Sequestrati i cellulari di Daniela Santoro e del figlio Stefano, in carcere dopo il femminicidio del 31 marzo
Messina – Entrano nel vivo gli accertamenti degli investigatori sul femminicidio di Sara Campanella. Dopo i funerali di stamattina a Misilmeri, i carabinieri di Messina si sono concentrati sull’analisi dei comportamenti di Stefano Argentino.
Al vaglio anche la versione della madre, che ha confessato di portato il figlio da Messina a Noto, la sera del delitto, senza però sapere cosa suo figlio aveva compiuto, se non quando è arrivato a casa.
Sabato pomeriggio gli uomini del comandante provinciale Lucio Arcidiacono hanno effettuato una perquisizione nell’abitazione della famiglia Argentino a Noto, dove hanno sequestrato diverso materiale. Sono così stati prelevati e repertati i dispostivi elettronici trovati in casa, personal computer fissi e portatili.
Sequestrati anche i cellulari di Daniela Santoro, sospettata di aver provato a fare fuggire il figlio. Saranno passate al vaglio quindi anche le conversazioni e i messaggi della mamma del 27enne, che sabato scorso a Messina, dopo aver incontrato il ragazzo in carcere si è recata spontaneamente dai Carabinieri per fornire la propria versione di quella sera.
Al vaglio la versione della madre
Gli inquirenti credono al suo racconto e qual è l’esatto ruolo della donna nel femminicidio di Sara Campanella? Saranno appunto gli accertamenti a fornire una indicazione sulla veridicità di quello che ha spiegato ai militari, ricostruendo la sera del 31 marzo scorso. La donna ha spiegato di aver ricevuto una telefonata di addio di Stefano, intenzionato a suicidarsi, e di essersi messa di corsa in auto insieme al marito alla volta di Messina per recuperarlo, tenendolo “appeso” al telefono lungo tutto il tragitto, nel tentativo di convincerlo a desistere. Arrivati a Messina hanno fatto salire in auto il giovane, zuppo di pioggia, e lo hanno riportato a Noto, nel b&b e non nel loro appartamento per non turbare l’altro figlio della coppia. Solo pochi minuti prima di arrivare il 27enne ha svelato loro cosa era accaduto e solo pochissimi minuti dopo sono piombati i casa i militari che lo hanno ammanettato.
La perquisizione al b&b dove Stefano è stato ammanettato
Gli investigatori hanno setacciato anche i locali dove Stefano Argentino è stato fermato ma non hanno sequestrato nulla. Sono appena cominciate, invece, le operazioni per spulciare nel cellulare del ragazzo, in mano agli investigatori dalla notte del fermo. Nella memoria dell’apparecchio, così come negli altri dispositivi, la Procura cerca le tracce per capire soprattutto se ci sono altri indizi di una precedente “ossessione” di Stefano per Sara o se aveva pianificato il femminicidio.
Al setaccio il cellulare del ragazzo
Nel frattempo si sgonfia l’ipotesi che il coltellino trovato a Gazzi poco lontano dall’aiuola dove Sara è stata aggredita sia quello che l’ha ferita mortalmente. Ma la lama sarà comunque affidata alla Scientifica per la verifica. I Ris di Tremestieri si recheranno poi nell’appartamento di via Natoli, anche questo sigillato, dove Stefano dimorava quando seguiva le lezioni a Messina.
Domattina Stefano avrà un nuovo confronto con l’avvocato Stefano Andolina. “E’ molto provato, non ha ancora abbandonato i propositi suicidi”, ha spiegato il difensore dopo il primo colloquio di venerdì scorso.
