Il Piemonte è ancora a rischio chiusura. Il Comitato lancia l'allarme e chiede la rimozione di Vullo - Tempostretto

Il Piemonte è ancora a rischio chiusura. Il Comitato lancia l’allarme e chiede la rimozione di Vullo

Rosaria Brancato

Il Piemonte è ancora a rischio chiusura. Il Comitato lancia l’allarme e chiede la rimozione di Vullo

lunedì 23 Novembre 2015 - 21:46

Il Comitato salvare il Piemonte chiede la rimozione di Vullo e fa un appello a sindaco e deputazione: "L'ospedale è ancora a rischio chiusura sin dal 26 novembre"

Il nuovo appello è al sindaco ed a tutta la deputazione. La chiusura del Piemonte non è affatto scongiurata nonostante un’ordinanza sindacale, una legge regionale ed una sentenza del Tar.

A quanto pare, secondo il nuovo allarme lanciato dal Comitato salvare l’ospedale Piemonte il direttore generale Michele Vullo non ha cambiato idea sulle sorti del Pronto soccorso e sullo smantellamento del nosocomio. La nuova data da segnare in rosso, scrive il Comitato, è quella del 26 novembre. Il manager infatti da un lato ha trasmesso una lettera a medici e personale dell’ospedale invitandoli ad optare entro la prima metà di dicembre o per il Papardo oppure per qualcosa che, nei fatti al momento non esiste: la legge Ircs-Piemonte infatti è stata votata ma per tramutarsi in realtà deve essere firmato il decreto attuativo da parte dell’assessore Gucciardi, che ha tempo fino al 15 gennaio. Ai medici ed al personale sanitario viene quindi chiesto di scegliere tra una realtà evidente e certa, il Papardo ed una che in questo momento è solo virtuale. C’è di più, perché stando sempre al Comitato salvare l’ospedale, l’opzione viene richiesta alle varie specialistiche tranne che ad ostetricia e pediatria per le quali la sorte è segnata, cioè il trasferimento al “Papardino”, senza alcuna possibilità di scelta. Il Papardino peraltro, che attualmente ospita psichiatria e malattie infettive necessita di una serie di interventi manutentivi. Trasferire in tempi record reparti che oggi in pieno centro raggiungono i mille parti l’anno è quantomeno azzardato. Non si comprende poi perché nel Pronto soccorso generale con i reparti connessi si sia omesso d’inserire proprio l’anima vitale del Piemonte, ovvero ostetricia, la “culla”di mezza Messina per decenni.

E mentre alla Regione si lavora per il decreto attuativo ed il Tar dà ragione al Comune sull’ordinanza anti-chiusura il manager Vullo sembra intenzionato a far chiudere battenti al Pronto soccorso il 26 novembre.

“Che cosa e chi spinge il direttore generale dell’Azienda Papardo-Piemonte Vullo all' accanimento nel voler chiudere ad ogni costo ed in maniera addirittura convulsa il Pronto soccorso del Piemonte, contro ogni regola giuridica e di elementare buon senso?– si chiede il presidente del Comitato, Marcello Minasi- Perché ha tanta fretta di infrangere la legge invocando astratti ed estranei principi contenuti in direttive europee sugli orari di lavoro, annunciando che dal 26 Novembre prossimo tornerà a smantellare di nuovo quel che restava del Pronto soccorso? Il tutto avviene nel silenzio delle autorità di vigilanza e dell’assessore di cui da tempo non si hanno notizie”.

Il Comitato ha chiesto un incontro urgente al sindaco ed alla deputazione, fissato per venerdì, anche se nel tardo pomeriggio c’è già stato un primo contatto con Accorinti e con la Zafarana per iniziare a capire i nuovi annunci del dg del Papardo.

“Chiamiamo tutti i protagonisti della vicenda ad una rigorosa osservanza della legge.

Anni di lotta ci consentono di pretendere che l’Ospedale Piemonte sia garantito nelle sue funzioni di diagnosi e cura per l’emergenza-urgenza al servizio della cittadinanza messinese così come previsto dalla legge 24. Tale obiettivo passa attraverso la tutela del Pronto Soccorso Generale nella pienezza delle sue funzioni con le specialistiche annesse ed i Pronto soccorsi ostetrici e pediatrici, e quindi attraverso l’emanazione di norme attuative della stessa legge adesso nelle mani dell’assessore e dei deputati regionali”.

Il Comitato chiede infine all’assessore Gucciardi, che su questo aspetto è stato sempre “silente” di valutare l’ipotesi di prendere provvedimenti nei confronti di quel manager che è alla guida dell’azienda Papardo-Piemonte proprio su nomina regionale e che dal luglio 2014 non ha mai smesso di annunciare la chiusura dell’ospedale, nonostante leggi, ordinanze, sentenze, e soprattutto nonostante la plateale e totale volontà di tutta la cittadinanza e della rappresentanza politica.

“All’assessore chiediamo di provvedere alle rimozione immediata di Vullo se lo steso non riterrà di dimettersi.. A tal fine annunciamo una manifestazione con raccolta firme”.

Rosaria Brancato

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2 commenti

  1. Vullo A Catania e Palermo si comporterebbe cosi??? Non credo. Palermitani e catanesi gli avrebbero presentato il conto.
    Facile, anche contro ogni sentenza, ogni provvedimento, ogni legge, mettersi contro gli interessi dei messinesi, popolo inerme e che subisce passivamente di tutto. Vullo avrebbe gioco facile. ma…
    Esiste per fortuna, tra centinaia di migliaia di persone messinesi, un comitato che raggruppa delle persone che si difendono e che difendono gli interessi della salute di tutti, del lavoro di tutti, della maternità, del soccorso…
    Messinesi che sono attenti e che tutti abbiamo il dovere di ringraziare per il oro impegno. Vullo deve essere rimosso, in qualsiasi città avrebbe provocato una sommossa popolare.

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  2. Vullo A Catania e Palermo si comporterebbe cosi??? Non credo. Palermitani e catanesi gli avrebbero presentato il conto.
    Facile, anche contro ogni sentenza, ogni provvedimento, ogni legge, mettersi contro gli interessi dei messinesi, popolo inerme e che subisce passivamente di tutto. Vullo avrebbe gioco facile. ma…
    Esiste per fortuna, tra centinaia di migliaia di persone messinesi, un comitato che raggruppa delle persone che si difendono e che difendono gli interessi della salute di tutti, del lavoro di tutti, della maternità, del soccorso…
    Messinesi che sono attenti e che tutti abbiamo il dovere di ringraziare per il oro impegno. Vullo deve essere rimosso, in qualsiasi città avrebbe provocato una sommossa popolare.

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