La crisi del commercio si può combattere on line. Lo studio di Confesercenti Messina - Tempostretto

La crisi del commercio si può combattere on line. Lo studio di Confesercenti Messina

La crisi del commercio si può combattere on line. Lo studio di Confesercenti Messina

martedì 24 Maggio 2016 - 10:10

Confesercenti Provinciale Messina ha realizzato un sondaggio nel territorio locale, per cercare di capire lo stato dei fatti e come effettivamente il fenomeno viene vissuto. IN ALLEGATO LO STUDIO

Se nel resto d’Italia il commercio digitale sta assumendo proporzioni sempre più rilevanti, con in testa Lombardia e Lazio, la Sicilia risulta al nono posto con sole 912 imprese che commerciano stabilmente su internet. In particolare, ancora oggi, l’e-commerce divide le PMI del commercio tra chi vive la rete come un’opportunità e chi come una minaccia.

Confesercenti Provinciale Messina ha realizzato un sondaggio nel territorio locale, per cercare di capire lo stato dei fatti e come effettivamente il fenomeno viene vissuto.

E’ stato preso in esame un campione rappresentativo di 1000 attività commerciali, di piccole dimensioni, con meno di 10 dipendenti, prevalentemente nei vari settori del commercio al dettaglio ( Abbigliamento, Accessori, Elettronica, Elettrodomestici, Articoli Regalo, Gioielleria, Pulizia per la casa, Profumeria, Mobili e piccolo arredo, Ricambi Auto, Agenzie Viaggio) 67%. Del settore turismo (Alberghi,B&B,Case Vacanze) 10%. E del settore pubblici esercizi ( Ristoranti,Pizzerie, Pub, Bar,) 23% .

Dalla ricerca emerge come le imprese di minori dimensioni siano ancora dubbiose sull’investire o meno nelle piattaforme commerciali via web. Infatti, se da un lato, oltre l’80% dichiara di avere investito in almeno una innovazione digitale, soprattutto per fare promozione dei propri prodotti o per farsi conoscere (coupon digitali, pubblicità via web, e-mail, sms o social network), solo il 22% di chi possiede un sito, permette oggi, di acquistare on-line. L’orientamento prevalente tra gli imprenditori piccoli e medi è quello di avvalersi delle piattaforme dei retailers più grandi, come eBay, Amazon. Nessuno degli intervistati usa app per smartphone o tablet.

Il motivo principale del ritardo negli investimenti da parte degli imprenditori è rappresentato dai costi elevati d’investimento e di gestione, ma anche dallo scetticismo su un effettivo ritorno economico. Confesercenti, a tal proposito, sta attuando un’opera di sensibilizzazione degli associati, cercando di offrire loro i giusti supporti tecnici. Per abbassare i costi d’investimento, sono state stipulate diverse convenzioni con sviluppatori locali e società a carattere nazionale Google partner.

Secondo il presidente di Confesercenti Messina Alberto Palella, “nel medio-lungo periodo le grandi piattaforme, che possono dirottare anche risorse notevoli in pubblicità e marketing, fagociteranno i piccoli venditori e i grandi produttori predisporranno sempre più canali diretti di vendita, come succede già oggi. Quindi, un’ alternativa più realistica ed efficace potrebbe essere promuovere il servizio click and collect , cioè la possibilità di ordinare un prodotto online ma di poterlo ritirare in negozio e lì completare l’acquisto. Questo modello, tra quelli più interessanti che stanno emergendo, permette ai consumatori di ottenere i prodotti con i prezzi dell’online, ma al tempo stesso di avere maggiori informazioni e di poter contare sul valore aggiunto offerto dalla presenza del commerciante, dal pagamento all’assistenza in caso di difetti o non conformità del prodotto ordinato”.

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2 commenti

  1. sergio indelicato 24 Maggio 2016 11:17

    appare chiaro ed evidente che l’analisi non prenda assolutamente in considerazione che il gap è voluto dalle PMI che in internet vedono ormai un competitor diretto con differenze prezzo al consumo anche del 50% in meno a parità di prodotto rispetto all’offerta locale

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  2. sergio indelicato 24 Maggio 2016 11:17

    appare chiaro ed evidente che l’analisi non prenda assolutamente in considerazione che il gap è voluto dalle PMI che in internet vedono ormai un competitor diretto con differenze prezzo al consumo anche del 50% in meno a parità di prodotto rispetto all’offerta locale

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