Sciacca: "Come Accorinti e De Luca sarò la sorpresa a Messina" L'INTERVISTA

Sciacca: “Come Accorinti e De Luca sarò la sorpresa a Messina” L’INTERVISTA

Marco Olivieri

Sciacca: “Come Accorinti e De Luca sarò la sorpresa a Messina” L’INTERVISTA

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venerdì 03 Aprile 2026 - 07:00

Il candidato sindaco civico spiega le ragioni della rottura con Scurria. "Io alternativo a Basile e a centrodestra e sinistra alle amministrative"

di Marco Olivieri

MESSINA – Gaetano Sciacca, ex ingegnere capo del Genio civile e ora candidato sindaco per la lista civica di Rinascita Messina, come mai si è rotta l’alleanza con Marcello Scurria? In origine dovevate correre insieme…

“Chiariamo subito che il civismo impone la distanza dai poli e dai partiti tradizionali. Con Scurria avevamo iniziato un dialogo. Non solo con lui ma anche con altre associazioni, altri piccoli partiti. Poi ci siamo allontanati vicendevolmente perché Marcello Scurria è diventato il candidato del centrodestra e quindi era incompatibile con il nostro modo di intendere il civismo”.

L’avvocato Scurria ha specificato che lei aveva posto come condizione la vicesindacatura…

“Sì, avevo proposto la mia vicesindacatura sulla base di questo ragionamento: si doveva evitare qualsiasi nomina dall’alto e proporsi subito, come alleanza civica tra Rinascita Messina e Partecipazione, in una logica di indipendenza dai partiti tradizionali. Nel momento in cui Scurria è diventato il candidato del centrodestra, però, si è persa quest’indipendenza. A mio avviso il nostro progetto poteva pure essere sostenuto da centrodestra o centrosinistra, ma mantenendo la nostra autonomia”.

Anche la senatrice Dafne Musolino, di Casa Riformista-Italia Viva, aveva proposto un dialogo con il centrosinistra…

“Esatto. Ma poi ha aderito alla coalizione. E non si poteva pensare che noi confluissimo nel centrosinistra. Il tutto per le stesse motivazioni per cui noi non potevamo confuire nel centrodestra. Noi riteniamo che i partiti tradizionali abbiano mal operato nella gestione della cosa pubblica. Faccio pure l’esempio dell’originario civismo di Cateno De Luca. Anche quello spiriito si è perso e Sud chiama Nord è ormai un partito tradizionale. Basta vedere le liste come sono state fatte. Al di là di chi sta governando la città, e di chi rappresenta i partiti tradizionali, il nostro movimento civico si deve porre al di sopra delle logiche clientelari dei partiti. E occorre creare un rapporto diretto con i cittadini per ascoltare le loro esigenze e tradurle in azioni e concretezza”.

Lei ritiene che nemmeno il centrosinistra potesse rappresentare questa alternativa?

“No, sia centrodestra, sia centrosinistra, avrebbero potuto rappresentare l’alternativa solo se avessero sposato il nostro programma. Noi di Rinascita Messina siamo gli unici che abbiamo fatto un programma da mesi. Ci siamo confrontati con il territorio e ne abbiamo raccolto le esigenze del territorio. Se ci fossimo alleati con i partiti tradizionali, sarebbero venute meno le condizioni per cui si fonda il civismo. Il civismo deve stare fuori dai partiti tradizionali, che possono pure aderire al programma civico. Ma l’aspetto dell’indipenenza rimane centrale”.

Non teme le corazzate di Sud chiama Nord e centrodestra e la coalizione di centrosinistra?

“Saremmo stati deboli se non avessimo avuto un programma. E se non avessimo avuto anche un candidato sindaco che ha una sua storia personale. Non credo che il nostro movimento possa ritenersi debole. Non dimentichiamoci che c’è stata l’esperienza di Renato Accorinti sindaco. Ci sono esperienze civiche che hanno dimostrato che la città quando è stanca, quando non ne può più, può votare anche secondo logiche non di appartenenza. Pure il movimento di Cateno De Luca era civico all’origine. Poi si è trasformato ed è diventato un partito a tutti gli effetti. Se noi ripercorriamo queste due esperienze, possiamo trovare delle analogie”.

