate. Vorrei sedermi con lui, l’ultima sera prima della fine del mondo, a Torre Faro, a riva, e guardando lo Stretto di notte e aspettare l’alba ripassando la vita. E quando l’alba inizia a spuntare voglio leggergli le poesie di Nazim Hikmet, come “Alla vita”:

“La vita non è uno scherzo, prendila sul serio, come fa lo scoiattolo, senza aspettarti nulla dal di fuori o nell’al di là. Non avrai altro da fare che vivere. Prendila sul serio, ma sul serio al punto, che messo contro un muro, le mani legate,tu muoia affinchè vivano gli uomini di cui non conoscerai la faccia e morrai sapendo che nulla è più bello e più vero della vita. E a settant’anni pianterai degli ulivi, non perché restino ai tuoi figli, ma perché non crederai alla morte e la vita peserà di più sulla bilancia”.

Io non credo alla profezia dei Maya ma a quella di Hikmet che è stato torturato ed esiliato, incatenato ad una latrina con gli escrementi fino al viso. E dalla cella scriveva alla moglie:

“Il più bello dei nostri mari è quello che non navigammo. Il più bello dei nostri figli non è ancora cresciuto. I più belli dei nostri giorni non li abbiamo ancora vissuti. E quello che vorrei dirti di più bello non te l’ho ancora detto”.

E mentre dirò questo spunterà l’alba del 22 dicembre 2012 e io ed Alessio ce ne andremo a Ganzirri a far colazione con una sontuosa granita caffè con panna e brioches in attesa dei nostri giorni più belli, che sono tutti da venire.

Rosaria Brancato

5 commenti

  1. Il 22 DICEMBRE INVITO tutti i messinesi” sopravvissuti” a prendere la Granita a Ganzirri con Rosaria
    ed Alessio. Ognuno col proprio libro di poesia in mano e col cuore pieno di AMORE per se ,per l’altro, e e …per MESSINA.

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  2. A CHE ORA ED IN QUALE LOCALE ?

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  3. CastorinaCarmelo 16 Dicembre 2012 15:22

    Ci volevano anche i “MAYA” per delineare scenari apocalittici non ci bastavano i nostri?
    Beh… un poco di catastrofismo è “SALUTARE” forse ci farà riguadagnare il gusto della vita nonostante le avversità quotidiane è sempre una bella avventura da affrontare con un pizzico di ottimismo.
    Le cassandre sud-americane forse non hanno previsto che il nostro paese è denso di personaggi che dei terremoti e dei dopo sisma si sono arricchiti e vivono tranquilli, quindi se dovesse succedere: siamo al sicuro, almeno qualcuno si salverà per il proseguo della specie umana….

    BUON NATALE A TUTTI.

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  4. Se un giorno ci sarà la possibilità di quella granita al bar con lo sguardo rivolto allo stretto, allora spero di esserci anche io, in compagnia dei messinesi che credono e combattono per una società migliore, da lasciare ai nostri figli.

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  5. Ulisse rappresentò, nella storia, la saggezza e la furbizia, ma nel tempo stesso l’onestà ed il senso della giustizia. Ho letto e riletto l’articolo e ne sono rimasto entusiasta. La fine del mondo è da tempo iniziata. La nostra città è in piena metastasi. Da un lato i cittadini prendono la fame e sono ridotti alla disperazione, dall’altra parte si vive di promesse, quasi sempre, mai mantenute. Oggi si paga l’IMU, impoverendo sempre di più i cittadini, per tentare di salvare il Comune che politici senza scrupoli hanno ridotto alla miseria ed alla bancarotta. Questi sono gli elementi che ci costringono a non credere nella “Giustizia” perché, qualora ci fosse stata,, avrebbe dovuto, tempestivamente, intervenire, per evitare che lo scempio che oggi assistiamo non si verificasse, evitando che i cittadini messinesi venissero ridotti nella miseria e nella disperazione e con centinaio di lavoratori a rischio di perdere il loro posto di lavoro e con tanti cittadini bisognevoli di cure che rischiano di essere abbandonati. C’è da chiedersi da quale mano è pilotata la sorte di questa nostra città. Solo Ulisse, ma quello della leggenda, potrebbe darci una risposta

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