Anche a Reggio proteste contro la Riforma Gelmini. Occupata l'Aula Magna della facoltà di Architettura

Anche a Reggio proteste contro la Riforma Gelmini. Occupata l’Aula Magna della facoltà di Architettura

Anche a Reggio proteste contro la Riforma Gelmini. Occupata l’Aula Magna della facoltà di Architettura

mercoledì 01 Dicembre 2010 - 11:44

Gli studenti hanno anche bloccato l'A3 Salerno-Reggio Calabria. Il Pdl Calabrese difende la riforma

Proseguono in tutti gli atenei calabresi le iniziative di protesta contro il ddl Gelmini. All’Università della Calabria di Cosenza, vicino al campus di Arcavacata, ieri gli studenti hanno bloccato per qualche ora dello svincolo autostradale della A3 Salerno Reggio Calabria.

La protesta è viva anche a Reggio: gli studenti della ‘Mediterranea’ stanno portando avanti l’occupazione dell’aula magna -Quistelli- all’interno della quale, in molti, hanno trascorso la notte.

I manifestanti, fanno sapere, sono in contatto con i colleghi degli altri atenei per predisporre nuove iniziative di lotta contro il ddl del Governo approvato ieri dalla Camera.

Nei giorni scorsi gli studenti hanno dato vita alla protesta con iniziative anche per le strade della Città.

Il Pdl Calabrese, invece, difende la riforma: -E’ una riforma che produce benefici per gli studenti e segna la fine del ‘baronato’, mentre rilancia l’autonomia degli atenei introducendo criteri meritocratici, d’altronde la fine degli scatti di carriera ‘ope legis’ ne è la dimostrazione- ha detto l’onorevole Luigi Fedele, presidente del Gruppo del Pdl in Consiglio regionale, che spiega: “Sul piano politico ed istituzionale, rappresenta una delle riforme strutturali su cui il centrodestra ha scommesso una posta importante. Sul piano, invece, più squisitamente operativo – aggiunge Fedelela riforma costituisce una forte schiarita, di cui si aveva bisogno in un settore che, pur rappresentando l’ossatura dello sviluppo economico e culturale, per decenni è stato letteralmente abbandonato, al punto che tante Università sono purtroppo diventate carrozzoni clientelari privi del benché minimo ancoraggio con le istanze del territorio e del tutto autoreferenziali. Finalmente, adesso, dando anche sicurezze ai professori associati, 1500 saranno assunti per tre anni, e valorizzando la figura del ricercatore, per la cui funzione sono state introdotte regole certe, e prevedendo, ancora, l’abilitazione scientifica nazionale per i docenti con cui si pone fine al cosiddetto ‘localismo’, l’Università italiana può risalire la china. Ai giovani dico senza panegirici di non lasciarsi strumentalizzare, perché è in gioco il loro e quindi il futuro del Paese. La protesta è legittima, ma alla condizione che non accechi l’autonomia di pensiero. Specie nel Sud e segnatamente in Calabria, c’è l’urgenza di avere dalle Università un apporto sganciato dagli interessi conservatori e dai pregiudizi ideologici. Senz’altro Università più libere – in questo senso va per esempio la norma che prevede un solo mandato per i Rettori – capaci di realizzare borse di studio non solo per i bisognosi ma anche per i talentuosi, potranno efficacemente concertare, assieme alla buona politica che in alcune Regioni del Mezzogiorno come la Calabria intende cambiare i metodi del passato, il riscatto del Sud-.

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