Il Circolo di Rifondazione Comunista "Lidia Menapace" contesta scelte che i cittadini stanno pagando a caro prezzo
“Cemento e asfalto, ancora una volta, ci vengono proposti come unica soluzione per la salvaguardia della Riviera Jonica. Ma qui la cura rischia di essere peggiore della malattia. È davvero un salto ardito mettere insieme due interventi così diversi – le rampe per deviare i camion di Webuild con i materiali degli scavi per costruire la nuova tratta ferroviaria Giampilieri-Fiumefreddo e i 14 pennelli ortogonali previsti per “difendere” la spiaggia? Forse no. Perché solo guardandoli insieme si comprende la (non) direzione in cui stiamo marciando e come lo stiamo facendo: senza sosta e senza testa”. Così in una nota il Circolo di Rifondazione Comunista “Lidia Menapace” – Riviera Jonica Messinese.
Rampe necessarie ma in grave ritardo
“Le rampe sono indispensabili – spiega la segretaria del circolo Stefania De Marco – Nessuno può sostenere che centinaia di camion al mese possano continuare a transitare dentro i centri abitati, mettendo a rischio salute, sicurezza e vivibilità. Eppure, l’iter autorizzativo, avviato nel 2024, non è ancora concluso. L’ing. Martinelli di RFI si affretta ad attribuire i ritardi al Ministero dell’Ambiente. Ritardi prevedibili, ma – colpevolmente? – non previsti. Perché è questo il punto: che i camion avrebbero invaso le strade dei comuni rivieraschi era prevedibile già in fase di progetto iniziale. Non si sarebbe dovuto “correre ai ripari” nel 2024: si sarebbe dovuto pianificare per tempo, sapendo che le autorizzazioni ambientali in Italia hanno tempi lunghi. O meglio, non si sarebbe potuta progettare un’opera meno impattante e più sostenibile?”.
Nelle scorse settimane è stata lanciata da alcuni cittadini una petizione contro il passaggio continuo e pericoloso dei mezzi impegnati nei lavori di realizzazione del raddoppio ferroviario. “La petizione – sottolineano il circolo di Rifondazione comunista – ha portato alla ribalta la gravità della situazione ed è certamente una vittoria: ha costretto RFI a uscire dal silenzio e a dichiarare qualcosa sullo stato dell’arte. Ma allo stesso tempo rappresenta la certificazione del fallimento della politica locale e regionale: quello della delega cieca ai poteri forti, che continua a sostituire il ruolo della rappresentanza democratica”.
Pennelli, “un progetto nato già vecchio”
Nella sua analisi il Circolo di Rifondazione Comunista “Lidia Menapace” – Riviera Jonica Messinese tira in ballo anche il progetto di difesa costiera che dopo anni di attesa (e un ciclone devastante in mezzo) è adesso pronto a partire. “A Santa Teresa di Riva – evidenzia Stefania De Marco – da settembre, partirà la posa di 14 pennelli ortogonali. Un progetto da oltre 10 milioni di euro, appaltato nel 2021, fermatosi nel 2024 per 13 criticità rilevate dalla Commissione tecnica regionale, e ora improvvisamente “sbloccato” sull’onda (non solo metaforica) del ciclone Harry. Non è dato sapere se le criticità siano state risolte. Ma poco importa: siamo in “emergenza”, e in emergenza si può fare tutto, si deve fare in fretta, non si può andare troppo per il sottile. Bisogna dare una “risposta” ai cittadini”.
“Ma qual è la domanda? – conclude il circolo di Rifondazione Comunista -. E soprattutto: i cittadini sono stati messi nella condizione di formulare la domanda giusta? Perché se sapessero che quel progetto è nato già vecchio, che tecnici e studiosi già da molti anni hanno lanciato, inascoltati, l’allarme sulla sua inutilità e sulla sua pericolosità – perché ciò che vuole contrastare finirà per amplificarlo irreversibilmente – forse la domanda sarebbe diversa. E sarebbe quella giusta. “Emergenza” e “brevimiranza” sono una coppia che ci sta costando cara. E così la Riviera Jonica sembra condannata a scegliere tra l’uovo oggi e la gallina domani. Ma qui l’uovo di oggi significa ammazzare la gallina, e quindi rinunciare per sempre alle uova”.

