Riforma giustizia, le ragioni del no: "Attacco all'indipendenza della magistratura"

Riforma giustizia, le ragioni del no: “Attacco all’indipendenza della magistratura”

Marco Olivieri

Riforma giustizia, le ragioni del no: “Attacco all’indipendenza della magistratura”

sabato 10 Gennaio 2026 - 11:00

L'incontro a Messina con i rappresentanti del Comitato contrario alla legge voluta dal governo. In vista del referendum costituzionale

MESSINA – C’è chi dice no. Ieri sera, in un affollato Salone degli specchi di Palazzo dei Leoni, il Comitato per dire no al referendum costituzionale sui temi della giustizia ha esposto le sue ragioni. E le adesioni sono in corso. A sottolineare le ragioni dell’opposizione alla proposta legislativa del ministro Nordio e del governo Meloni alcuni rappresentanti del coordinamento messinese del Comitato: Luigi D’Andrea, ordinario di Diritto costituzionale all’Università di Messina, l’avvocata Aurora Notarianni, il giudicedel Tribunale di Patti Andrea La Spada, che guida l’Anm (Associazione nazionale magistrati) Messina,  il magistrato Salvatore Nucera (Procura della Repubblica di Messina).

Ha evidenziato il costituzionalista D’Andrea: “La ragion d’essere della riforma complessiva ci dice le ragioni del perché bisogna dire no e perché invitiamo i cittadini italiani a votare no. Ovvero un pericoloso indebolimento dell’autonomia e dell’indipendenza del potere giudiziario. Nel testo della riforma si perviene a questo attraverso un notevole indebolimento del Csm, Consiglio superiore della magistratura. Ovvero l’organo che garantisce l’autonomia e l’indipendenza della magistratura ordinaria. Questo indebolimento marcato del Csm, come configurato dalla saggezza dei padri e delle madri costituenti, avviene attraverso tre opzioni. Opzioni che meritano preoccupazioni e critiche. La prima è che da un organo se ne fanno tre, con un piccolo problema di costi che qualcuno ha sollevato. In primis, il Csm perde la sua unitarietà a favore del Consiglio superiore dei magistranti giudicanti, dei procuratori, dei pubblici ministeri e dell’Alta Corte disciplinare (separando pm e giudici, n.d.r.)”.

No alla riforma giustizia confronto a Palazzo dei Leoni relatori
No alla riforma giustizia confronto a Palazzo dei Leoni relatori

“Per la prima volta il potere esecutivo decide di limitare il ruolo del potere giudiziario”

Ha continuato D’Andrea: “Seconda scelta: i due Csm perderebbero una competenza a favore del terzo organo che nasce con la riforma: l’Alta Corte disciplinare. A questa spetterebbero le sanzioni disciplinari. Si sottrae al Csm una funzione di rilievo. Nell’Alta Corte salterebbe la distinzione tra giudicanti e requirenti. E, lasciatemi obiettare anche qui sul terreno della costituzionalità, si prevede che le decisioni di quest’organo non siano impugnabili davanti a nessun giudice. Ma sempre davanti alla stessa Alta Corte, seppure in una forma diversa. E, infine, ed è la cosa che trovo più grave, si prevede il sorteggio per i componenti del Csm, tanto dei componenti laici (gli avvocati e i magistrati eletti dal Parlamento in seduta comune), quanto i togati. Con la differenza non irrilevante che, per quanto riguarda i togati, il sorteggio è secco e comprende tutti i magistrati in servizio, laddove per i laici il sorteggio è temperato. E dovremmo vedere anche qui quale sarebbe la normativa d’attuazione, verificando come l’elenco da cui verranno estratti a sorte i membri laici del Csm verrà formato. Con quali maggioranze. E in che numero. Nulla vieta che il numero dei sorteggiandi sia uguale a quello di coloro che fanno parte dell’elenco. Non ci voglio nemmeno pensare”.

