Rapporto Sud Innovation, "dal 2019 al 2025 persi 25 mila laureati nel Mezzogiorno"

Rapporto Sud Innovation, “dal 2019 al 2025 persi 25 mila laureati nel Mezzogiorno”

Giuseppe Fontana

Rapporto Sud Innovation, “dal 2019 al 2025 persi 25 mila laureati nel Mezzogiorno”

venerdì 17 Ottobre 2025 - 13:30

Presentati i risultati del primo osservatorio. Tra i temi l'attrattività, la fuga dei talenti e le possibilità legate anche a digitalizzazione e innovazione

MESSINA – La seconda giornata del Sud Innovation Summit, che al Polo universitario del Papardo ha accolto studenti, imprenditori e corporate, ma anche docenti, economisti e politici, si è aperta con la presentazione del Rapporto Sud Innovation 2025. Presentato come “il primo osservatorio dedicato alla misurazione dell’innovazione nel Mezzogiorno”, è stato rapidamente analizzato con focus su diversi temi, tra cui la fuga di cervelli da arginare e l’attrattività dei territori, sia in tema di capitali sia per le corporate, le grandi aziende del settore tecnologico, industriale o imprenditoriale.

Il fondatore dell’evento Roberto Ruggeri, dopo i saluti della rettrice Giovanni Spatari e del sindaco Federico Basile, ha presentato il documento: “Cos’è il rapporto? Dopo il primo anno abbiamo capito di voler capire quale fosse lo stato del Mezzogiorno e abbiamo ideato la prima versione del rapporto Sud Innovation. Era fatto di dati secondari, vista l’urgenza di partire. Ma nel corso dei mesi abbiamo aggiunto via via un mattoncino. Come il summit è progressivo deve esserlo anche il rapporto. Il documento ha dati primari e ora capiremo cosa significa”.

Sono stati poi Daniela Baglieri, professore ordinario di Economia di Unime, e il professor Antonio Messeni Petruzzelli dell’ateneo di Bari, a presentare il documento. Ad aver lavorato al loro fianco sono stati anche altri docenti che hanno composto il comitato tecnico-scientifico, provenienti da diverse università di tutta Italia. Ruggeri per questo lo ha definito un “lavoro corale, perché il summit va oltre la località Messina o la regionalità Sicilia. Vuole essere qualcosa di inter-regionale”.

Rapporto Sud Innovation: l’attrattività

Messeni Petruzzelli si è focalizzato su alcuni elementi chiave partendo dall’attrattività: “Sono tre i driver, i capitali, i talenti e le imprese. Senza questi tre fattori lo sviluppo è complicato. Parliamo della capacità di trattenere risorse qualificate, di attrarre risorse ma anche di attrarre corporate che creino sinergie con le startup. Il rapporto ha luci e ombre. Il primo dato importante è quello dello spopolamento. Dal 2019 al 2025 si sono persi 25mila laureati nel Mezzogiorno. In questo scenario mostra una caratterizzazione diversa l’Abruzzo, in seconda posizione con il 18,2% di laureati STEM. Il 3,8% di studenti stranieri, invece, sono attratti in Italia. Però non possiamo fare sviluppo se non abbiamo la capacità di trattenere i nostri talenti e di attrarli da fuori. Tra i dati emerge come la Campania sia al secondo posto dopo la Lombardia per startup innovative (1.498)”.

E ancora: “Quando guardiamo il tema dell’attrattività delle corporate sono al Sud la Campania e la Puglia ad avere particolare vitalità. Lo racconto anche da pugliese, ma è importante stare attenti perché serve un terreno fertile per farle restare e ancorare al tessuto economico. L’Apple Academy in Campania, Stellantis in Abruzzo e Molise, abbiamo Deloitte, Pirelli, Rcs, ci sono grosse corporate che si stanno installando via via al Sud. Le filiere principali sono automotive, aerospazio per Campania e Puglia, digitale per Campania, Calabria e Puglia, microelettronica per Sicilia e il farmaceutico in Abruzzo”.

Baglieri: “Il rapporto basato su 4 pilastri”

Baglieri ha poi aggiunto: “Questo è il primo risultato di una fotografia, dello stato dell’arte. Quello dell’anno scorso era un rapporto di natura qualitativa, ma volevamo misurare e serviva un approccio quantitativo che serve alle imprese ma anche agli investitori. Cosa abbiamo studiato? Abbiamo replicato con una logica basata sul territorio lo studio tramite un indicatore composito basato su quattro pilastri. Sono 40 indici circa divisi in quattro pilastri: il primo è innovazione e imprenditorialità. Cosa si misura in quest’ambito? Non solo la percentuale di startup innovative o le domande di marchio e brevetto, ma anche la cobrevettazione pubblico-privato. Il secondo pilastro è capitali per l’innovazione, cioè qual è la capacità di mobilitare risorse per ricerca e sviluppo, di natura pubblica e privata”.

“Poi il terzo pilastro, che va a capire la governance e la competitività: la digitalizzazione passa anche dai Comuni che hanno servizi interattivi o il grado di e-goverment, l’accesso alla fibra veloce, il numero di laureati steam. Sono tutti indicatori di potenziale. infine il pilastro 4: inclusione, sostenibilità e resilienza. Volevamo capire con questo la qualità di startup e pmi innovative. Cosa fanno? Sono nei settori green, a impatto sociale, in altri ambiti? E le aree interne in che percentuali sono presenti con imprese neonate? Se vogliamo sintetizzare questo pilastro è come buttare un seme e poi attendere cosa esce”.

