"Riviera jonica dimenticata dalle istituzioni, serve una protesta sociale" - Tempostretto

“Riviera jonica dimenticata dalle istituzioni, serve una protesta sociale”

Gianluca Santisi

“Riviera jonica dimenticata dalle istituzioni, serve una protesta sociale”

venerdì 29 Ottobre 2021 - 09:37

Il Comitato No Frane-No Precarietà denuncia l'abbandono del territorio

“Battere i pugni” sui tavoli delle sedi istituzionali, pretendendo l’ordinaria manutenzione. Per il Comitato “No Frane-No Precarietà”, solo una pacifica protesta sociale organizzata dal basso dalle popolazioni martoriate da decenni di ferite materiali e morali può salvare la vita degli abitanti del luogo. I rappresentanti Giacomo Di Leo e Franco Aloisi hanno diffuso una lunga nota in cui evidenziano che “gli eventi di questi giorni, scanditi da fortissimi nubifragi, riportano indietro nel tempo, allorquando il territorio da Giampilieri a Scaletta fu colpito da una violenta alluvione, che provocò 37 vittime e decine di feriti”.

“Dal 2007 – proseguono i due – ci poniamo numerosi quesiti. Ad esempio ci piacerebbe comprendere lo stato dell’arte dei lavori di manutenzione concernente i ponti non transitabili della SS114 (Agrò e Nisi, ndC), nonché i costi di tali opere. Sulla pericolosità dell’autostrada A18 Messina-Catania avevamo già scritto e denunciato situazioni di pericolo evidenti a tutti, ma i finanziamenti per la manutenzione sono stati impiegati per mitigare tale condizione?”

Altra questione molto importante per il Comitato No Frane-No Precarietà risulta essere la condizione dei torrenti. “Ad esempio – si legge nella nota – il Torrente Divieto di Scaletta Zanclea abbandonato a se stesso da più di 5 anni per assurde burocrazie. Ormai è evidente che questi luoghi sono diventati solo un simbolo da celebrare una volta l’anno per passerelle istituzionali: il presidente della Regione quasi ogni anno partecipa alla commemorazione delle 37 vittime giungendo anche a Scaletta Zanclea, ma possibile che non si accorga che i torrenti Racinazzi e Divieto versano in condizioni di totale abbandono?”.

Nel mirino del Comitato anche le amministrazioni comunali della riviera jonica messinese, “colpevoli” di non muovere “nessuna particolare critica, nessuna mobilitazione sociale contro i partiti dominanti la Sicilia, le loro burocrazie, i loro uomini seduti negli enti preposti la sicurezza territoriale”. “Evidentemente – tagliano corto Di Leo e Aloisi – non si vogliono disturbare i “bellissimi” di Palermo e i loro seguaci locali”.

Un ultimo capitolo della nota viene dedicato alla situazione di Capo Alì (nella foto di archivio una delle tante chiusure di questi anni). “Che fine hanno fatto le promesse delle istituzioni? – si chiede il Comitato – Non erano già pronti i capitoli di spesa per le gallerie ad arcata di cemento, come dichiarava un funzionario dell’Anas in una delle ultime riunioni pubbliche al Comune di Alì Terme?”.

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