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Tusa. Unime e Oxford riportano alla luce un tempio d’epoca greco-romana

Tusa. Unime e Oxford riportano alla luce un tempio d’epoca greco-romana

giovedì 20 Luglio 2017 - 08:55
Tusa. Unime e Oxford riportano alla luce un tempio d’epoca greco-romana

Le strutture del tempio di Apollo, solo parzialmente individuate negli anni Cinquanta del secolo scorso dall’archeologo Gianfilippo Carrettoni, sembrano non essere le uniche ad insistere sulla zona. Pare, infatti, che vi possano essere altri due templi di minori dimensioni

Un tempio, attribuito da più fonti ad Apollo, è stato riportato alla luce nel corso di una redditizia campagna di scavi archeologici condotta delle Università di Messina e di Oxford. I lavori sono stati effettuati presso il sito della città greco-romana di Alesa nella zona di Tusa.

La fase operativa degli scavi è durata circa un mese (compreso un periodo di quasi due settimane necessario alla bonifica dell’area, interessata da fitta vegetazione). A dirigere le operazioni, giunte ormai agli sgoccioli, sono stati i proff. Lorenzo Campagna (professore associato al Dipartimento Dicam) e Jonathan Prag (docente di Storia Antica dell’Ateneo inglese), coadiuvati dal prof. Alessio Toscano Raffa (Cnr-Ibam di Catania), in veste di coordinatore. Le strutture del tempio di Apollo, solo parzialmente individuate negli anni Cinquanta del secolo scorso dall’archeologo Gianfilippo Carrettoni, sembrano non essere le uniche ad insistere sulla zona. Pare, infatti, che vi possano essere altri due templi di minori dimensioni. Per effetto di una concessione, della durata complessiva di tre anni, questi, come altri reperti, potranno rappresentare lo sviluppo futuro della collaborazione fra i due Atenei. La campagna archeologica, difatti, rientra in un progetto di ampliamento degli scavi in tutta la zona antica, per meglio definire lo sviluppo planimetrico e monumentale della più importante area sacra della città. L’équipe complessiva degli scavi è stata composta, oltre che dai docenti e ricercatori, anche da 15 studenti (10 dell’Università di Oxford e 5 dell’Ateneo peloritano). Nel corso delle ricerche c’è stata anche la visita delle scuole locali.

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