Lei è stato pure candidato sindaco, nel 2018, sostenuto dal Movimento Cinquestelle. Come mai si è distaccato da loro?

“Quella è stata una bella esperienza perché il M5S mi ha individuato come il candidato ideale in quanto rappresentavo quei principi, quei valori, quegli ideali che loro incarnavano. Perché si è rotta questa intesa? Si è rotta perché di fatto anche loro si sono sfaldati, si sono disuniti, hanno perso quella stella polare. Basta vedere anche le cronache degli ultimi mesi, degli ultimi anni. Di fatto loro sono andati a confluire nel centrosinistra e hanno perso quella spinta propulsiva. Quell’attività rivoluzionaria. Ciò che contraddistingue coloro i quali si mettono al di fuori dei partiti”.

Al primo punto del programma avete la viabilità per Messina…

“Basta vedere cosa succede in città non appena piove. Messina va in tilt tra cantieri e acqua in abbondanza. Per me una città realmente green, una città che consenta a tutti di potersi muovere in libertà, ha bisogno di strade larghe, senza ostruzioni, senza restringimenti, senza ostacoli, perché questo significa essere davvero una città inclusiva, una città attrattiva. Quando tu crei invece tutto quello che è stato fatto nell’ambito del pacchetto viabilità, quindi tutto ciò che è stato fatto  dall’amministrazione Basile, ti rendi conto di quanto sia fragile questa città”.

Che fare, dunque?

“Occcorre mettere al primo posto una viabilità efficiente ed efficace. Da qui ne deriva una città per noi veramente moderna e green”.

Lei in conferenza stampa si è soffermato sulle piste ciclabili…

“Tutto il pacchetto viabilità va rivisto radicalmente. Dai parcheggi d’interscambio, quelli inutili tipo San Licandro e quelli realizzati al di sopra degli alvei del torrente, che sono contro norma, alle piste ciclabili, che sono state mal progettate. Senza dimenticare il discutibile ed emblematico taglio degli alberi sul Viale Giostra. E per fortuna, dall’altra parte, siamo riusciti a bloccare il taglio, sempre sul Viale Giostra. Tutto quello che riguarda la viabilità per noi è centrale. Ma è centrale anche la messa in sicurezza del territorio perché sappiamo quanto Messina abbia fragilità geologiche e idrogeologiche”.

Di recente, durante il programma Rai “PresaDiretta”, ha definito “Messina un soggetto con patologie”. In che senso?

“Ho ribadito quanto Messina sia caratterizzata in negativo sotto l’aspetto geologico, quindi sul piano della fragilità delle sue colline, e sotto l’aspetto idrogeologico, legato ai torrenti. Ricordo che sessanta torrenti attraversano la città e quelli del centro urbano, che sono tutti tombati, rappresentano delle bombe pronte a esplodere (di recente è stato annunciato un nuovo intervento sui torrenti, n.d.r.). L’amministrazione ha aggravato questo rischio con i parcheggi d’interscambio. Va pure evidenziata una generale mancanza infrastrutturale”.

A che cosa si riferisce?

“I nostri 48 villaggi, tutti, hanno carenze di strade, di viabilità. La gente è costretta a percorrere il torrente o a posteggiare all’interno del torrente perché non ha spazi per poter mettere le macchine. E rimane fondamentale l’aspetto sismico. Basti pensare a quanto la città avrebbe realizzato, in termini anche di lavoro, se noi avessimo utilizzato parte delle risorse del Pnrr per la messa in sicurezza dal punto di vista sismico degli edifici privati e pubblici. Avremmo avuto una città più sicura. Mi riferisco in modo particolare agli edifici strategici come ospedali e Prefetture. Ma pure ai privati, insisto. Con incentivi, avremmo potuto verificare lo stato di salute degli immobili e quindi intervenire dal punto di vista sismico. Questo avrebbe rappresentato una svolta”.

In che senso?

“Avrebbe portato una ricchezza enorme perché significava anche far lavorare i professionisti e le piccole imprese. Un mondo che si sarebbe messo in moto se solo ci fosse stata la lungimiranza dell’amministrazione Basile di fare interventi utili, anziché quelli inutili, dannosi e pericolosi che sono stati fatti”.

