Archiviati gli accertamenti sui 10 sospettati, ad oggi il delitto rimane senza autori
MESSINA – Non hanno portato alla verità i primi accertamenti sulla morte di Riccardò Ravidà, l’allevatore freddato a Fiumedinisi nel 2022. Il giudice per le indagini preliminari Monia De Francesco ha quindi archiviato l’indagine che ha coinvolto 10 persone, tutte della zona.
Le indagini
Gli avvisi di garanzia erano stati spiccati per consentire ai carabinieri i rilievi tecnici, dagli esami stub alla ricerca di tracce di polvere da sparo sulle mani alle perquisizioni a casa e sulle automobili. Accertamenti che appunto non hanno portato ad alcuna svolta nell’inchiesta: al momento la morte del trentacinquenne rimane senza esecutore, senza mandante né movente. La Procura di Messina ha perciò chiesto l’archiviazione del fascicolo.
Un delitto senza testimoni
Il delitto risale al 26 luglio scorso quando la sua auto con all’interno il corpo erano stati trovati carbonizzati in una zona di campagna poco distante dall’abitato di Fiumedinisi. Gli esami scientifici hanno rivelato che Ravidà era stato ucciso all’interno del veicolo, lungo il percorso che compiva regolarmente dal caseificio al carcere di Gazzi: il pastore era in semi libertà e scontava la condanna per il ferimento di un giovane, avvenuto qualche anno prima. Dopo aver acceso i riflettori su una possibile faida in ambito agro pastorale, gli investigatori hanno indagato anche sul piano della vita privata dell’uomo. Ma fino ad oggi non è stato possibile individuare chi ha freddato Ravidà. La vicenda resta un giallo anche, sospettano gli investigatori, a causa di una fitta omertà. Chi ha condotto l’inchiesta sospetta infatti che qualcuno abbia visto o sentito qualcosa, quella sera, ma ha taciuto e continua a tacere.
