Ancora caos malaffare nel girone I della serie D: Cittanova e Sapri in mano alla n’drangheta

Ancora caos malaffare nel girone I della serie D: Cittanova e Sapri in mano alla n’drangheta

Ancora caos malaffare nel girone I della serie D: Cittanova e Sapri in mano alla n’drangheta

giovedì 21 Aprile 2011 - 12:15

Sequestrate le due società sportive e altri beni in possesso della famiglia Pesce per complessivi 190 milioni di euro. I due avrebbero usato i club per accrescere il proprio consenso sul territorio

Francesco e Marcello Pesce: una grande passione per il calcio ma anche l’interesse di fare diventare lo sport strumento per aumentare il proprio consenso sul territorio. Sono queste secondo gli investigatori le motivazioni che hanno portato i due indagati a controllare, direttamente o indirettamente, le squadre di calcio di serie D del girone I, Cittanova Interpiana e Sapri. E’ quanto emerge dall’operazione “All Clean”, che ha portato al sequestro di beni per 190 milioni di euro.

Francesco, secondo l’accusa, attraverso due prestanomi, Domenico Varra’, gia’ arrestato e Vincenzo Condomitti, controllava prima la squadra di calcio del Rosarno e dal campionato 2010/2011, dopo la fusione, quella del Cittanova Interpiana. Marcello, invece, quale socio occulto, era nella compagine della Sapri Calcio (Salerno).Uno strano cammino in campionato fin qui per i campani, prossimo avversario del Messina, che nella prima parte hanno fatto molto bene per poi crollare totalmente nelle ultime giornate, anche contro avversari di bassa classifica. E a proposito di società sportive, ricordiamo che nell’ottobre del 2010 furano arrestati l’allenatore e il Ds della Valle Grecanica, Natale Iannì e Gino Borghetto, nell’inchiesta su numerosi episodi estorsivi ai danni di attività commerciali.

Nell’operazione “All Clean”, i finanzieri hanno eseguito 145 accertamenti economico – patrimoniali, di cui 70 a carico di persone fisiche e 75 nei confronti di persone giuridiche, partendo dai nuclei familiari riconducibili a Antonino Pesce, di 58 anni, detto ”Testuni”, detenuto; Giuseppe Pesce (57), ”Pecora”, deceduto; Francesco Pesce (33), ”Ciccio Testuni”, latitante; Vincenzo Pesce (52), ”U pacciu e/o U ‘mbriacuni”, detenuto; Marcello Pesce (47), ”U Ballerinu”, latitante; Domenico Leotta (51), ”U Longu”, latitante; Roberto Matalone (34), genero di Antonino Pesce, latitante; Maria Grazia Messina (69), suocera di Antonino Pesce, detenuta; Domenico Varra’ (57), ”Mister”, detenuto; i fratelli Rocco (50) e Franco Rao (47) ”U Puffo/U Nano”, nipoti del defunto boss ”Peppe” Pesce.

In particolare, i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria – Gico di Reggio Calabria, coadiuvati dai colleghi dello Scico di Roma, in collaborazione con i Carabinieri reggini, stanno sequestrando in queste ore, in Calabria, in Lombardia, in Campania ed a Roma, diversi beni. Si tratta di ben 40 imprese operanti, principalmente, nel settore dei trasporti in quello agrumicolo e nel commercio. A queste vanno aggiunte 44 abitazioni, 4 ville, 12 autorimesse, oltre a 60 terreni, 56 autoveicoli e 108 autocarri. L’attivita’, riferisce una nota delle fiamme gialle, ”che ha completamente annientato la potenza economica della pericolosa consorteria ‘ndranghetistica dei Pesce di Rosarno (RC), poggia sui provvedimenti emessi dal Tribunale di Reggio Calabria – Sez. Misure di Prevenzione – sulla base di una specifica richiesta formulata dal Procuratore Capo di Reggio Calabria e dal Sostituto Cerreti”.

Ulteriore slancio alle indagini e’ venuto dalle dichiarazioni di Giuseppina Pesce, figlia di Salvatore detto ”u Babbu”, dalla quale i finanzieri hanno ricevuto notizie utili a cristallizzare il quadro indiziario. Cinque giorni fa, le dichiarazioni di Giuseppina hanno consentito l’arresto della madre Angela Ferraro e della sorella Marina, di 48 e 29 anni. Tra i beni sequestrati figurano anche 20 ditte individuali, due aree di servizio a Rosarno, un complesso sportivo composto da tre campi da calcio e relative strutture sportive. (foto www.uscasertana.it)

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