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Problema erosione costiera anche in zona nord. Serve il ripascimento dell’arenile

Sara Faraci

Problema erosione costiera anche in zona nord. Serve il ripascimento dell’arenile

giovedì 06 Febbraio 2014 - 11:11
Problema erosione costiera anche in zona nord. Serve il ripascimento dell’arenile

Salvatore Ruello, già consigliere e presidente della VI Circoscrizione e consigliere comunale nel corso della scorsa legislatura, accende i riflettori sulle non più ignorabili condizioni di criticità della riviera nord. A rischio anche il parco letterario Horcynus Orca e la Torre degli Inglesi

E’ un assedio che va avanti da anni. Incalzati dalle mareggiate, sotto scacco per via della costante erosione dell’arenile, i villaggi del litorale nord levano alta la loro protesta.

Palpabile il malcontento dei residenti che si mescola alla paura di veder risucchiate dal mare le proprie abitazioni. E, infatti, le porzioni di centro abitato delimitate dalle contrade Catuso, Torre, Faro e Silipazzi, guardano impotenti all’avanzare delle acque che hanno già intaccato le fondamenta di alcuni fabbricati sollecitando l’attenzione della stessa protezione civile comunale. Pochi metri più in là, a partecipare della sorte incerta degli agglomerati della zona, il parco letterario Horcynus Orca, custode di manufatti tra i quali spicca l’antica Torre degli Inglesi, divenuta oggetto, nel tempo, di vincoli architettonici posti dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali di Messina e le cui fondamenta ovest sono ormai a nudo. Persino i fragili equilibri economici della zona iniziano ad accusare il colpo: la pesca, principale attività svolta nei villaggi del luogo, è soggetta infatti a forti limitazioni durante la stagione invernale.

I progetti di ripascimento, le proposte, le soluzioni si sono alternate a ritmo instancabile – spiega Salvatore Ruello, già consigliere e presidente della VI Circoscrizione e consigliere comunale nel corso della trascorsa legislatura – eppure dinieghi, obiezioni e battute di arresto si sono susseguiti con altrettanta tempestività.

Una situazione di stallo difficile da digerire, soprattutto alla luce degli interventi messi in campo, invece, all’altro capo della città per far fronte alla stessa problematica che appare adesso in via di risoluzione grazie allo scarico di svariati metri cubi di sabbia sugli arenili.

Eppure le esitazioni, le farraginosità burocratiche, gli infiniti iter per approdare a una risoluzione definitiva della questione sembrano pesare di più sulla bilancia decisionale dell’Amministrazione. L’ultimo veto, quello sollevato dall’Assessorato Territorio e Ambiente, a seguito dell’ennesima denuncia, nei confronti del progetto portato avanti dall’allora assessore Isgrò. Irridibili e poco pregnanti appaiono – a dire dello stesso Ruello – le motivazioni che hanno condotto alla paralisi del piano di ripascimento: la mancata caratterizzazione della sabbie prima del loro deposito in situ.

Osservazioni che potrebbero ben perdere la loro importanza di fronte alla pressante urgenza messa in luce soprattutto a seguito delle ultime mareggiate che hanno instancabilmente flagellato l’intera riviera. Considerazioni che perdono poi i loro netti contorni se si pone attenzione ai lavori, di simile portata rispetto a quelli richiesti per Ganzirri e Torre Faro, che sono già stati avviati in zona sud, senza essere sottoposti al giogo di queste pastoie procedurali.

Anche il piano stralcio di bacino che appunta la propria attenzione sulle criticità idrologiche dell’intera costiera messinese, ha puntato l’indice sull’unità di Punta S. Raineri e Capo Peloro, evidenziandola tra quelle maggiormente bisognose di interventi, in tempi brevi, di tutela del territorio. Eppure ogni iniziativa langue, intrappolata nelle maglie stringenti di autorizzazioni e accertamenti, verifiche e consensi.

Una stasi a cui non può più darsi seguito, a garanzia del patrimonio territoriale che su queste zone a rischio insiste da decenni ma soprattutto a salvaguardia della popolazione residente che ormai da troppo tempo attende un segnale della presenza delle istituzioni.

(Sara Faraci)

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3 commenti

  1. Moriremo sommersi da metri cubi di documenti e scartoffie burocratiche di ogni tipo!!! L’Italia è un paese fermo spesso per ragioni burocratiche che legate alle possibilità conomiche reali. Basti pensare, ai kg di documenti richiesti nonchè ai tempi di attesa per attivare una qualsiasi ristrutturazione o costruzione edilizia. Sono in attesa da due anni di una risposta negativa o positiva per la costruzione di un balcone su area demaniale con relativa richiesta di concessione demaniale.Due anni e non so se il parere è nagativo o positivo a tutt’oggi!!!

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  2. La natura fa il suo corso, ditelo a tutti gli ingegneri e geometri da 4 soldi che facevano a gara per chi doveva buttare cemento più vicino al mare.

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  3. Urge un riposizionamento dei massi frangiflutti prima di un ripascimento (ambientalisti e animalisti permettendo) dal catuso a contrada silipazzi ogni sciroccata si porta via gli ultimi granelli di sabbia rimasti lasciando gli abitanti in situazioni igenico sanitarie precarie, per quanto riguarda l’acqua stagnante in estate e insicure in quanto a volte le forti sciroccate minacciano le abitazioni vicine..a chi parla di cementificazione selvaggia dico semplicemente che anni fa la lunghezza della spiaggia era imponente e adesso a causa dello’ostruzionismo della burocrazia e di un paio di dementi ambientalisti e animalisti la distanza mare/abitazioni si è ridotta notevolmente..per cui prima di sparare cazzate informatevi su come era la zona all’epoca della costruzione. Basterebbe ripristinare le discariche di sabbia in mare come una volta per un ripascimento naturale e riprogettare la posizione degli scogli possibilmente come quelli della zona tirrenica..

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