Lei propone quindi un cambio di passo su questi temi rispetto all’ammministrazione Basile…

“Decisamente. Aggiungo l’impegno in ambito culturale grazie all’apporto dell’architetto Nino Principato. Stiamo facendo dei flash mob in quelli che sono diventati non luoghi (stamattina alle 10.30, flash mob davanti alla biglietteria Caronte & Tourist “contro l’abuso del monopolio”, n.d.r.). Ci concentriamo soprattutto su posti abbandonati, sconosciuti che vanno rivalutati, ripresi e riutilizzati. E che potrebbero dare veramente non solo ricchezza ma anche turismo. E poi abbiamo tantissimi immobili abbandonati. Penso all’enorme struttura oncologica di Sperone. A Campo Italia si potrebbero fare delle cooperative. I giovani potrebbero riappropriarsi di quegli spazi perché l’obiettivo è il lavoro, il lavoro, il lavoro. Se non si crea lavoro, la città morirà. Non a caso Messina si sta lentamente spopolando. Lo vediamo dagli ultimi dati. Se noi invece creiamo lavoro, creiamo attrattività. Una città che sia capace di fare in modo che i giovani investano sulle loro potenzialità qui. E allora può rinascere la speranza. Tutto quello che in questi otto anni non è stato fatto dalle amministrazioni De Luca e Basile. Noi proponiamo l’opposto di quello che hanno fatto”.

Lei e Antonella Russo avete firmato il patto no ponte a Torre Faro. Come mai?

“Mentre l’ex sindaco Basile ha avuto una posizione ambigua, per non scontentare chi è a favore e chi è contro la grande opera, io ritengo che bisogna prendere posizione. Tu devi essere capace di dire sì o no e non dire. Se alimenti posizioni ambigue significa che vuoi attingere sia dai pontisti, sia dai no pontisti. Invece la gente ha bisogno di chiarezza, di verità, soprattutto da parte di candidati sindaci. Avere certezza di quello che vogliono e pensano di fare. Io ho firmato il patto no ponte perché la mia storia personale ha messo al centro l’ambiente e la messa in sicurezza del territorio. Come ingegnere capo del Genio civile, e in tutti i ruoli che ho svolto, ho sempre messo al centro l’ambiente, il territorio, la salvaguardia del territorio a Messina. E il ponte si inserisce in questo contesto. Prima di poter anche solo pensare al ponte, la priorità è la messa in sicurezza. Diamo normalità a questo territorio che soffre di patologie gravi”.

Un’esperienza centrale nella sua carriera di funzionario regionale è stata quella a Giampilieri e nelle zone colpite dall’alluvione del 2009…

“Di sicuro. Ma vorrei pure evidenziare gli interventi preventivi quando bloccavo le costruzioni, i centri commerciali, i porticcioli che non erano rispettosi del territorio”.

Quando ufficializzerà la squadra di assessori? E quante liste farete?

“Sugli assessori stiamo ragionando. Avremo una sola lista. Siamo contrari alle liste civetta. Io sarò il capolista e il senatore ed ex magistrato Angelo Giorgianni farà parte della squadra. Si tratta di una persona che ci supporta con la sua competenza e grande esperienza. Sicuramente sarà un apporto importante per noi”.

Che cosa pensa del ricorso al Tar da lui intentato? Secondo l’ex giudice, Basile si sarebbe dimesso in ritardo…

“Quello è un discorso che a me non interessa. Giorgianni ha ritenuto che ci fossero gli elementi per farlo. Ha una competenza giuridica innegabile. Noi continuiamo per la nostra strada, raccogliendo le firme per la candidatura”.

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3 commenti

  1. Speriamo che ci sia una svolta…. Messina ne ha disperatamente bisogno….

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  2. Nicola Rinaldi 3 Aprile 2026 07:23

    Bel paragone, Accorinti…… 5 anni di vuoto istituzionale. Mi ricordi cosa è cambiato in meglio a Messina da quell’amministrazione……….

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  3. A Roma dicono: “ma vedi da annattene”😂😂😂

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