Le accuse del Circolo di Rifondazione Comunista “Lidia Menapace” – Riviera Jonica Messinese
Dopo la riflessione critica su opere di salvaguardia costiera e raddoppio ferroviario, il Circolo PRC Lidia Menapace – Riviera jonica messinese torna alla carica prendendo spunto dal dossier “Coste siciliane alla deriva” di Goletta Verde – Legambiente Sicilia. Un documento che secondo il circolo guidato dalla segretaria Stefania De Marco rivela “come la riviera jonica messinese sia diventata il manifesto di una gestione politica miope, autoreferenziale e incapace di imparare dai propri errori”. “Non è il mare a divorare le spiagge – accusa il PRC – è la politica che, da quarant’anni, continua a finanziare opere inutili, rigide, costose, che aggravano i problemi invece di risolverli. È un fallimento annunciato, documentato, ripetuto. E soprattutto pagato con soldi pubblici”.
Il circolo denuncia che documenti tecnici sono stati ignorati per trent’anni, come quando la Commissione Tecnica Regionale, nel 1994, a proposito del litorale di S. Alessio Siculo scriveva che “Il mantenimento del lungomare e delle piazzette determinerà la scomparsa del litorale sabbioso”.
“La politica locale ha scelto la difesa passiva, l’opera rigida, la ricostruzione immediata – attacca adesso il Circolo Lidia Menapace -. Ha scelto la foto dell’inaugurazione, non la sicurezza del territorio. Ha scelto l’emergenza come metodo di governo. La cifra complessiva censita è un atto d’accusa: 72,4 milioni di euro, tra somme spese, finanziamenti concessi ed opere in progetto per interventi che non hanno difeso e non difenderanno la costa, ma si accaniscono nella difesa di un modello sbagliato”.
I “casi” di S. Alessio, S. Teresa e Furci
Il Circolo passa in rassegna gli interventi in tre comuni della riviera. “Sant’Alessio Siculo la barriera sommersa consegnata nel 2024 è il simbolo della “brevimiranza” della politica: 32 milioni di euro per un’opera che ha subito danni strutturali gravi già con mareggiate ordinarie e ha cancellato la spiaggia. Non è un investimento, è un monumento allo spreco!”.
E ancora S. Teresa di Riva (nella foto di copertina i danni del ciclone Harry), ritenuto “l’esempio pregnante della “coazione a ripetere” di freudiana memoria. Una mareggiata nel 2025 spazza via 140 metri di lungomare (4 milioni di euro di danni). La risposta? Ricostruire ancora più vicino alla battigia, in zona R4. Poi altri 10 milioni di euro per 14 pennelli e un maxiripascimento. Il progetto stesso ammette che le cause dell’erosione sono le opere rigide e il deficit sedimentario. E cosa propone? Altre opere rigide. È la definizione stessa di fallimento politico”.
Infine Furci Siculo, dove “si progettano barriere sommerse da circa 20 milioni di euro – sottolinea il circolo – per stabilizzare una sabbia che non arriverà mai, perché intercettata dai pennelli del comune accanto, cioè S. Teresa di Riva. Due amministrazioni, una spiaggia, interventi incompatibili. È la prova che manca una visione, manca un coordinamento, manca la politica. Nel frattempo, si eseguono interventi “urgenti” postciclone, altri 6,4 milioni. Strade, sottoservizi, lungomare: tutto ricostruito senza cambiare nulla. È la manutenzione del fallimento”.
La responsabilità politica
“Non si tratta di errori tecnici – Circolo PRC Lidia Menapace – Riviera jonica messinese -. Si tratta di scelte politiche. La politica locale ha preferito ignorare la scienza, ignorare gli esperti, ignorare perfino le sentenze della Corte Costituzionale. L’ultima in ordine cronologico (n. 72/2025) ribadisce che il divieto di costruire entro i 150 metri dal mare (l.r. 78/1976) è immediato, diretto ed erga omnes, anche verso i privati: nessun condono o sanatoria nella fascia di rispetto. Il dossier di Legambiente lo dice chiaramente: «Il modello attuale non è sostenibile. È necessario un cambio di paradigma». Ma il cambio non arriva. Perché richiede coraggio, visione, capacità di dire dei no. E queste qualità, sulla riviera jonica, sono state assenti”.


E ricordiamolo, che la buona amministrazione, ScN, ormai è ormai quasi un ventennio che governa nella riviera ionica.