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“Sangue e Pane”, una saga familiare che parte da Mistretta

Redazione

“Sangue e Pane”, una saga familiare che parte da Mistretta

domenica 21 Giugno 2020 - 08:00

Sangue e Pane è la metafora della vita, è la sofferenza e la fatica che devi affrontare per guadagnarti il tuo posto nel mondo, una volta che lo hai trovato

È da Mistretta che si dipana la vicenda narrata da Vito Ribaudo in Sangue e Pane; la saga della famiglia Vastiani che percorre tutto il Novecento, e che dalla Sicilia approda a New York, fino alla conclusione a Milano, negli anni Settanta. 

Una maledizione paterna

Sangue e Pane è la metafora della vita, è la sofferenza e la fatica che devi affrontare per guadagnarti il tuo posto nel mondo, una volta che lo hai trovato. È la maledizione lanciata da Vito Vastiani al figlio Isidoro: «Che mio figlio sia maledetto a cercare pane come Pane è il cognome di sua madre. E che gli resti solo sangue, se pane non è capace di trovarne».

Diviso in tre parti

Il romanzo, diviso in tre parti, àncora le sue radici nella Sicilia rurale dei primi del ventesimo secolo, una realtà di padri, padroni e innumerevoli segreti che Isidoro Vastiani si sente stretto addosso. I suoi genitori, Peppina Pane e Vito Vastiani, si sono affrancati dalla mezzadria con i Salomone, e ora che il suo destino non è più segnato da un percorso certo, ora che non sarà costretto per forza ad essere un contadino al servizio di altri, il giovane si imbarca per raggiungere l’America.

Qui troverà un lavoro, un senso di appartenenza e l’amore della sua vita, Elizabeth, la quale però muore presto lasciandogli due figli, Juliet e Matthew, che resteranno orfani anche di padre, venendo accuditi da una zia, quando Isidoro tornerà in Sicilia per fare pace con il suo passato, trovando però un mondo che non sarà disposto a perdonarlo per averne alterato gli equilibri.

I marciapiedi di New York

La seconda parte è quindi dedicata ai figli di Isidoro, a come le opportunità che offre quella New York vitale e crudele possano trasformarsi in condanne a morte, come accade a Matthew, che tra i vicoli tortuosi della sua città si avvicina un passo alla volta alle bande di criminali senza scrupoli e che finisce la sua vita molto giovane, sul marciapiede di quella città bella e terribile, interrompendo così il passaggio del cognome Vastiani nei secoli.

La Milano degli anni Settanta

Ma la saga della famiglia non è finita, e prosegue a Milano, dove seguiamo Vincent, il figlio di Juliet e del marito David Scott, mentre cresce tra la parrocchia e il campo da calcio della Milano degli anni Settanta, si innamora, si sposa, fa carriera mentre il capoluogo lombardo cresce e si espande, scossa ogni tanto dagli eventi tragici della nostra storia contemporanea. E Vincent da figlio diventa padre e al funerale di sua madre Juliet scoprirà una verità che farà chiudere perfettamente il cerchio.

L’autore

Vito Ribaudo,  sposato con Vittoria è padre di Giulia, Beatrice ed Elisa. Milanese di nascita e siciliano per affetto e origini, nella vita professionale è il Direttore Risorse Umane di RCS MediaGroup Italia. Ha pubblicato Una grande opportunità (Rizzoli, 2015, Premio “Lago Gerundo”), L’Elbano (Morellini, 2018) ed è in uscita in primavera per i tipi di Morellini il suo terzo romanzo Sangue e Pane.

Ha poi alcuni racconti pubblicati per antologie: Un bacio davanti a quel portone su Francesco De Gregori (Vinyl, 2017); La Domenica delle Palme sul mitico derby vinto dal Torino nella primavera del 1983 (On the radio, 2018); Marchesa Adele Cicè (Sicilia d’Autore, 2019), Messico e Nuvole sul record di Pietro Mennea (Tra uomini e dei, 2020) e Viaggiare e scrivere in Lettere al padre, 2020.

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