Le riserve, in termini di costituzionalità, sono state confermate anche dall’analisi dell’avvocata Notarianni, che ha citato il giurista e costituente Calamandrei, dal presidente dell’Anm Messina La Spada e dal magistrato Nucera. Secondo il comitato per il no, “è la prima volta che il potere esecutivo decide di limitare profondamente il ruolo del potere giudiziario. E la riforma rende più facili le pressioni indebite della politica sulla giustizia. La riforma non rende la giustizia più efficiente. Né interviene sui problemi in Italia della giustizia. Ma la rende meno indipendente. I passaggi nelle carriere, da pubblici ministeri a giudici, riguardano un’esigua minoranza”.

Il governo indicherà la data del 22 e 23 marzo per il referendum

Polemiche sulla possibile data. ll governo indicherà nel 22 e 23 marzo i giorni del voto per il referendum sulla separazione delle carriere. Lo ha confermato Giorgia Meloni durante la conferenza stampa di inizio anno. Il Comitato per il no, invece chiede di attendere almeno il 30 gennaio e la fine della raccolta firme per individuare la data del voto (fonte Il fatto quotidiano).

Il quesito

“Le norme della Costituzione modificata prevedono, in sintesi: A) l’istituzione di due Consigli superiori della magistratura, uno per i giudici, uno per i pubblici ministeri; B) l’estrazione a sorte dei loro componenti; C) la creazione di un’Alta Corte disciplinare per i soli magistrati ordinari.

Ecco il quesito: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025, con la quale vengono modificati gli articoli 87 comma 10, 102 comma 1, 104, 105, 106 comma 3, 107 comma1 e 110 comma 1 della Costituzione?”.

Il testo, approvato senza raggiungere la maggioranza qualificata dei due terzi, dovrà essere sottoposto a consultazione popolare entro tre mesi dalla pubblicazione – previa raccolta delle firme necessarie (un quinto dei parlamentari, 500.000 elettori o cinque Consigli regionali). Il referendum sarà senza quorum: l’esito sarà determinato dalla maggioranza dei voti validi espressi, indipendentemente dall’affluenza. La scheda sarà chiara e semplice: “Sì” per approvare la riforma, “No” per respingerla (fonte servizidemografici.com).

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9 commenti

  1. Cittadino Attento 10 Gennaio 2026 13:51

    Vergognosa la propaganda di falsificazione che sta attuando la ANM, apice rappresentato nei monitor della stazione ferroviaria di Bologna.

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  2. Giuseppebaretti 10 Gennaio 2026 18:45

    Di falso c’è solo la propaganda di chi8ra a delegittimare uno dei tre poteri fondanti dello stato costituzionale

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  3. Solo chi non è i grado di elaborare un pensiero sano e solo chi è imbevuto della propaganda di questi giudici inqualificabili puo’ credere ancora a questa falsa propaganda! Hanno paura e attaccano in modo becero!!! IO VOTO SI alla riforma!

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  4. Provare a leggere un po’ la Costituzione, prima di parlare di propaganda dei giudici

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  5. Quale Costituzione? La stessa che usano a convenienza loro VeDasi GREEN PASS che qualche tizio a quanto pare ha dimenticato? In questi anni abbiamo ben visto come hanno usato e usano la Costituzione! Per non dimenticare che anche illustri magistrati affermano cose ben diverse di questi tipi visibilmente ideologicizzati. Non volerlo vedere e riconoscere è un affronto ed insulto a tutti gli italiani!

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  6. Credo sia giusto e per par condicio ,che un grande giornale come Tempostretto, pubblicasse pure un articolo sulle Ragioni del Sì alla riforma.

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  7. non solo separazione delle carriere, ci vorrebbe anche separazione dei palazzi ove risiedono gli uffici – del resto funziona così in tutta europa ma in italia un associazione privata AMN vuol comandare su tutto e su tutti

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  8. Grazie Direttore!

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