La Sicilia la migliore per “inclusione”

La professoressa ha proseguito: “Abruzzo e Campania sono, con riferimento anche al 2024, top performer perché hanno superato la media italiana. Sicilia e Puglia sono le più dinamiche ma sono rimaste sotto la media. Calabria, Basilicata e Molise mostrano ancora difficoltà. Pilastro per pilastro ci sono poi cose carine: la Campania ad esempio è avanti per imprenditorialità e capitali, ma per inclusione è la Sicilia a fare la differenza con l’Abruzzo. La Sicilia però è al di sotto delle medie negli altri pilastri, pur essendo la migliore nel quarto: presenta quindi un grado di varietà diverso dalle altre, per quantità di startup di diverse tipologie, per presenza di stranieri, per le imprenditrici donne. Chiaramente questa è una fotografia che ha luci e ombre, lo abbiamo già detto”.

Cosa bisogna fare per il Mezzogiorno

Al termine dell’esposizione rapida del rapporto Sud Innovation, la domanda è stata: cosa si può fare? Lo spiega nuovamente Messeni Petruzzelli, focalizzandosi sulla fuga di cervelli, sul gap di capitali privati, sulla frammentazione industriale e sul divario occupazionale. Serve “far restare i laureati e i talenti e attrarre capitali privati per non dipendere dai fondi pubblici. E le opportunità? Ce ne sono tante grazie al capitale umano qualificato, all’esistenza di settori strategici come l’aerospazio, le aree Zes e le eccellenze accademiche. Abbiamo bisogno di stimolare l’imprenditorialità partendo dall’accademia, di stimolare questi talenti legandoli di più al territorio e al tessuto industriale, dobbiamo avere la possibilità di farli tornare i nostri talenti”. Il docente ha parlato anche dell’importanza delle infrastrutture, dell’ancoraggio delle corporate e di azzerare il gap con il territorio e le aree più interne”.

Rapporto Sud Innovation: alcuni numeri

Durante la presentazione sono stati dati anche alcuni dei numeri principali del rapporto. Tra il 2017 e luglio 2025, le startup e le scaleup del Sud Italia hanno raccolto complessivamente 289,9 milioni di euro in equity, distribuiti su 107 round di investimento. La Campania si conferma al primo posto per ammontare investito con 142 milioni di euro (38% del totale Sud), seguita da Puglia (98 milioni, 26%) e Sicilia (42 milioni, 11%). Il documento ha analizzato un campione di 73 startup e 8 scaleup nate o sviluppatesi nel Mezzogiorno, attive soprattutto nei settori Healthcare, Enterprise Software, Engineering & Manufacturing e Fintech & Insurance, con un tasso di crescita medio annuale del fatturato pari al 102% tra il 2020 e il 2023.

Complessivamente, queste realtà hanno generato nel 2023 oltre 700 posti di lavoro diretti, contribuendo alla costruzione di una nuova economia della conoscenza nel Sud. Non solo, il 2024 ha segnato un anno record per il venture capital nel Sud Italia, con 66 milioni di euro di capitali raccolti dalle startup del Mezzogiorno, mentre il primo semestre 2025 conferma il trend positivo con 57 milioni già investiti. Tra le operazioni più rilevanti, figurano HUI (Serie A, 25 milioni, 2024), Sibill (Serie A, 12 milioni, 2025), UnoBravo (Serie A, 17 milioni, 2022) e HT Materials Science (Serie A, 14 milioni, 2023).

L’obiettivo è “rafforzare la competitività locale”

I risultati evidenziano come, in un contesto globale sempre più competitivo, l’attrattività sia la leva decisiva per trasformare il potenziale di crescita in competitività strutturale. Il Rapporto propone indicatori, benchmark e ranking territoriali che individuano i contesti più favorevoli per imprese, talenti e investimenti, leggendo il Mezzogiorno come un vero laboratorio di trasformazione tecnologica e sociale. L’obiettivo è rafforzare la competitività locale, supportare la pianificazione strategica e favorire politiche pubbliche basate su evidenze e una visione di lungo periodo, offrendo a istituzioni, imprese e investitori strumenti operativi per orientare policy e decisioni strategiche basate sui dati.

2 commenti

  1. Messinese sognatore e nuovamente andato via 17 Ottobre 2025 14:11

    La verità è che questi eventi servono solo per dare visibilità a qualcuno o nella migliore delle ipotesi servono a far nascere sedi periferiche si qualche azienda ma non sicuramente a Messina.
    Messina è proprio la provincia babba,apparecchiamo tutto per gli altri.
    Questo è il SIS e non si è vista mezza impresa investire a Messina,mezza sede nascere a Messina… Chi investe in Sicilia va a Catania, su Messina vanno a Milazzo ma parliamo di abbigliamento e ristorazione non certo big-tech o mini-tech.
    Molta gente si fa bella per questo evento ma di concreto non succede mai nulla.
    Vuoi fare lavoro interessanti,prova a Catania…ma è una prova,sarai sottopagato!
    Vuoi essere sfruttato,sottopagato e fare un lavoro che non richiede titoli/specifiche qualifiche? Rimani a Messina…a 2 € euro/ l ora!!!
    Ma va….

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  2. Esportiamo laureati e importiamo poveri analfabeti . Tutti contenti , almeno a sinistra . Allla grande !!

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